“Quando piove canto più forte” Paolo Fiorucci Neo Edizioni

 

“Vorrei ricominciare

Da qui

Dalle case a colori

Di un vicolo stretto e appennino

Dove tutti conoscono tutti

E restiamo stranieri.”

Lo sguardo di chi sa raccontare il nostro tempo senza infingimenti.

Il verso si fa voce che percepisce la distanza.

I fonemi si inseguono e costruiscono una cantilena modulata da una percezione accelerata.

Lo svuotamento delle città, il silenzio feroce delle strade, la speranza di salvare “desideri rimasti impigliati” nel cielo delle illusioni.

“Qui tutto dorme.

Resta solo un’attesa:

Chissà se torni.”

La malinconia è stemperata dal vento lieve della speranza mentre si cerca una lingua nuova che unisca in un intreccio indistruttibile.

“Quando piove canto più forte”, pubblicato da Neo Edizioni, nella semplicità del linguaggio sa scendere nelle remote profondità del cuore.

Un invito ad essere viandanti pronti a cogliere l’imprevisto, un bagliore proveniente da una fabbrica, il tramonto “che consuma”, il “bruciare esplosivo di stelle.”

Convince l’accostamento dell’aggettivo, sempre inusuale, pronto a spezzare il ritmo della frase.

Poetiche visioni di un amore che ricorda promesse ed evoca immagini.

“Dammi un bacio

Fammi respirare

Mi piace l’ossigeno che hai in bocca

L’incastro di quando siamo molecola.”

Essere pianeta fragile, corpo ferito, creatura di ghiaccio, attore senza volto.

Sono tanti gli accostamenti immaginifici che travolgono il lettore.

Paolo Fiorucci racconta ciò che sfugge, delinea i contorni dell’essenzialità.

Elimina dal suo vocabolario simbologie scontate, la sua poesia è concreta, vera.

Ricorda che “l’universo è un canto” e noi meravigliosi girovaghi nella terra delle sorprese.

Usa espressioni attinte da una lunga esperienza di osservatore e nel suo cammino esplorativo ci porta con sé, certo che insieme approderemo negli spazi liberi della sperimentazione.

Molto belli e rassicuranti i fotogrammi realizzati da Tommaso D’Errico.

Accompagnano e arricchiscono il testo.