“Domani avremo altri nomi” Patricio Pron SUR

 

“La persona che si ama all’inizio non è quella che si ama alla fine,

L’amore non è un fine, ma un processo attraverso il quale una persona cerca di conoscerne un’altra”

L’esergo, tratto da “Stoner” di John Williams, scandisce il primo atto di “Domani avremo altri nomi” pubblicato da SUR e tradotto da Francesca Lazzarato.

Sulla storia principale si inseriscono innumerevoli rami e l’effetto complessivo è quello di un albero che si sviluppa in altezza e in larghezza, offrendo al lettore una panoramica molto complessa ed interessante.

Due personaggi e la scelta di “Lei” di concludere una relazione che dura da anni.

Si alternano le voci componendo episodi che solo apparentemente sembrano slegati.

Bisogna andare a fondo di ogni riflessione per imparare a conoscere i protagonisti, entrare nelle dinamiche mentali scatenate dalla separazione.

Accorgersi che la causa può essere banale ma nasconde un percorso interiore che si è incrinato.

Patricio Pron scrive una commedia brillante utilizzando uno stile personale.

La parola si mostra fluida nelle frasi lunghe che mimano lunghi monologhi, in alcuni passaggi si avviluppa su se stessa creando un gioco di equivoci necessari alla costruzione dello schema letterario.

“Doveva esserci un modo per separare anche i ricordi, così che, di tutto quello che avevano fatto insieme e gli era accaduto, a Lui ne restasse solo la metà, perché il peso gli riuscisse più leggero.”

Le riflessioni arrivano inaspettate, come fulmini in un giorno di primavera e caratterizzano una letteratura che non si lascia ingabbiare in figure abusate.

A far traballare non ci sono eventi trascendenti ma una quotidianità che si frantuma nelle paure personali, nei segreti non condivisi.

Analisi spietata e al contempo tenerissima di una generazione iperconnessa, incapace di scindere virtuale e reale.

Certamente conta una precarietà non solo lavorativa, ma è qualcosa di più sottile che inquina le poche certezze.

Non è casuale che la figura maschile sia uno scrittore, non solo per i riferimenti simbolici legati all’atto di rendere pubbliche le proprie idee.

È evidente la divertente satira all’universo editoriale troppo lento rispetto alle frenesie tecnologiche.

Il dolore per la perdita è per entrambi “paralizzante” e questa somatizzazione sviluppa l’interconnessione tra mente e corpo.

“Dietro a ogni editore, direttore di giornale, celebre architetto, grafico, pittore, scrittore di fama, massimo responsabile di una fondazione culturale o di un mezzo di comunicazione o di un’azienda, c’erano una o due donne brillanti che restavano nell’ombra, svolgendo il lavoro che i loro capi non volevano e, in realtà, non riuscivano a fare.”

Come non emozionarsi leggendo questa forte e sintetica analisi.

Lo scrittore dimostra che nel romanzo serio ogni tassello è pretesto per denunciare le storture e i guasti della società.

Vi invito ad osservare attentamente i personaggi secondari, anche loro avranno tanto da regalarvi.

“La differenza tra amore e desiderio – che così spesso tendevano a venire confusi – stava nel fatto che il primo conosceva la rinuncia, e il secondo no.”

Il finale? Sta a voi trovarlo e fidatevi, non vi deluderà.