“L’ultimo siriano” Omar Youssef Souleimane Edizioni e/o

 

“Nella foresta dei nostri corpi

I nostri piedi allacciati tra due cieli

Una metà di me è nella luce

L’altra vola nel tuo respiro

Mi guidi verso il mio volto

Verso il vento e l’alfabeto

Se una casa esiste

È quando dimentico la stagione degli assassini

Nella luce che la tua voce emana”

Omar Youssef Souleimane riesce a raccontare la Storia contemporanea facendo vibrare di emozioni.

Parlare della Siria mantenendo uno sguardo obiettivo non è facile.

Tante le contraddizioni politiche che hanno fatto fallire la rinascita di un paese che avrebbe potuto scrollarsi di dosso il peso di un’oppressione.

In “L’ultimo siriano”, pubblicato da Edizioni e/o e tradotto da Alberto Bracci Testasecca, lo scrittore mette in luce la lotta di un gruppo di giovani che credono nella Primavera Araba.

Nella loro tenacia si sente la passione per un’idea di società aperta e libera.

Una libertà che si conquista passo dopo passo, costruendo ponti di condivisione.

“Dobbiamo fare resistenza al regime in maniera pacifica,

rifiutare ogni forma di violenza

e rimanere indipendenti:

non siamo un partito politico che vuole arrivare al potere.”

È fondamentale questa affermazione perché finalmente mostra con chiarezza chi sono coloro che dal regime vengono considerati “ribelli.”

Li conosciamo non solo come militanti e questo è un grande pregio del romanzo.

I desideri e i sogni di una generazione sono stelle che brillano in un cielo scuro.

L’amore tra Mohammad e Youssef, travolgente e vissuto in segreto perchè considerato peccaminoso, è simbolo di una frattura con il passato.

È ribellione alla famiglia e a regole imposte.

È abbraccio che diventa atto rivoluzionario.

L’arresto e le torture subite da Khalid mostrano il volto deformato di una violenza animalesca, brutale.

Il sangue sulle strade di Damasco, l’urlo trattenuto di fronte alle morti assurde, il terrore ai posti di blocco: una scrittura misurata ma incisiva.

“Amiamo il nostro passato perché il presente è doloroso.

Quanto al futuro, l’abbiamo smarrito.

Siamo fieri di aver inventato lo zero e averlo regalato al mondo intero, il problema è che non siamo andati oltre.”

Analisi lucidissime si alternano a pagine struggenti in un cerchio che si rimpicciolisce fino a diventare un puntino.

Luminoso, splendente, educativo.

Risuona come un monito anche per l’Occidente:

“La prossimità della violenza dà più valore alle cose semplici.”

Ci aspetta “un cammino infinito” e siamo grati all’autore per avercelo ricordato.