“La donna che amava gli insetti” Selja Ahava Elliot Editore

 

“A volte mi chiedo: vivere allora é solo perdere costantemente ciò che abbiamo vissuto?

Passiamo dalla notte al mattino e perdiamo all’istante i dettagli del giorno precedente.

Ci spogliamo della nostra pelle e continuiamo a strisciare, sempre un pò più grandi, ma lacunosi della memoria.

Tuttavia, ci sono attimi in cui il velo dell’oblio si solleva e in cui, d’improvviso, l’essere umano ricorda.”

Il mistero dell’origine, quello status in cui non siamo ancora autonomi, stretti al cordone ombelicale della madre.

Cosa resta di quei nove mesi?

Quali segni portiamo con noi quando la luce abbaglia i nostri occhi?

È questa la meravigliosa griglia interpretativa di un romanzo stupefacente.

Con il linguaggio lirico e affascinante Selja Ahava, autrice e sceneggiatrice finlandese, ci regala un’opera carica di meraviglia.

La cogliamo nelle prime pagine insieme alla bambina che cerca di conoscere ciò che la circonda.

La percepiamo nello sguardo attonito alla morte dei genitori.

La cosa sconvolgente è che non c’è paura nella purezza dei suoi occhi.

Nasce lentamente la consapevolezza della limitazione dell’essere umano.

Si resta incantati dalle parole misurate che sanno portarci nell’habitat emozionale senza strappi.

A contrapporre questo dolore soffocato sono le mani della nonna, benedette, sacre, capaci di rendere omaggio alla vita.

Da levatrice esperta sa trovare parole per invitare le madri all’ultima spinta vitale.

Altra forma di pacificazione con il Creato è il disegno, prima accennato, poi sempre più definito.

“La volta celeste mi ricordava che ciò che crediamo eterno può vivere un cambiamento.”

La nascita di una stella, la trasformazione di una larva, l’argine del fiume, un fazzoletto d’erba compongono l’essenziale.

Restituire attraverso la rielaborazione grafica l’opera d’arte che solo la Natura può realizzare.

Più ci si addentra nella narrazione più ci si sente pacificati dentro, irrrorati dalla grazia e dalla bellezza.

Il matrimonio, la perdita di un figlio, una nuova gravidanza, una città sconosciuta: si condensa la storia di una donna resiliente, pronta a mettersi in discussione, a non accettare imposizioni.

“La donna che amava gli insetti, pubblicato da Eliot Editore e tradotto da Irene Sorrentino ed Elena Entradi, candidato al prestigioso Runeberg Prize, vincitore del Premio Kiitos Kirijasta – mitali,  è un viaggio attraverso epoche differenti.

Un’antologia scientifica, una redenzione che partendo dalla comunione con tutto ciò che vive, crea una forma di intensa spiritualità.

“Io cerco indizi della mia essenza, della meta del mio viaggio.”

Se siete pronti ad accogliere l’onda delle percezioni senza timore di ipotetici abissi partite insieme alla scrittrice.

Non ve ne pentirete.