“Canaglia” Itamar Orlev Giuntina

 

“Volevo bene al padre che odiavo.”

Forte, tragico e bellissimo.

Intenso, poetico anche nei tratti più duri.

Diretto, vero, introspettivo.

Vissuto, lancinante, onesto.

Struggente e ironico, immediato, conflittuale.

Si possono passare ore a cercare aggettivi per provare a rappresentare la bellezza e l’audacia di “Canaglia”, pubblicato da Giuntina e tradotto con amore da Silvia Pin.

Trecentonovantotto pagine così cariche di Storia da lasciare sbalorditi.

Una prosa composta, suadente che scivola veloce lasciando nel lettore segni profondi.

Tadek è uno scrittore fallito e quando la moglie lo abbandona insieme al figlio, sente che è giunto il tempo della verità.

Deve rintracciare il padre che non li aveva seguiti in Israele, risentire il suo odore, provare a comprendere.

Chi è quell’uomo che è rimasto impresso nella memoria come un fantasma?

Il viaggio in Polonia è la scoperta di un’epoca in declino, la fine di un sogno.

Trovarsi di fronte non più al giovane papà ma ad un vecchio distrutto dalla vodka è un duro colpo.

Ancora più difficile ascoltarlo, vivere insieme a lui orrori e violenze senza fine.

L’esordio narrativo di Itamar Orlev è sconvolgente.

Anche nelle scene più crudeli sa dosare la parola scritta, aggiungere una battuta, alleggerire il testo.

Mette a confronto due generazioni e nel farlo ha la capacità di mostrare le voragini, le incapacità, i vuoti esistenziali.

Il dialogo va per gradi, accenna ricordi comuni, prova a creare una relazione.

La figura paterna non è uno stinco di santo, è stato artefice e complice di azioni indegne ma le sue lacrime riescono a turbare.

Non è facile perdonarlo ma non credo sia questo l’obiettivo del libro.

In scena viene rappresentata una categoria umana e nei due personaggi tanto dissimili c’è qualcosa che vacilla.

Viene da chiedersi se le colpe di uno possano colpire anche a distanza, se essere figli significhi scontare una pena, se si può giustificare l’infamia.

Il testo è aperto e lascia al lettore la possibilità di scegliere.

“Il giorno in cui ti renderai conto quante cose ti sei perso nella vita sarà troppo tardi per recuperarle.”

Una grande lezione di vita.