“Volevo scrivere una poesia invece ho fatto una torta” Grace Paley SUR

 

Irriverente e provocatoria la voce di Grace Paley inventa una poetica liberatoria.

Nessuno schema, una espressività immediata e la gioia di creare con le parole giochi di assonanze e dissonanze.

La disposizione di parole e verbi costruisce disegni da interpretare, la punteggiatura ridotta scarnifica il concetto, lo purifica rendendolo protagonista.

Leggendo “Volevo scrivere una poesia invece ho fatto una torta”,  pubblicato da SUR e tradotto da Paolo Cognetti e Isabella Zani, si perde la distanza tra lirica e prosa, entrambe presenti, come sorelle un pò bizzose.

Ogni poesia ha un suo tema centrale che va sfumando verso più prospettive argomentative.

Non conta parlare di casa ma della relazione interpersonale con il luogo che può essere specchio dei propri interrogativi.

Già il titolo della raccolta è invito a cogliere la differenza tra desiderio e azione.

Quale prevale?

Non ci sono equità o equidistanze ma appartenenze.

È l’io che di volta in volte sceglie dove e come collocarsi.

Il testo è pretesto per la costruzione di una letteratura alternativa.

Importanti le lingue madri, la mobilità dell’alfabeto, gli effetti sonori delle lettere e delle vocali.

Ma attenzione, dietro questa costruzione scenica c’è l’America narrata come “gabbia del buonsenso.”

Le regole vanno invertite, “il dire tutto” non è confessione.

È la realtà nelle sue difformità, nei suoi eccessi, nella pungente riscrittura di una storia che non ha più seguito.

Quanto l’impegno sociale e politico impregna le pagine?

Si sente il pianto della donna, la disobbedienza della bambina, la prevaricazione del padre.

La famiglia si svuota di una sacralità che è pura forma.

Gli affetti si combinano con la negazione di interazioni malate.

Nell’oscurità senza dei bisogna ritrovare la rotta, vedere la vita come un’esibizione non da subire ma da recitare.

“Ah il traffico mondiale d’armi

La tratta dei corpi di donna

La tratta degli schiavi

Le stragi”

La rabbia divampa mentre si individuano i colpevoli.

Il mondo con la sfrenata globalizzazione diventa nemico che accerchia il popolo.

“Come fa questa gente così

Come niente fosse e io invece qui a lottare contro questo

Folle feroce virus vendicativo giorno e

Notte giorno e notte.”

Resta un’ultima bellezza e una risata per stemperare quegli ardori che ci aiutano a sopravvivere.

Un invito a confrontarsi con “l’eterna giovinezza del mondo.”