“Futilità” Francesco Fiorentino Marsilio Editore

 

“Una decina d’anni di matrimonio sono bastati a rendere Ugo e sua moglie persone di famiglia.

Si amano come se la natura e non una scelta li avesse assortiti nella stessa casa.

Le loro condivisioni partono da ricordi e gusti e si estendono fino ai cassetti della biancheria.

Soprattutto, sono abituati a dormire nello stesso letto.

Intorno ai cinquant’anni, tuttavia, una tranquilla vita domestica, che per le generazioni precedenti rappresentava un traguardo, non è più in grado di sopprimere altre aspettative.”

La giovane e bella Sofia rappresenta una brezza di primavera che cancella i segni del tempo.

Una relazione libera, appassionata finchè gli intoppi del quotidiano offuscano la novità.

Si evidenziano le differenze generazionali e culturali, si aprono crepe nella esuberanza sessuale.

Francesco Fiorentino in “Futilità”, pubblicato da Marsilio Edizioni, ha il coraggio di mostrare le insicurezze del suo protagonista.

Uomo affermato, impaurito all’idea di dover affrontare il sè stesso che cambia.

L’avventura amorosa diventa banco di prova per dimostrare che esistono ancora strade da percorrere, occasioni da gustare, ultime braci di illusorie promesse.

Sullo sfondo Parigi come approdo in un’isola di eterna giovinezza.

L’autore traccia un’analisi spietata, rigorosa e conflittuale.

Chi è veramente Ugo?

Esiste una dissociazione tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere?

L’amore può salvare dai crucci di un’esistenza poco soddisfacente?

Il romanzo si muove in linea retta con qualche disgressione che fa intravedere l’universo femminile.

Moglie e amante sono meteore che stanno ai bordi della narrazione.

Entrano di soppiato ma i loro desideri sono appena accennati.

Una scelta letteraria intelligente perché l’obiettivo non è la dissacrazione della coppia ma l’incapacità di essere coppia.

“Doveva solo stare tranquillo, cercare di capire per un pò cosa stava succedendo dentro di lui.

Cancellando ciò che era fuori.”

Il dilemma di voler essere sempre al centro del cerchio e in un finale aperto scoprire che ci sono soglie inevitabili da attraversare.

Continuare ad attendere “come il custode di un vuoto che non sa se riuscirà a colmare.”