“Le stazioni della luna” Ubah Cristina Ali Farah 66THA2ND

 

“Dalla nave, Mogadiscio riluceva di un bianco fulgido, simile al bordo dentellato di una conchiglia.

La superficie baluginava argentea e una striscia di sabbia candida percorreva il litorale.

I minareti spuntavano snelli sugli edifici e, in lontananza, si distingueva il formicolio del porto, i preparativi frenetici per lo sbarco.”

Clara torna nella terra che l’ha vista nascere, vuole riappropriarsi di radici che è stata costretta a tagliare da bambina.

Ad allattarla una donna somala, Ebla, che con generosità le è stata seconda madre.

Da questo legame forte divamperanno passioni e speranze.

“Le stazioni della luna” sembra un viaggio di ritorno ma è solo un’illusione.

Man mano che la trama si infittisce ci si accorge che il romanzo ha marcati tratti storici.

È la testimonianza di un popolo che ha subito “Il protettorato” inglese e italiano.

Non ha avuto scelta ma non ha perduto l’orgoglio e quel bagaglio di conoscenze tramandate dagli avi.

Ubah Cristina Ali Farah scrive un testo politico avvalendosi di dati storici accertati.

Lo fa con il garbo di chi crede nella narrazione come strumento di apprendimento.

Regala una visione dell’Africa nella sua interezza.

I colori, le tradizioni, i riti ancestrali, le tante leggende vengono preservate dell’oblio.

Sono voci che arrivano dal passato, che si impastano con la sabbia e con il sole.

Sono monumenti di una cultura antica che insieme diventano letteratura.

Tante le donne che animano la struttura narrativa ma ad Ebla è affidato il compito di rappresentarle tutte.

Lei che non ha accettato un matrimonio combinato, che sa leggere i presagi del cielo, che non ha fatto infibulare la figlia, è figura di riferimento.

Madre di tutte coloro che credono nella resistenza, pronta a lottare.

“Camminiamo in strada aperta,

la vita è sempre meravigliosa nella luce assolata del giorno.

Nessuno può piegarmi la testa,

nessuno può spezzarmi le ossa,

nessuno può mettermi il cappio,

nessuno può toccare le persone che amo.

Io sono Ebla.”

Un romanzo delicato come un fiore che sta per aprirsi ai raggi del sole.

Poetico, sincero, diffonde amore e amicizia.

Parla di reciprocità e rispetto, di mani che si stringono mentre bianco e nero sono solo colori di un’unica grande famiglia che è quella umana.