“I fantasmi di una vita” Hilary Mantel Fazi Editore

 

“Scrivere del proprio passato è come vagare a tentoni per casa con tutte le lampadine fulminate, allungando una mano in cerca di punti di riferimento.

Localizzi l’imperturbabile armadio, e appena lo tocchi la porta ti si spalanca sulla grotta di tenebre del suo interno.”

Hilary Mantel ricompone i passaggi fondamentali della sua esistenza con gradualità.

É come se volesse rimettere a posto tasselli mancanti e partendo dall’infanzia sceglie una narrazione purificata da ogni sentimentalismo.

Descrive luoghi e parenti inquadrando l’immagine da un punto distante.

Si percepisce subito che è in atto un meccanismo di difesa che esploderà nella parte finale del memoriale.

Sono fondamentali le case che ha abitato, descritte con dovizia di particolari e in questo esercizio ci si accorge che le mura, le stanze, le ombre e le luci parlano un loro linguaggio autonomo.

Sono testimoni di un prima, infestate da presenze che non si possono cancellare.

Tra queste il padre che esce di scena lasciando spazio ad un altro uomo.

“Sono abituata a vedere quello che non esiste.”

In questa frase si sintetizza una sensibilità vivace e vigile.

Niente sfugge alla ragazzina e all’adolescente che memorizza episodi e introietta dolore che si trasformerà in somatizzazione.

Il corpo risponde in maniera esasperata ma sono anni in cui ci si occupa poco della psiche dei figli.

Accanto allo sviluppo della trama c’è un altro percorso più letterario.

L’autrice parla a sè stessa e al lettore, confida le sue perplessità nell’affrontare la pagina bianca.

“Chissà perchè scrivere produce tanta ansia..

Un tempo ero convinta che l’autobiografia fosse una forma di debolezza, e forse lo penso ancora.

Ma, se uno è debole, credo sia anche puerile fingere il contrario.”

Ci si chiede se “I fantasmi di una vita”, pubblicato da Fazi Editore e tradotto da Susanna Basso, possa essere considerato una confessione.

Torna spesso come un peso “la colpa”, mai specificata.

“Volevo un’anima immacolata, un’anima circonfusa di luce, come una finestra pulita ma aperta.”

Pagine struggenti in compagnia della depressione, la lotta per uscire dalla “terra fradicia e scura nel cuore di un bosco ceduo.”

Cambia lo stile e il ritmo, si mostra la donna china su sè stessa.

“Quello che avrei voluto nella vita era una possibilità.”

Chi conosce le opere di Hilary Mantel sa che il sogno si è avverato, la possibilità si è trasformata in letteratura e nessuno potrà mai cancellarla.

Un romanzo intenso da leggere come il diario di un’amica che ha voluto regalarci se stessa.