“Le sorelle Lacroix” Georges Simenon Adelphi Editore

 

Duro, pungente, intransigente con i suoi personaggi.

Georges Simenon con una scrittura che incide la carne riesce a mettere a nudo il Male.

In ogni romanzo la prospettiva si inquadra lentamente dando la sensazione di entrare in una scenografia sconosciuta.

Fin dalle prime righe si attende con il fiato sospeso quale sarà il labirinto letterario che ci attende.

In “Le sorelle Lacroix”, pubblicato da Adelphi Editore e tradotto da Federica e Lorenza Di Lella, l’ esergo lancia un messaggio chiaro:

“Ogni famiglia ha uno scheletro nell’armadio…”

I puntini di sospensione non sono casuali e ne avremo conferma solo nel finale.

Che nella famiglia descritta l’atmosfera sia tesa lo intuiamo subito.

Basta osservarli a tavola, nel silenzio pesante, negli sguardi rabbiosi, nei gesti maldestri.

Sembra che a dominare la scena sia Poldine.

Come una matrona si muove all’interno del testo diffondendo  acredine, odio.

Altrettanto gelida è la figura di Mathilde, con passo felpato arriva inaspettata pronta a sventare eventuali congiure.

Suo marito è ombra poco invadente, chiuso per ore nel suo atelier.

I tre hanno più di un fantasma da condividere ma le parole sono state sostituite dall’odio.

Ci si chiede cosa li costringa a vivere sotto lo stesso tetto ma non illudetevi, come un buon poliziesco, le cause si sveleranno lentamente.

A pagare il prezzo di tanta animosità i due figli della coppia, mentre il maschio trama la fuga la povera Geneviève subisce un tracollo fisico.

La tragedia sta per arrivare e vorremmo ritardarla.

Siamo intrappolati all’interno di quella che a tratti sembra una farsa e forse è anche questo l’obiettivo dello scrittore.

Estremizzando gli eventi aiuta a decifrarne la portata, ad analizzare freddamente le azioni e le relative cause.

Difficile giudicare, sarebbe troppo riduttivo.

Non credo che ad essere preso di mira sia solo il nucleo familiare.

Il gioco narrativo è molto più complesso e certamente è legato all’incapacità di dissociarsi da relazioni malate.

Per paura della solitudine?

Per traumi infantili?

Per un sottile ricatto psicologico?

E soprattutto esiste un messaggio celato tra le pagine?

Io forse l’ho trovato ma con Simenon non si è mai certi di avere azzeccato.

Terribile e bellissimo, doloroso e geniale, suggestivo e incandescente.