“Annientare” Michel Houellebecq La Nave di Teseo

 

“Attraverso le grandi vetrate che circondavano la stanza su tre lati, si godeva di una vista splendida: le arcate della sopraelevata erano illuminate, e il traffico sul quai d’Austerlitz era ancora intenso; le acque della Senna, tinte di un giallo dorato dell’illuminazione urbana, sciabordavano tra i piloni del Pont de Bercy.”

Parigi misteriosa e inafferrabile, simbolo di uno sfarzo solo apparente, città di luci e ombre, cartolina poetica e al tempo stesso inaffidabile.

“Annientare”, pubblicato da La Nave di Teseo e tradotto brillantemente da Milena Zemira Ciccimarra, è opera immensa costruita ad arte sui contrasti e sulle dissonanze.

Ambientato nel 2027 non può essere classificato come romanzo futuribile, la sua attualità è palese in ogni passaggio, nella visione apocalittica di un presente tutto da decifrare.

Gli attacchi terroristici di matrice ignota creano una cappa pesante, diventano metafora di un Universo che brancola nel buio.

Strani messaggi e figure geometriche mostrano l’altra faccia della tecnologia, sempre meno aderente ad una idea di socialità.

In questa atmosfera inquinata Paul sarà nostro compagno.

Consigliere del ministro dell’Economia, Bruno Juge, altra figura chiave nello sviluppo della narrazione.

Si preparano le presidenziali ed assistiamo divertiti ai giochi di potere vecchi e nuovi, alle scaramucce, alla ridicola pantomima mediatica.

Avviso che appena si inizierà la lettura sarà difficile staccarsi dalle 743 pagine che come una calamita attraggono in un vortice di sensazioni.

Rispetto alle opere precedenti Michel Houellebecq mostra un nuovo aspetto letterario.

Non manca il sarcasmo e il feroce attacco ad un potere scollato dai bisogni del popolo, ma l’attenzione è puntata sulla sperimentazione antropologica e affettiva.

Il bisogno di entrare nel cuore e nella mente dei personaggi traccia una fase introspettiva molto accentuata.

La malattia del padre del protagonista suggella pagine di una bellezza sublime.

Quel corpo amato e odiato, ormai inerme, rappresenta la violenza del tempo che passa impietoso e si percepisce una malinconia sottesa, un senso di spaesamento che ci avvicina allo scrittore.

Sentiamo che sta parlando ad ognuno di noi e tra le righe troveremo non risposte ma infiniti interrogativi.

E sono questi dubbi che aprono una strada alla letteratura contemporanea.

Analizzato con lucidità il rapporto di coppia, lo sfacelo di silenzi e incomprensioni.

Bellissimo l’alito di speranza nella ricostruzione di amori finiti e di illusioni infrante.

La famiglia con le sue controversie è fulcro di una ricerca del senso delle relazioni.

Sono rappresentati tutti i modelli umani con una nettezza, una profondità di sguardo che stupisce.

“Si può disprezzare, e perfino odiare, la propria generazione e la propria epoca, ma piaccia o non piaccia vi si appartiene, e si agisce in maniera conforme alle sue idee”

Un finale mozzafiato per una storia eccellente!!