“Transito” Aixa de la Cruz Giulio Perrone Editore

 

“Sognavo di riprendere i contatti con gli esseri umani a me affini, ma non ho più saputo tornare indietro.

Continuo ad essere denutrita, indifferente, senza nessun obbligo e sempre troppo occupata per rispondere a mia madre o per rispondere a un maledetto messaggio WhatsApp.”

“Transito”, pubblicato da Giulio Perrone Editore e tradotto da Matteo Lefévre, ha vinto il “Premio Euskadi de Literatura en Castellano 2020”.

Una confessione che cerca le cause di un isolamento fisico e psicologico.

La difficoltà ed essere accettata dalle compagne, l’assenza del padre biologico, l’esperienza in terapia intensiva e la conoscenza della sofferenza: si delinea un quadro personale complesso.

Domina nelle prime pagine la rabbia antica, frutto di ferite non sanate.

Il risentimento che nasce dal ricordo e nella scrittura trova un flusso ininterrotto di pensieri.

La fusione di più elementi costruisce una trama tesa, complessa, carica di esplorazioni introspettive.

Il corpo è compagno e nemico, è vendetta e cambiamento.

Le donne possedute con uno spirito distruttivo, una pena da espiare.

“Non sono chi mostro di essere.”

E il travestimento è essenza della finzione, di una danza scatenata per ritrovare il Centro.

Nella seconda parte del testo il fulcro della narrazione vira verso una polifonia intellettuale e politica.

Spietata e intransigente analisi di un paese come il Messico che non si può accettare come Patria.

Ancora una volta prevale la parte razionale, lucida, disincantata.

“Penso alla complicità di un Paese da cui non ho mai divorziato e che idealizzo a distanza, che difendo con passione in tutto meno che in questo.

Mi è costato fatica comprendere il Messico e mi è costato fatica amarlo perchè ci ho messo tempo a capirlo dall’interno, senza indulgenza culturista.”

Ferma è la condanna alla violenza sulle donne ed il bisogno di ricostruire una mappa con i nomi delle vittime.

Un modo per non dimenticare volti e voci, l’affermazione del diritto alla vita.

Aixa de la Cruz scrive un romanzo che disfa continuamente le personalità della protagonista, unisce vita e letteratura, osserva “l’andirivieni delle tenebre”, racconta l’io contaminato dagli altri.

“Sono fatta di prestiti e di furti e mi addentro in un vicolo senza uscita, volendo redimere la mia colpa attraverso un processo che la rinnova.”

Bellissimo incontro con la periferia dell’essere fino al nucleo unico e inscindibile che ci rende vivi.