“Filosofia della casa” Emanuele Coccia Einaudi Stile Libero

 

 

“Abitare non significa essere circondato da qualcosa né occupare una certa porzione dello spazio terrestre.

Significa intrecciare una relazione talmente intensa con certe cose e con certe persone da rendere la felicità e il nostro respiro inseparabili.

Una casa è un’intensità che cambia il nostro modo d’essere e quello di tutto ciò che fa parte del suo cerchio magico.”

Leggendo l’introduzione di “Filosofia della casa Lo spazio domestico e la felicità”, pubblicato da Einaudi nella Collana Stile Libero, si resta folgorati dall’ideazione di una “immaginaria biografia cartografica”.

Una correlazione tra filosofia e città che vede Crotone scelta da Pitagora per realizzare la sua scuola, Atene dove “Platone fondò la sua Accademia e Aristotele fondò il suo Liceo.”

Luoghi che non abitiamo veramente, scrigni dei desideri insoddisfatti, palcoscenici a cielo aperto.

L’affermazione è forte e ci disorienta.

Incuriositi seguiamo il percorso mentale di Emanuele Coccia e ne restiamo affascinati.

Iniziamo a chiederci cosa rappresenti per noi lo spazio abitativo, come lo viviamo, che relazione intratteniamo.

Non è casuale il fatto che la filosofia non si sia occupata dello spazio domestico relegandolo ad angolo privato dove si sviluppano e maturano “torti, oppressioni, ingiustizie e ineguaglianze”.

Partendo dal trasloco l’autore mostra il nostro bisogno di manipolare ciò che ci circonda per trovare la via di un’ipotetica felicità.

Le esperienze personali sono tasselli importanti di un puzzle affettivo dove anche gli oggetti hanno un ruolo importante.

Trasformiamo le stanze come vorremmo trasformare noi stessi.

“Da sempre parliamo della casa come lo spazio del privato, di quello che ci separa e ci individualizza, eppure ogni casa è in realtà anche questo: una tecnica materiale e psichica che usiamo per intrecciare la nostra vita e il nostro destino con quello altrui.”

Geniale il paragone tra casa e scrittura: entrambe rappresentano l’aggiunta di uno spazio tempo diverso.

E in questa alteritá, in questa aggiunta siamo solo dei “migranti planetari, turisti della psichedelia altrui.”

Le accelerazioni tecnologiche, biologiche, climatiche ci trasformano in esploratori di un nuovo pianeta.

È tempo di metterci in viaggio, imparare a pensare come riscrivere la geografia del mondo.

Ne saremo capaci?

Lo scrittore è un prezioso compagno di avventura, seguiamolo.