“Storie naturali” Primo Levi Einaudi Editore

 

“Storie naturali”, pubblicato da Einaudi Editore, è un’esplosione di creatività.

Una lettura indispensabile per comprendere la relazione tra uomo e tecnologia, tra etica e scienza.

Quindici “divertimenti” che pur seguendo un percorso fantasioso si agganciano sempre alla realtà.

Si ha la sensazione di entrare nella macchina del tempo e riuscire a visitare quello che potrebbe essere il futuro.

Si nota una evidente nota critica rispetto all’evoluzione delle macchine, sempre più specializzate, pronte a sostituire l’intelligenza umana.

Dal versificatore che si sostituisce al poeta al duplicatore che trasforma il disordine in ordine, non mancano gli aggeggi che alimentano la curiosità del lettore.

Ma in questo disegno futurista qualcosa non quadra, il meccanismo si inceppa.

Una riflessione sorge spontanea: ci aspettiamo troppo dalla sperimentazione e quando giungiamo a un risultato non ci accontentiamo.

Cerchiamo altro ed è qui che la trappola si autoinnesca.

Vogliamo sfidare la nostra intelligenza, costruire un universo a nostra immagine e somiglianza.

Diversi sono i racconti che esplicitano un bisogno che nasce da lontano.

Certamente Primo Levi si cimentò con questa opera letteraria spinto dai fermenti culturali degli anni sessanta.

Ma sarebbe una visione troppo riduttiva e più si approfondisce il testo più si scopre che nell’ingegnoso costrutto dialettico, nella sperimentazione di una lingua spericolata, nell’invenzione a tratti inverosimile si celi il bisogno di esplorare nuove forme espressive.

Non mancano ben celati i riferimenti al passato, come lievi pennellate necessarie a dare il senso del vecchio che è stato superato.

C’è una forza interiore incredibile, un’energia, una voglia di vivere che coinvolge e commuove.

Poco presenti le donne, sempre vittime di complessi meccanismi.

Non credo che questa scelta sia legata al periodo storico.

Levi protegge l’universo femminile, lo mette in attesa.

Offre la possibilità di elaborare le novità senza lasciarsi trascinare da entusiasmi eccessivi.

Altro elemento interessante è il desiderio di far uscire l’essere umano dalla sua condizione effimera.

Duplicarsi significa continuare ad esserci.

Lo stile è variegato, dal dialogo alla narrazione, dalla prosa alla poesia, dal fonema inventato alla purezza classica della parola.

Gli animali popolano le storie e condivido il pensiero di Martina Mengoni e Domenico Scarpa nella postfazione ricca di richiami antropologici e letterari.

“Gli animali di questo libro sono lí per farci la morale, nel senso che la fabbricano per noi lettori e ce la mettono davanti al naso.

Questi animali sono possibilità; più che evolutive, cognitive, ( la gallina censora, la tenia poeta ) oppure organizzative.”

Credo che lo scrittore voglia invogliarci a studiare con attenzione ciò che cambia.

Si tratta di evoluzione o di involuzione?

E soprattutto  nella corsa verso il futuro siamo capaci di proteggere la memoria?

Grata per averci regalato “la percezione di una smagliatura nel mondo in cui viviamo, di una falla piccola o grossa, di un vizio di forma che vanifica uno o un altro aspetto della nostra civiltà o del nostro universo morale.”