“L’ascensore di Prijedor” Darko Cvijetić Bottega Errante Edizioni

 

“Il Condominio rosso (“Abitato 101”) nell’anno 1975, nel giorno in cui ci si trasferirono, aveva quattro ascensori (marca Schindler), due per ciascun lato, A e B.

Ogni lato aveva un ascensore piccolo e uno grande (marca Schindler). Il piccolo per le persone, il grande per gli insediamenti e i traslochi, per i gruppi e cose simili.

I vecchi inquilini ricordano ancora l’odore del trasferimento nel nuovo spazio: un mostro di tredici piani con una grande terrazza e una vista sulla città che solo gli aviatori si sognavano.”

Un palazzo verticale, luogo di condivisione e di interazione.

Struttura sociale che non regge alla guerra e si sfilaccia lasciando scie di morte.

Darko Cvijetić racconta le sorti della Jugoslavia attraverso le micro storie degli abitanti di un condominio.

Mostra la devastazione che il conflitto ha provocato nelle relazioni e lo fa con una scrittura affilata.

La sua competenza di drammaturgo emerge in un costrutto che si sviluppa per immagini.

Nella scansione dei capitoli c’è la necessità di raccontare la realtà di una terra martoriata.

“L’ascensore di Prijedor”, pubblicato da Bottega Errante Edizioni e tradotto da Elisa Copetti, si distingue per la eterogeneità degli stili e per l’immediatezza nel narrare gli eventi.

Taib, “affondato nella solitudine come in un’acqua torbida”, la misteriosa donna velata, Buco e Tica come uccelli che hanno confuso la rotta, Sonia e la passione per il teatro: solo ancuni dei tanti personaggi che animano il testo.

Ognuno è ricordato con il suo nome di battesimo nella speranza che non si perda il senso del loro esistere.

“La morte ha tolto a quelle morti ogni fascino romantico trascinandole in una vera tragedia alla Dostoevskij, che non potevano né sapevano gestire.”

Una città nera come il carbone mentre la neve fitta copre tutto.

Ed il contrasto di colori rispecchia il presente e il passato.

Resta intrappolato il futuro nelle menti dei superstiti che ancora si chiedono sbigottiti il perchè di un conflitto che li ha resi nemici.

Da leggere per non dimenticare e per difendere sempre gli spazi di integrazione.

“Perché le differenze non diventino odio, i confini non si trasformino in muri e perchè le nazioni continuino ad essere terre di molti popoli.”