“Sotto la falce” Jesmyn Ward NNEditore

 

“Dal 2000 al 2004, cinque ragazzi neri con cui sono cresciuta sono morti, tutti di morte violenta, senza alcun collegamento apparente l’una con l’altra.

Il primo è stato mio fratello, Joshua, nell’ottobre del 2000.

Il secondo è stato Ronald, nel dicembre del 2002.

Il terzo è stato C.J. nel gennaio del 2004. Il quarto è stato Demond, nel febbraio del 2004. L’ultimo è stato Roger, nel giugno del 2004.

È una lista crudele, nella sua immediatezza e nella sua implacabilità, ed è una lista che ammutolisce.

Ha ammutolito me per molto tempo.

Dire che è difficile è un eufemismo; raccontare questa storia è l’impresa più difficile che abbia mai affrontato.

Ma i miei fantasmi, un tempo, sono state persone, e io non posso dimenticarlo.

Non posso dimenticarlo quando cammino per le strade di DeLisle, strade che sembrano ancor più spoglie dopo Katrina.

Strade che sembrano ancor più vuote dopo tutte quelle morti.”

La scrittura come ricerca di pace, necessità di assorbire il dolore, trasformarlo in esperienza collettiva.

“Sotto la falce”, pubblicato da NNEditore e tradotto da Gaia Cenciarelli, va letto con rispetto.

È una memoria che scava tra i ricordi, affonda le radici nella materia aspra di una comunità che ha pagato prezzi altissimi.

È il sogno infranto di tanti giovani neri considerati inadeguati, schiacciati dal peso di un razzismo subdolo e vorace.

È la resistenza delle donne che hanno cresciuto da sole i figli senza tirarsi indietro, rinunciando ai sogni.

È l’America che nessuno racconta perché scomoda, ingombrante, lacerante.

La narrazione procede per scarti temporali e in questa asimmetria si compone una Storia che coinvolge più generazioni.

L’uso della cocaina come anestetico sociale, l’abbandono scolastico come triste conseguenza di un’istituzione che scarta e decide chi merita di andare avanti.

Jesmyn Ward ha una voce con timbri diversi.

Sa esprimere le proprie ferite e al contempo riesce a offrire un quadro sociale molto duro.

È poetessa e rivoluzionaria.

Ferita ma non sconfitta.

Orgogliosa e infelice.

Mostra i cedimenti, la rabbia, il risentimento.

Insegna che bisogna continuare a scrivere, urlare la propria presenza, difendere i propri diritti.

Ricordare chi non c’è più e camminare con la schiena dritta verso un futuro tutto da scrivere.