“Vita mortale e immortale della bambina di Milano” Domenico Starnone Einaudi Editore

 

“Era stanca, e la vita era passata a cucire migliaia di guanti di camoscio per le dame, e adesso era serva di tutti noi, figlia, genero e nipoti, e l’unico che lei serviva e che avrebbe sempre servito e riverito con grandissima gioia ero io.”

Tra nonna e nipote si costruisce un rapporto speciale fatto di silenzi, storie fantasiose e frammenti di passato.

Domenico Starnone torna all’infanzia e con pagine intense racconta l’amore spontaneo per la bambina del palazzo di fronte.

È l’idealizzazione romantica di un sentimento che prende forma nella mente come una scintilla.

È la scoperta del primo desiderio narrata con purezza commovente.

Gli sguardi, la ricerca di attenzioni ed i sogni ad occhi aperti sono offerti al lettore con una semplicità perduta.

“Vita mortale e immortale della bambina di Milano”, pubblicato da Einaudi Editore, è rivisitazione di una memoria simbolica.

Quella memoria che si insinua nella mente, si trasforma con il passare degli anni, pronta a tornare con intensità come segno tangibile di vita.

Due voci fanno da controcanto ad un testo poetico e delicato come una carezza.

Il ragazzino e l’adulto permettono di cogliere due prospettive differenti, invitano a ripercorrere un cammino a ritroso.

La trama, in apparenza semplice, è un manuale di sopravvivenza.

Analisi lucidissima della famiglia e delle differenze sociali, valorizzazione della lingua d’origine attraverso quel dialetto che è radice.

Incontro con una spiritualità che non segue i canoni stabiliti e vive il dubbio come fonte di conoscenza.

Sperimentazione della morte come inizio di una relazione mai interrotta.

“Mi sentivo spesso come se mi tenessi solo con le unghie in cima ad una parete di vetro e fossi sul punto di scivolare in basso, verso una melma scura, con uno stridío insopportabile.

Però stavo attento a non darlo a vedere a nessuno.”

Cosa significa uscire dal perimetro culturale di provenienza e tentare il salto di qualità?

L’istruzione diventa strumento e contemporaneamente trappola.

Nello studio della fonetica si coniugano più mondi per la necessità di trovare un punto di congiunzione con quella Napoli analfabeta, sempre ai margini.

Quelle parole senza vocale sono materializzazioni del ricordo, carne viva che si è trasmessa da secoli.

Nelle ultime pagine si consacra la grandezza di un autore che senza smancerie racconta il dolore della perdita.

Un riscatto per tutte le donne come la nonna che hanno lasciato un segno immortale con l’esempio e l’abnegazione.

Finalmente eroine che hanno saputo tenere viva l’unità familiare sacrificando se stesse.

Un testo meraviglioso, un invito a cercare nelle piccole conquiste il senso e la direzione del cammino.