“Il peso delle cose” Marianne Fritz Safarà Editore

 

“È l’interiorità.

L’interiorità mi manca.

Sono troppo superficiale, troppo rivolta all’esterno.”

Berta, inafferrabile, chiusa nella Fortezza di una follia non voluta.

Donna dai mille volti, sirena che nel sogno esplora se stessa.

Icona di un tempo tragico che non si può accettare.

“Il peso delle cose”, pubblicato da Safarà Editore e tradotto da Giovanna Agabio, è esperienza letteraria che sa cavalcare le onde agitate della Storia.

Nella simbologia della figura principale si coglie la straniante disperazione della inadeguatezza.

Sono gli eventi a travolgere mentre si prova a resistere cercando la perfezione.

Nei volti dei figli, nelle parole da pronunciare per educare salvando dal “peso delle cose.”

“In un certo qual modo tutto quello che facciamo è sbagliato.

In un certo qual modo siamo degli incapaci.”

Parole forti che attraversano il romanzo creando una maglia che stringe e opprime.

Marianne Fritz costruisce un personaggio complesso, tragico e solo.

Nelle feritoie di una trama che ondeggia tra un prima e un dopo non c’è pietà che possa riempire gli spazi di una mente che non sa più comprendere ciò che accade.

L’ambivanza tra dentro e fuori fa sfumare il diritto di maternità.

E nel gesto estremo che annulla l’esistenza dei figli c’è la volontà di escludere tutti dal cerchio pericoloso dei pensieri.

Un testo che sconvolge e commuove, paradossale e metaforico, stilisticamente rivoluzionario.

Resta un sorriso, fonemi senza senso e la sensazione che niente potrà cancellare l’orrore.

Da meditare cercando di trovare le tante suggestioni che l’autrice propone.