“Perché tornavi ogni estate” Belén López Peiró La Nuova Frontiera

 

“Perché riesci in tutto, tranne che a guarire.

Perché riesci in tutto, tranne che a dimenticare.

Perché sei l’unica che non si perdona: non ti perdoni di averglielo lasciato fare, non ti perdoni di essere chi sei, non ti perdoni di voler essere un’altra persona.

Puoi pure punirti, infliggerti del dolore, darti fuoco, rimarrai sempre nel tuo corpo.”

Quel corpo che é stato usato come oggetto di piacere quando eri solo una ragazzina.

Per anni ti hanno perseguitato le immagini della violenza mentre il silenzio assumeva lo spessore del metallo rovente.

Raccontare un abuso con tanta delicatezza sembra impossibile.

Ci riesce Belén López Peiró alla sua prima esperienza letteraria.

Riesce a cogliere le ferite che nessuno potrà emarginare, il senso di colpa che devasta ogni vittima.

Colloca l’evento all’interno di un nucleo familiare numeroso e nel narrare le reazioni di chi aveva intuito e taceva definisce una vigliaccheria collettiva.

Passa dalla prima alla terza persona, dà voce ai personaggi riuscendo a mostrarne il vero volto.

Strazianti le parole della giovane alla madre, troppo assente, schiava di un lavoro che le toglie entusiasmo e attenzione.

Terribile la reazione della moglie del colpevole: pur di salvare il matrimonio non vuole sapere e sentire.

Questo atteggiamento nasce da una atavica schiavitù alla figura maschile, dall’incapacità di ammettere di convivere con un mostro.

“Significa accettare e incoraggiare la brutalità di un uomo che crede di poter prendere in prestito l’infanzia di una donna e distruggerla.”

Ognuno recita la sua parte nel teatro tragico di una società maschilista e quando finalmente la ragazza ha il coraggio di denunciare subisce un ulteriore tormento.

Deve dimostrare di essere credibile.

“Perché tornavi ogni estate”, pubblicato da La Nuova Frontiera e tradotto da Amaranta Sbardella, é ambientato a San Pedro, provincia di Buenos Aires, ma potrebbe collocarsi ovunque.

L’attualità della trama è amplificata da una scrittura dura, implacabile, tesa.

Un testo che può considerarsi a pieno titolo un manifesto liberatorio e un’accusa politica.

Leggendo gli interrogatori, ascoltando le testimonianze ci si accorge che questo libro è indispensabile.

Per imparare a guardare in faccia il nemico, per stare dalla parte di chi é stata violata, per gridare insieme a lei la nostra rabbia.

Per pretendere giustizia.