“Diari di bordo” Sempé Edizioni Clichy

 

“I disegni di Sempé sono animati da un movimento musicale assai prossimo alla danza e al balletto.

Con lui siamo ben oltre la caricatura e la satira sociale.

I suoi personaggi  – anche quando non si tratta di signori ben vestiti e di dignitose signore che si scambiano frasi gravi – sembrano sfuggire alla legge di gravità.”

La prefazione di Patrick Modiano ci introduce nell’universo variegato di “Diari di bordo”, pubblicato da Edizioni Clichy e tradotto da Tommaso Guerrieri.

Tratti essenziali come attimi che si scompongono in infinite interpretazioni.

Ecco l’uomo immerso nei pensieri, il dubbioso, il lettore, il solitario.

E le coppie nel fermo immagine di un gesto che non ha bisogno di parole.

E i lineamenti decisi, la prominenza dei nasi, la profondità delle bocche, i sorrisi e le tristezze, le mille posizioni di una quotidianità osservata al rallentatore.

Piccoli scorci di salotti, l’immancabile poltrona come un prolungamento necessario, il divano dell’analista, una macchina da scrivere, il balcone di un anonimo palazzo.

Le dimensioni sbilanciate di adulto e bambino, una giornata di vento, il mondo che bussa impertinente attraverso un giornale.

Non mancano i gatti e gli strumenti musicali mentre si partecipa a quella che sembra una festa di paese.

Cappelli e volti giovani, il mare solo immaginato, nessuna staticità.

Tutti cercano un nuovo baricentro mentre le città sono sfondi con pochi dettagli.

Sono le linee più spesse o meno spesse, gli intecci in bianco e nero a raccontare Parigi.

Gli omini rinchiusi in un rettangolo, di profilo, ad osservare qualcosa che non riusciamo a vedere.

La donna che vola su una scopa, che si traveste da equilibrista per uscire dalla sua condizione di casalinga annoiata.

Pochissime frasi riempiono il nostro viaggio.

“É il momento in cui sono assalito da un sentimento ingiusto, e che non ho meritato: il senso di colpa.”

Credetemi, si resta folgorati da Sampé.

I disegni emergono come per magia, rivelano una infinita sensibilità, mostrano la friabilità dell’essere.

Mi piace un suggerimento dell’autore:

“Sei tu stessa, piccola mia

Sei sua, ma sei anche tua.”