“Chi se non noi” Germana Urbani Nottetempo Edizioni

 

“La notte sconfinata mi inghiotte ad ogni svolta.

Di nuovo, dopo il ponte, scelgo la strada più lunga e attraverso l’Isola della Donzella passando da Ca’ Mello.

Mi lascio il minuscolo centro sulla destra e proseguo tra i campi notturni, luminosi di mais e orzo.

Ne conosco il profumo polveroso e caldo che mi accompagna fin sulla provinciale, a Tolle.”

Ricami di un paesaggio cangiante dove le brume si stemperano nella successione dei mesi.

Germana Urbani al suo esordio narrativo cede alla tentazione di una narrazione scandita da un tempo che non è solo fisico.

È rappresentazione di quiete e tempesta, sperimentazione delle metamorfosi che la vita ci impone.

In “Chi se non noi”, pubblicato da Nottetempo Edizioni, sceglie come protagonista Maria, donna creativa, appassionata d’arte, architetta per passione.

Sfidando la sonnolente lentezza della sua terra costruisce il suo destino e non sa che resterà intrappolata nelle maglie scomposte degli eventi.

“L’aria è ancora intrisa di sole ed io mi sento tesa come il filo da cucito infilato negli occhielli della vecchia Singer di mamma: un labirinto di andirivieni e infine la cruna dell’ago sottostante.”

Una poetica che nasce spontanea realizzando visioni come fossero sogni.

Brevi scorci stilizzati che riescono a circoscrivere le emozioni.

Una storia d’amore che annulla il sè, esclusiva, piena di promesse, gravida di possibilità.

Luca e la scoperta dei “luoghi sospesi, dimenticati dal tempo e dalle mode”, una comunione forse solo intravista.

La scrittrice mostra la fiducia incondizionata, l’abbandono totale.

Lo analizza frammentando la personalità di Anna quando viene respinta e il castello di carte crolla rovinosamente.

La sofferenza è una tenaglia che afferra ogni parte del corpo, è l’irrazionale necessità di annullare il presente.

“Il mio corpo piange sempre, mi sommerge d’acqua, strizza, non comando più io.

Mi sento come una medusa battuta dal mare, stesa sulla battigia.

Una di quelle grosse, bianche con i tentacoli viola: una regina superba e pericolosa tra quelle stesse onde che ora scherniscono il suo involucro gelatinoso.”

Cresce la tensione e nel finale esplode come un bosco in fiamme.

Si disperde il senso del limite, ci si accosta alla rabbia pensando che possa guarire.

E nell’ultimo atto si sente la voce del Delta del Po ed è suadente, invitante.

Un richiamo che forse riporterà pace.

Una prova letteraria brillante che mette insieme più fotogrammi ed ognuno è “una diversa scrittura di luce.”