“La tortura” Henri Alleg Einaudi Editore

 

“È agli scomparsi e a quelli che, certi della loro causa, attendono la morte senza paura, è a quanti hanno conosciuto i carnefici e non li hanno temuti, è a tutti coloro che, di fronte all’odio e alla tortura, rispondono con la fiducia nella pace che non può tardare e dell’amicizia dei nostri due popoli, che bisogna pensare leggendo la mia storia; perchè potrebbe essere quella di ciascuno di loro.”

Quando nel 1958 la casa editrice francese Èdition de Minuit pubblicò “La Question” finalmente la verità venne a galla.

Le ventimila copie della prima edizione andarono esaurite subito.

Henri Allen era  direttore del quotidiano di ispirazione comunista “Alger Répubblicain” e quando il giornale venne dichiarato fuorilegge, entrò in clandestinità.

Venne catturato e subì le più atroci violenze senza mai cedere alla pressione dei suoi carnefici.

“La tortura”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Paolo Spriano, è la sua terribile testimonianza.

I fatti vengono narrati dal cronista con quella linearità di pensiero che caratterizzava l’autore.

I luoghi in cui avvennero atti che niente hanno di umano vengono descritti con precisione nella certezza che anche le mura hanno assorbito le urla e lo strazio di uomini e donne considerati oggetti.

Con lucidità sono riportati i tratti fisici, le parole, le gestualità degli aguzzini.

“Da un’alta lucerna quadrettata di filo spinato, sulla parete destra, le luci della città gettavano nella stanza un fioco chiarore.

Era notte.

Dal soffitto erano colate sui muri di cemento grezzo delle sbavature di stucco, è la febbre mi faceva riconoscere in esse delle forme vive, che, appena intraviste,  tornavano subito a confondersi.”

Se il corpo è martoriato la mente mantiene uno stato di allerta, dimostrando che il dolore fisico può essere governato.

Alleg può essere considerato un eroe non solo perché non tradì i suoi compagni di lotta.

Riuscì a mostrare che vittime e carnefici non stanno sullo stesso piano, che uccidere l’ideologia in nome della presunta salvezza è atto di viltà e svilisce la dignità.

Come commenta Jean Paul Sartre nella introduzione Alleg diede una lezione ai benpensanti, ebbe il coraggio di denunciare l’inenarrabile.

“Allen ci risparmia vergogna e disperazione perché è una vittima e ha vinto la tortura.”

Siamo trascinati in una narrazione che pensiamo non ci appartenga.

Invece mostra la lotta tra la bestia e l’essere umano, tra la crudeltà e la purezza.

Una lettura che fa interiorizzare un periodo storico del quale si è parlato poco.

Ci aiuta a comprendere fino in fondo il saggio che accompagna il testo firmato da Caterina Roggero.

La questione algerina va riletta per analizzare omissioni e colpe e per dare finalmente pace alle troppe vittime.

“Devo questo impegno a quanti, ogni giorno, muoiono per la libertà del loro paese…

Bisogna che i francesi sappiano ciò che si consuma qui, in loro nome.”

Da leggere come un testamento spirituale che nessun vento di guerra potrà distruggere.