“Mille giorni che non vieni” Andrej Longo Sellerio Editore

 

“Sei anni fa non la tenevo tutta questa pazienza, ma mi sono dovuto imparare.

Perché là dentro meglio che te la scordi la fretta.

Là dentro il tempo sembra non passare mai.

Il pranzo, l’ora del passeggio, la socialità, la cena, l’incontro con i familiari il giovedì, sabato il catechismo, la partita di pallone la domenica.

Sempre che nessuna delle guardie sia malata.

Sempre che non ci sta la punizione da scontare.”

Andrej Longo racconta il carcere senza filtri intellettuali.

Sceglie come personaggio un detenuto e a lui affida la narrazione concedendogli il linguaggio semplice dell’uomo di strada.

Un giovane napoletano, Antonio Caruso, pesce piccolo nel mondo della criminalità, è capace di sintetizzare un’esperienza dolorosa che gli permetterà di interrogarsi sugli errori che ha commesso.

Lo aiuterà a comprendere che all’interno di una struttura carceraria si creano relazioni indissolubili, si impara a condividere i pensieri, si sperimenta un percorso di ricostruzione della personalità.

La triste realtà arriva come un uragano quando il povero protagonista viene scarcerato.

Si scontra con la mancanza di lavoro, la difficoltà di recuperare la fiducia della moglie, la paura di non poter costruire un futuro onesto.

Cade nella trappola dello strozzinaggio ed entra nella spirale dell’unica occupazione possibile, quella dell’universo criminale.

“Mille giorni che non vieni”, pubblicato da Sellerio Editore, fa riflettere sulle opportunità offerte al Centro Sud.

Traccia la mappa di una generazione che non sempre può scegliere la strada della legalità.

“Una dignità la teniamo pure noi: io, te, Caffeina, Santo Domingo, Pasqualone.

E che la dignità non te la possono compare.”

Il libro ha una trama tumultuosa, ricorda un romanzo d’avventura ma leggendo con attenzione ci accorgiamo che l’autore nella rutilante enfasi letteraria sintetizza eventi reali.

Descrive una criminalità che ha tentacoli all’interno di un vasto giro di interessi non solo nazionali.

È interessante questa rappresentazione perché ci permette di comprendere quali movimenti illeciti si sviluppano nelle nostre città.

E se Napoli è lo scenario non illudiamoci di vivere altrove.

Da questa visione che coinvolge il nostro continente si sviluppa un’ analisi soggettiva del singolo.

Credo che Caruso sia una figura simbolica e nel suo tentativo di riscatto sia iscritta una nuova storia sociale.

Si può cadere e ci si può rialzare.

Il cammino è difficile ma non impossibile.

Forte la spinta spirituale, la ricerca di una purezza mai assaporata, di un rapporto con la giustizia che è uguale per tutti.

Una favola impossibile?

Voglio immaginare che la scrittura di questo testo sia stimolo per tanti ad uscire dale pericolose derive del Male.

Da leggere per non dimenticare che “la libertà di provare a cambiare nessuno ce la può togliere.”