“Niketche Una storia di poligamia” Paulina Chiziane La Nuova Frontiera

 

“Dio mio, aiutami.

Consigliami.

Proteggimi.

Dimmi cos’è l’amore secondo la tua dottrina.

Dio mio, l’amore di questo mondo non è matematica.

Non ha formule fisse, né magiche.

L’amore è capriccioso come il tempo.

Un giorno freddo.

Un altro caldo, un altro ancora, pioggia e vento.”

Difficile definire un sentimento tanto complesso con tanta precisione.

Ci riesce brillantemente Paulina Chiziane con una verve narrativa profonda e al contempo molto ironica.

Nel narrare il suo Monzambico non ha timore a rappresentare la condizione femminile.

Il suo pregio maggiore è quello di trasformarsi in una cantastorie che sa ricucire il presente con usi, costumi, tradizioni.

È l’oralità di un popolo ad essere recuperata per non andare dispersa.

Ma c’è di più.

La scrittrice traccia un percorso di consapevolezza valido per tutte e tutti.

Travalica i confini geografici e delinea i tratti di un maschile che vuole dominare.

“Niketche Una storia di poligamia”, pubblicato da La Nuova Frontiera e tradotto dal portoghese da Giorgio de Marchis, potrebbe sembrare una storia che non ci appartiene.

La poligamia è lontana dalla nostra cultura ma l’autrice ha l’intelligenza di mostrare cosa significa vivere all’interno di un patriarcato.

Alla protagonista ci affezioniamo subito per il suo eloquio sincero, per le domande che si pone.

Non accetta passivamente il ruolo di moglie tradita ma cerca di capire cosa è successo all’interno della coppia.

Decide di andare a lezione d’amore e le descrizioni dell’incontro con la “consulente” ci aiutano a capire come si vive la femminilità in terre altre.

I riti di passaggio dell’adolescenza alla giovinezza, la preparazione del corredo a quindici anni, i contratti matrimoniali, gli harem.

“L’amore è una torcia”

Quando si spegne chi è colpevole?

Il romanzo è ricco di riflessioni che vengono esposte con voce poetica.

Possiamo riconoscere i vari passaggi di un’anima in pena, la rabbia, il dubbio, il vuoto e…

“Una donna viene educata a essere sensibile come la bambola di porcellana, che si rompe in mille pezzi appena cade.

Preparata per la finezza e la delicatezza, ma gli uomini ci accarezzano con mani dure come il ferro e gli basta sfiorarci per romperci.

Ci vogliono soffici e suadenti come capelli.

Ma poi ci tagliano con la freddezza delle forbici d’acciaio.”

Il finale? Vi sorprenderà e vi insegnerà che è eterno solo ciò che si edifica insieme.