“Il giardino di marmo” Alex Taylor Clichy Edizioni

 

 

Un viaggio in America in un vortice di paesaggi.

Non una meta ma una fuga che trasforma “Il giardino di marmo”, pubblicato da Clichy Edizioni e tradotto da Giada Diano, in una appassionata e impetuosa storia.

Non un solo protagonista ma tanti attori che inscenano la danza del Bene e del Male.

Uomini abbrutiti dell’alcool, inferociti da passioni ormai spente, ossessionati da un passato che ha lasciato piaghe aperte.

Bar fumosi dove regna la legge del più forte, lugubri case abbandonate, avvoltoi pronti a ricordare l’eterna lotta con la morte.

Un romanzo d’avventura con rivoli che attingono al noir mentre si compie la caccia al colpevole.

È stato ucciso un ragazzo in una lotta per la sopravvivenza.

A macchiarsi involontariamente del crimine è Bean, figlio di Clem e Derna.

Spinto dal padre il giovane cerca di scappare dalla vendetta del cattivo, Loat, feroce, brutale, incapace di pietà.

Inizia la caccia all’uomo in una ridda di colpi di scena, rivelazioni di segreti, spiacevoli imprevisti.

Il testo ricorda i vecchi western per le atmosfere costruite con rigore.

Una domanda domina la trama.

“Si può cambiare il modo in cui si è?”

Si può trovare pace mettendo a tacere la coscienza?

Impossibile dimenticare, bisogna che avvenga una catarsi.

Ed ecco l’angelo buono, il vecchio Pete.

Una guida nel percorso di cambiamento.

Importante il ruolo delle donne, prima di tutto madri.

Un altro tassello nel quadro di un canovaccio che non dà respiro.

Anche i repentini passaggi da una scena all’altra sono modulati con intelligenza, scanditi da capitoli che sono già piccole storie.

L’esordio narrativo di Alex Taylor è convincente sia nella forma che nella traccia introspettiva.

C’è un elemento molto interessante legato alla terra che sa essere giardino se riesce a raccontare le vite di chi ci ha preceduto.

Una forma alternativa di spiritualità, intima, profonda.

Il finale conferma le qualità di uno scrittore che ci riserverà certamente altre sorprese.