“Vite di passaggio” Sylvain Prudhomme 66thand2nd

 

“Avevo lasciato Parigi per iniziare una nuova vita.

Volevo, con tutte le mie forze, cambiare aria.

Distruggere, ricostruire: era quello il mio programma, per i giorni e forse gli anni a venire.”

Sacha, scrittore affermato, si trasferisce in una piccola città, V., cerca una dimensione più vera o forse spera di ritrovare entusiasmi perduti.

Per una casualità incontra l’autostoppista, figura dominante nella narrazione.

Qualcosa li unisce, un filo invisibile che non è legato solamente a viaggi e avventure vissute insieme.

Sentiamo una complicità strana, un modo di guardarsi, di comprendersi.

Da buoni e attenti lettori cerchiamo di costruire una nostra trama personale.

“Vite di passaggio”, pubblicato da 66thand2nd e tradotto da Anna D’Elia, fa saltare ogni previsione.

Il bello della bella letteratura è proprio racchiuso nella capacità di sorprendere con un intreccio che può portarci dove vuole.

“Ci sono due opzioni di fronte al destino: sfinirsi a forza di combatterlo.

O cedergli.

Accettarlo con gioia, con serietà, come ci si tuffa da una scogliera.

Nella buona e nella cattiva sorte.”

La mia sensazione è che nel romanzo si vogliano sconfessare le due ipotesi, dimostrando che ognuno traccia la sua strada.

È proprio l’autostoppista ad impersonare questa libertà individuale.

È felicemente sposato, ama il figlio ma la strada è il suo delirio.

Non fugge, semplicemente ama il brivido della novità che ogni uomo o donna può regalargli.

Tutti coloro che lo hanno preso a bordo per un breve o lungo tratto sono nel suo cuore e nella sua mente.

I volti fotografati e conservati come reliquie quasi sacre.

Quando le sue assenze si fanno più lunghe succede qualcosa che modifica la quotidianità di Sacha.

Un cambiamento lento e vissuto con quella passione e tenerezza che caratterizzano le svolte decisive.

“Diventare adulti significa non saper più cadere.

Significa vivere dentro un corpo che ha perso la memoria del suolo, non sa più conviverci, ne ha paura.”

Il romanzo, vincitore del Prix Femina e del Prix Landerneau, segue le meravigliose traiettorie della mente.

Fa riflettere sul ruolo della parola scritta e della traduzione, del distacco e dell’amore non possessivo, del desiderio di avere un padre accanto e della gioia di ogni momento passato insieme.

“L’abitante e il suo occupante come un universo effimero, una parentesi, un’isola.

L’improvvisa intimità dei corpi, le fissazioni, i gesti.”

Conoscere e farsi conoscere nel tempo rarefatto di un tratto di strada condiviso.

Storie narrate ed ascoltate.

Sylvain Prudhomme ci fa venire voglia di affidare alla strada i nostri sogni, fermarsi davanti ad una pompa di benzina, allo svincolo autostradale e aspettare che qualcuno si fermi e ci porti lontano.

Una storia meravigliosa che ci ricorda i tanti che hanno riempito le nostre esistenze e sono stati capaci di abbracciarci anche a distanza.