“L’universo in un granello di sabbia” Mia Couto Sellerio Editore

 

“Per dare più verità al mio nuovo libro, avevo bisogno di sentire il posto, di rivisitare i ricordi, di ascoltare le voci della strada.

Avevo bisogno di vedere la città.”

Una scrittura viscerale, empatica attraversa le pagine di “L’universo in un granello di sabbia”, pubblicato da Sellerio Editore e tradotto da Vincenzo Barca.

Quella “Seconda anima” si percepisce con una forza straordinaria.

Mia Couto non si sottrae alla memoria e attraverso questa operazione dolorosa ma necessaria fa rivivere il dramma del suo popolo.

Tornare significa raccontare “i territori infiniti” che circoscrivono la nostra identità.

“In nome della sicurezza mondiale sono stati imposti e mantenuti al potere alcuni dei dittatori più sanguinari di cui si abbia memoria.”

L’analisi politica internazionale è lucidissima, illustra i fatti, trova le cause, individua i rimedi.

Dalla fame nel mondo alle disuguaglianze sociali, alla perenne emergenza che crea uno stato di incertezza, alla pesante xenofobia dei paesi sudafricani, ai muri che “separano chi ha paura da chi non ha paura: ogni riflessione costringe il lettore ad interrogarsi.

Un autismo nei confronti dell’altro sta minando le basi della convivenza civile.

Importante è il ruolo della parola, libera, intransigente, obiettiva.

“Una delle strade che ci può aiutare a recuperare questa morale perduta può essere la letteratura.

Mi riferisco alla letteratura come arte di raccontare e ascoltare storie.”

Parole commoventi che invitano tutti noi ad essere costruttori di pace identificando un linguaggio comune fatto di fonemi, gestualità e azioni.

Recuperare le piccole storie, dare voce agli eroi sconosciuti, ricordare “tutti i passati”, quelli delle minoranze e dei vinti.”

L’autore riesce a far vivere la sua Africa, a evidenziare gli errori e le marginalità ma se ci concentriamo sul suo messaggio ci accorgiamo che i suoi pensieri sono rivolti anche all’Occidente.

Non dobbiamo mai dimenticare che “le costruzioni della fantasia sono nate per vincere la paura della nostra ignoranza e quella, ancora più grande, di saperci fragili e finiti.”