“I giorni lunghissimi della nostra infanzia” Laura Fusconi Nottetempo Editore

 

È possibile rappresentare l’infanzia senza rischiare di appiattirla in stereotipi.

Lo conferma Laura Fusconi con una scrittura che interpreta perfettamente l’isola che da tempo abbiamo abbandonato.

Non ci sono forzature, il linguaggio è spontaneo, capace di svelare un pensiero solo all’apparenza lineare.

La scrittrice restituisce ai bambini voce e dignità, li veste di panni reali, non spersonalizza e frammenta le loro emozioni.

“I giorni lunghissimi della nostra infanzia”, pubblicato da Nottetempo Editore, con quel “nostra” ci include nella narrazione, attraverso un percorso analitico molto sottile.

Mette in scena tre ragazzini e ad ognuno permette di raccontare le ore di un giorno qualunque.

È il loro modo di cogliere sottigliezze che agli adulti sfuggono, a spiazzare, a costringere il lettore ad evocare un tempo lontano.

Questa sparcellizzazione della temporalità riesce a ricucire insieme il passato e il presente mentre il futuro resta sospeso in una bolla, irraggiungibile e inimmaginabile.

Per un bambino queste due sono le traiettorie che può esprimere.

Potrebbe recuperare i sogni ma anche questi sono rarefatti, complessi, lontani dalla percezione dell’oggi.

E l’oggi ha già numerosi pesi da portare, come pietre spigolose, ostruttive.

Conosciamo Susanna Orsi, costretta in un corpo che non ama, vittima degli scherzi pesanti dei compagni.

È la solitudine accettata come necessità a renderla speciale ai nostri occhi.

È colei che può redime il passato nella evocazione dell’unica persona che riusciva a comprenderla.

Del rapporto speciale con la nonna restano le parole, messaggi che si incistano nell’animo.

Molto diversa è la personalità di Annalia che proveniendo da una famiglia borghese dovrebbe avere più carte per difendersi dall’universo adulto.

Spigolosa, complessa, trasforma il dolore per la perdita del fratello in provocazione non solo verso gli altri.

È come se una forza superiore le imponesse di essere aggressiva, di dimostrare il suo valore per rendersi visibile.

Matteo coniuga insieme rabbia e amore, pena per la sorella ipovedente e per la madre tradita dal marito.

È per loro che lotta quotidianamente per non soccombere con una forza interiore che si irradia nel testo.

Nel teatro costruito dell’autrice le tre storie si mescolano senza generare confusione.

Ognuna mantiene la sua linearità ma intreccia con le altre più relazioni.

È come se ogni personaggio riuscisse ad essere visto dal di fuori attraverso occhi impietosi.

Una trovata originale che offre più prospettive e rende ancora più drammatico l’isolamento e il senso di abbandono.

E gli adulti?

Troppo presi a sanare le proprie ferite non riescono a vedere le paure, i tormenti, le debolezze dei propri figli.

La rappresentazione della nostra società?

In parte si ma certamente Laura Fusconi ha aggiunto elementi nuovi di riflessione.

Tra questi la tendenza all’aggressività, il bisogno di fare squadra per bullizzare, il senso di spaesamento che traghetterà verso l’adolescenza.

Consigliato ai genitori, educatori, nonni.

A tutti coloro che vogliono ripercorrere quel cammino frastagliato e non sempre decodificato che si chiama infanzia.