Intervista di @CasaLettori a Viola Ardone autrice di “Oliva Denaro” Einaudi Stile Libero

Intervista di @CasaLettori a Viola Ardone autrice di “Oliva Denaro” Einaudi Stile Libero

 

Ci aveva già sorpreso ed emozionato con “Il treno dei bambini”, pubblicato da Einaudi Stile Libero. Con “Oliva Denaro” ci regala un’opera rivoluzionaria ed educativa.

Come è riuscita a ricostruire la Sicilia degli anni 60?

 

Ho cercato di ricostruire quel mondo attraverso tutti gli strumenti che avevo a disposizione: libri, film, giornali, documentari, racconti. Un po’ come un regista che deve ambientare il suo lavoro in un’epoca del passato e ha bisogno di ricostruire un set preciso per ogni scena. Volevo che l’ambientazione del romanzo fosse credibile, affidabile per il lettore.

 

Scegliendo come voce narrante la protagonista ha permesso di cogliere il percorso evolutivo di Oliva.

Sentiamo un afflato emotivo che ci lega fin da subito prima alla bambina e poi all’adolescente. La sua scrittura ci fa rivivere una metamorfosi. Quanto è importante far sentire il lettore coinvolto?

 

Non mi piace, da lettrice, affidarmi a una narrazione e scoprire a un certo punto che l’autore sta bluffando. Il lettore accetta di fare un viaggio, paga un biglietto per imbarcarsi verso un continente sconosciuto e va tutelato. Il punto di vista, i caratteri, le voci dei protagonisti non devono lasciare dubbi che si tratti di “realtà”, anche se realtà di carta. E per questo in qualche modo più vere di quelle in carne e ossa. Chi metterebbe mai in dubbio l’esistenza di Anna Karenina? Del giovane Holden?

 

Dell’isola siciliana narra la quotidianità senza lasciarsi tentare da luoghi comuni abusati. Perché da napoletana proprio la Sicilia?

 

La mia è una Sicilia dell’anima, una sineddoche del Sud, un angolo del Mediterraneo in cui la condizione femminile è stata in un certo periodo più difficile e dal quale, proprio per questo, sono nate tante spinte di cambiamento e di riscatto.

 

La società che tratteggia è a misura d’uomo. La donna è “una brocca: chi la rompe se la piglia”.

Un incipit che è asse portante della narrazione. Una provocazione a un femminile che continua ad essere sotto attacco?

 

Oggi nessuna mamma insegnerebbe questo a sua figlia. Eppure nel profondo, nelle abitudini, nei pregiudizi, la donna viene ancora oggi considerata qualcosa di fragile, che non deve esporsi troppo perché rischia di andare in frantumi e perdere il suo valore. Le donne sono forti e fragili, così come gli uomini sono forti e fragili. Ciascuno rischia di spezzarsi e ciascuno sa resistere agli urti, a suo modo.

 

Centrale la figura della madre, un personaggio che subisce un lento cambiamento. Quanto è stato complicato delinearne la caratterialità?

 

La madre è un personaggio a cui sono molto legata. Lei cerca di dare alle figlie il meglio di sé, della sua esperienza, dei suoi insegnamenti, e lo fa in perfetta buona fede, affinché le loro vite siano migliori della sua. E non si rende conto che in questo modo replica quegli stessi stereotipi in cui lei stessa è vissuta. Quando vede la figlia soffrire, però, il suo sguardo cambia, un cambiamento in apparenza minimo ma a suo modo rivoluzionario.

 

Il padre, uno sconfitto o un eroe d’altri tempi?

 

Un eroe “moderno”. Nel senso che è un personaggio pieno di dubbi, che si interroga continuamente e al contrario della madre non ha consigli, non ha regole da dare. E forse, anche se tutti lo ritengono uno sconfitto, è lui l’unico vincente.

 

Ha saputo trovare le parole per raccontare lo stupro. Si percepisce la partecipazione ad una violenza che diventa collettiva.

 

Oliva improvvisamente capisce che il suo corpo non le appartiene più. Anzi, che non le è mai appartenuto, perché era sorvegliato, controllato e giudicato dalla società in cui viveva.

Oliva può essere considerata icona simbolica di un cammino verso l’emancipazione?

 

Oliva è una che non vorrebbe lottare, che non vorrebbe essere il simbolo di nulla, che avrebbe voluto trascorrere i suoi giorni nella più grande tranquillità. Avrebbe voluto essere una come tante, invece si trova ad essere diversa, ed è questo che orienta i suoi passi e le sue scelte. Non agisce per ideologia, per convinzione, per principio. Lo fa perché a un certo punto sente di non poter fare altro. La sua ribellione è una forma di sopravvivenza.

 

Accanto alla trama ricca di eventi si legge una traiettoria sociologica che coinvolge tutto il Sud.

È l’innovazione nel romanzo che esce dai confini della struttura ed entra nelle dinamiche comportamentali?

Il suo è un approccio analitico?

 

No, a me interessava raccontare la mia storia, ma volevo che avesse le radici ben piantate nella realtà storica e i rami ben sollevati verso la creazione di fantasia. Ma queste poi sono le regole del romanzo storico, che funziona proprio così, da Manzoni in poi.

 

Non ha utilizzato il dialetto pur mentendo una visione oggettiva del contesto. Un nuovo approccio nella relazione tra linguaggio e territorio?

 

Ho creato per Oliva una lingua personale, che appartenesse solo a lei; volevo che riecheggiasse la cadenza del Sud ma che non cadesse nella macchietta o nello stereotipo.

E poi Oliva è una che vuole imparare a parlare bene, che cerca parole nuove nel vocabolario per esprimersi meglio e per pensare meglio.

La sua quindi è una lingua letteraria, non mimetica.

 

Il personaggio più complesso da delineare?

 

Quello del padre, sicuramente, volevo che si percepisse tutta la sua umanità, nonostante fosse un uomo così silenzioso.

 

Oggi nel nostro Sud il matrimonio resta una tappa fondamentale?

 

Per alcune sì e per altre no. Io non metto in discussione il matrimonio come istituzione, ma è importante che questo, così come la maternità, sia una scelta libera e non obbligata.

 

Ha lanciato un messaggio universale, un invito a scegliere anche quando la strada è accidentata.

Quanta attualità nel suo splendido romanzo?

 

Purtroppo tanta! Ancora oggi il corpo della donna è territorio di lotta e di violenza e il senso di possesso viene spacciato per amore. Mentre l’amore è una forma di libertà. Forse la più difficile.