“Il country club” Howard Owen NNEdizioni

 

In “Il country club”, pubblicato da NNEdizioni e tradotto da Chiara Baffa, torna un personaggio che avevamo conosciuto leggendo “Oregon Hill”.

A Willie Black ci si affeziona perché è l’antieroe per eccellenza.

Giornalista incapace di obbedire agli ordini e alle imposizioni della testata per cui lavora, con una vita sentimentale parecchio movimentata, una figlia che ama profondamente, una famiglia d’origine molto particolare, sa essere voce narrante che trascina in una storia dai tanti risvolti sociali.

Il libro mostra un’America reale, quella dove i ricchi allungano gli artigli del potere pur di preservare una parvenza di irreprensibilità.

Pronti a celare verità scomode, a fare squadra, a rendere torbide le acque della giustizia.

Lo stupro subito da una giovane rampolla dell’alta società scatena reazioni a catena in una trama che non dà tregua.

Accusato ingiustamente è Richard Slade e non bastano trenta anni di carcere a cancellare una colpa inesistente.

È nero e appena uscito dal penitenziario grazie alla prova del DNA non ha scampo quando la ragazza viene uccisa.

Willie segue il caso con pazienza ed intelligenza, ricostruisce gli eventi utilizzando un metodo preciso.

Usa la testa e il cuore, non si lascia intrappolare da piste fuorvianti.

Il costrutto narrativo mostra una padronanza linguistica e stilistica da fuoriclasse.

Il ritmo è incessante, i dialoghi molto serrati.

Howard Owen racconta il razzismo senza eccedere in stereotipi.

Ne mostra gli aspetti sociali, destruttura una subcultura purtroppo dominante.

È incisivo perché dà voce a quella parte di popolazione che combatte ogni giorno.

Restituisce dignità agli ultimi, regala un barlume di speranza.

Da leggere e far leggere come testimonianza forte di una resistenza silenziosa ma forte, imbattibile, coraggiosa.