“Quaderni di Mosca” Osip Mandel’Štam Einaudi Editore

 

“Lontano da ancore e tridenti

Dove dorme sbiadito il continente

Ne vedesti di amanti della vita

Di signori, amanti delle forche”

Tentare di oggettivizzare il privato attraverso una scrittura che indaga moduli sperimentali.

Non cancellare o obliare la Storia ma arricchirla di figure simboliche.

“Quaderni di Mosca”, pubblicato da Einaudi Editore, è una preziosa e raffinata raccolta poetica curata da Pina Napolitano e Raissa Raskina.

La prefazione ricca di elementi biografici offre una lettura articolata del pensiero di Osip Mandel’Štam.

Si evidenzia la modernità del poeta che si definì “postumo a sè stesso” e questo scarto in avanti deriva da un necessario allontanamento dal frasario dei suoi contemporanei.

Una rivoluzione linguistica accompagnata da una percezione della realtà che non può accettare le imposizioni culturali.

Versi che nella libertà delle immagini trova una sua autonoma cifra espressiva.

Il bianco della neve, il contrasto cromatico delle rose, mentre ”

“Nel labirinto dell’umida cantilena

Così soffocante stride la tenebra”

L’Armenia è civiltà perduta, strazio di chi non vuole accettarne l’oblio.

Il ricordo è fatto di mille schegge, oggetti, affetti, luoghi.

“Ricorderai nella Dacia la vespa

L’astuccio d’inchiostro infantile

O i mirtilli nel bosco

Che non hai colto mai”.

Le parole si gonfiano fino ad esplodere in un canto malinconico.

Si percepisce una doppia voce, che fa da sottofondo ed è stridente, suono interrotto, rabbia che si cela.

L’altra si insinua nelle tortuose vie della coscienza e prova a lenire la sconfitta.

Libro in cui l’uomo è nella solitudine ancestrale, figlio e padre di sè stesso, esule e pellegrino.

“Poesia, ti fanno bene le tempeste.”

I versi sono impregnati di una sacralità che sconfina nella ricerca del dialogo con l’essere Supremo, vivono la scansione libera di ossimori e metafore, intrecciano gli estremi e mostrano la complessità dell’esistere.