“Memoria delle mie puttane allegre” Carlotta Vagnoli Marsilio Editore

 

Per molti di noi “Cent’anni di solitudine” ha rappresentato il passaggio dalla nostra cultura ad un’altra.

In quella società ci siamo specchiati cogliendo il fascino di una scrittura impregnata di sensualità.

Leggendo “Memoria delle mie puttane allegre”, pubblicato da Marsilio Editore nella Collana “PassaParola”, ci accorgiamo di essere rimasti fuori da Macondo.

Abbiamo visto la struttura, siamo rimasti affascinanti dal bozzolo protettivo che emanava, ci siamo lasciati influenzare dalla mentalità maschile.

Erano altri tempi e non eravamo pronti a recepire il vero messaggio del testo.

Carlotta Vagnoli scompaggina il disegno che la nostra immaginazione aveva creato.

Partendo dal paragone con il suo paese, Marina di Castagneto Carducci, individua le criticità dei luoghi isolati dal resto del mondo.

Bolle che gravitano nell’universo con precise regole e abitudini.

Ma attenzione, è facile sgonfiarle e mostrare cosa contengono.

È interessante il confronto tra ciò che accade nel libro di Marquez e ciò che succede nel quotidiano abitato dall’autrice.

È un nuovo approccio alla lettura, critico, intelligente, obiettivo.

Da un lato le donne che abitano Marina di Castagneto Carducci e dall’altro le figure rappresentate dallo scrittore.

È incredibile il ribaltamento di ruoli, la capacità di cogliere l’elemento di rottura, quel qualcosa che restituisce al  femminile lo spazio a lungo negato.

Un femminile che anima la comunità, tiene le fila di una trama sociale che tende a chiudersi su sè stessa.

Úrsula che incarna “la determinazione politica e domestica”, Pilar che “rompe del tutto con la presunta passività”, Remedios la bella, “simbolo dell’innocenza”, Amaranta e una fragilità carica di umanità, Rebeca che tiene in vita la memoria: siamo storditi di fronte al cesello psicologico compiuto da Carlotta Vagnoli.

“Ogni luogo ha un tempo in cui poter evolvere, e questa evoluzione dipende dagli esseri umani che lo abitano.

La capacità di redimersi, di accettare i propri limiti, di creare legami autentici e profondi, di vivere la realtà abbandonando il mondo dell’occulto e del divinatorio, diventa essenziale ai fini della sopravvivenza.”

Un saggio che insegna ad aprirsi alla curiosità, al gusto della scoperta, all’abbattimento di dogmi e stereotipi.

“Non esistono donne viziate o puttane tristi.

Esistono figure a cui nessuno ha mai voluto dare voce, nella loro infinita e meravigliosa complessità.

È certo di cercare, oltre le mangrovie, un nuovo senso di comunità.”

Bellissime parole che devono permetterci di cambiare.