“Il castello di Barbablù” Javier Cercas Guanda Editore

 

“I romanzi non servono a nulla, tranne che a salvare vite”

Una frase che leggendo “Indipendenza” ci ha permesso di conoscere lo spessore culturale di Javier Cercas.

Nei suoi libri non esiste la casualità, ogni riflessione nasce dalla conoscenza dell’animo umano.

Credo che con i suoi personaggi voglia sfidarci a cercare la parte nascosta, quella che ci fa più paura.

Avevamo conosciuto Melchor Marín in “Terra alta” e in Indipendenza”

La nuova prova letteraria, “Il castello di Barbablù”, pubblicato da Guanda Editore e tradotto da Bruno Arpaia, ha parecchi elementi innovativi.

Il poliziotto si trova a combattere con i suoi demoni e la scomparsa della figlia Cosette lo costringe a fare i conti con il passato.

Ha voluto nascondere alla sua ragazza i dettagli della morte della madre in parte per proteggerla dalla verità troppo dolorosa.

Certamente altri sentimenti lo hanno spinto ad una scelta tanto complessa.

Ora bisogna interrogarsi e comprendere.

Forte è il sentimento paterno e si scava in profondità all’interno di una relazione conflittuale e “tragica.”

Teatro delle ricerche è Maiorca e ancora una volta lo scrittore sa cogliere non solo la bellezza del paesaggio ma anche la chiusura mentale di una comunità.

Se la struttura narrativa è quella di un poliziesco certamente c’è tanto altro.

C’è un uomo che nella solitudine e con pochi amici dovrà entrare nelle logiche corrotte del potere, misurarsi con il peccato celato con astuzia, ritrovare il coraggio di indagare.

Un genitore che vuole guardare in faccia il nemico, denunciare lo stupro, mettersi dalla parte delle vittime.

“Questa trilogia nasce dalla voglia di reinventarsi, di dire cose nuove, di trovare in me stesso uno scrittore nuovo.

La mia ambizione è quella di trovare tutte le persone che ci sono dentro di me e tutti gli scrittori.

L’identità è una finzione.”

Perfettamente riuscita la ricerca, complimenti all’autore che continua a sorprenderci.