“Febbre romana” Edith Wharton Edizioni dell’asino

 

In “Febbre romana”, pubblicato da Edizioni dell’asino, tradotto da Alessandra Contenti e curato da Paola Splendore, si concentra la psicologia letteraria di Edith Wharton.

Autrice che va studiata alla luce della modernità dei suoi scritti.

Considerata dai suoi contemporanei “conservatrice”, legata alla tradizione culturale dell’800, non ebbe i riconoscimenti che meritava.

Se “L’età dell’innocenza”, vincitore del Premio Pulitzer, ebbe il coraggio di sfidare le convenzioni della società newyorkese, in questa racconta di racconti è la figura femminale ad essere attraversata da una luce innovativa.

In “La tragedia della musa” si percepisce lo scarto emozionale della protagonista insoddisfatta da un’esistenza costruita da altri.

È ispiratrice dei versi di un grande poeta ma non ha potuto esprimere a pieno i guizzi dell’animo.

“La posterità è incline a considerare le donne celebrate dai poeti come tanti appigli, ai quali appendere le proprie ghirlande.”

Un evidente attacco alla sublimazione della musa, il bisogno di sottolineare lo spazio tra mito e realtà.

C’è uno studio accurato di “quei mille segnali impercettibili attraverso i quali una persona individua affannosamente  la sua strada nel labirinto della natura umana.”

“La duchessa in preghiera” conferma il percorso intrapreso dalla scrittrice che con coraggio  analizza la pesantezza del matrimonio, gli obblighi e le regole che opprimono le moglie.

Il testo attraverso una statua esce dai canoni di una narrazione lineare ed entra negli spazi del soprannaturale.

La consapevolezza della propria mediocrità, la capacità di svelare segreti incoffessabili, il gioco di luci nei paesaggi italiani regalano un’ampia panoramica di una scrittura coinvolgente, poetica e ironica.

Come ricorda Edmund Wilson nel saggio “Giustizia per Edith Wharton”:

“Le sue eroine, i suoi eroi tragici… vittime delle convenzioni oppressive di un gruppo sociale, sono esseri spirituali, ricchi di passione e di fantasia; assetati di esperienza emotiva e intellettuale, essi finiscono col distruggere se stessi o col rassegnarsi alla propria schiavitù.”