Incipit tratto da “Il vino dei morti” Romain Gary Neri Pozza Editore

 

“Tulipe scavalcò il cancello del cimitero e ricadde pesantemente dal lato opposto.

Si alzò subito, borbottando, poi vacillò, finì contro una croce alla quale si aggrappò con tutte le forze per non cadere.

«Tu bari!» risuonò improvvisamente una voce rauca, vicino a lui.

Terrorizzato, Tulipe lasciò la presa e sobbalzò nelle tenebre.

«Tu bari!» ripeté la voce, con rabbia.

«Come, come sarebbe che baro?» piagnucolò Tulipe.

Vi fu un momento di silenzio.

Poi la voce riprese a parlare, distinta: «Ti dico che bari! Mi senti?»

«No, no e no! Io non baro!» urlò Tulipe.

Questa volta il silenzio fu più lungo.

«Cos’è stato?» chiese la prima voce, sospettosa. «Non hai sentito niente, Joe?» «Cosa vuoi che sia, Jim?» rispose un’altra voce, con indifferenza.

«Un […]1 o qualcosa del genere. In ogni caso, non ho sentito niente!»

Tulipe, inorridito, non osava più respirare né muoversi di un millimetro.

I capelli gli si erano rizzati in testa.

Le ginocchia gli tremavano.

Gli battevano i denti.

«Diobono!» riprese all’improvviso, vibrante di collera, la prima voce. «Joe! Ti dico che bari. È uno schifo!»

«Lo sai che mi disturba sentirti imprecare, Jim!» rispose la seconda voce, calma.

«Era già abbastanza schifoso quando eri vivo. Ma ora che sei morto, è davvero una vergogna!»