“Autobiografia di una rivoluzionaria” Angela Davis minimum fax

 

 

“Un’autobiografia politica, che desse rilievo alle persone, agli avvenimenti e alle forze che mi hanno portata al mio attuale impegno.

Un libro così poteva servire ad uno scopo pratico molto importante.

Forse, dopo averlo letto, altra gente avrebbe capito perché tanti di noi non hanno altra scelta che dedicare la propria vita – Il corpo, il sapere, la volontà – ala causa del nostro popolo oppresso.”

 

Una sfida che Angela Davis impone a sè stessa: uscire dalla esposizione di una esperienza personale e diventare voce di un percorso rivoluzionario collettivo.

Concordo con Luca Briasco che in un’illuminante postfazione mostra la dimensione bifronte di un nuovo approccio al racconto.

“Autobiografia di una rivoluzionaria”, ripubblicato in versione rivista dell’autrice da minimum fax, riesce a coniugare “politica e scrittura dell’identità.”

Un’anticipazione di un nuovo modo di intendere la parola scritta.

Quello che colpisce è che Angela fin dalle prime pagine non ha titubanze, sa che il suo non sarà un libro di strategie narrative.

Intuisce che solo partendo da se stessa, da ciò che ha significato la reclusione potrà accedere ad una visione obiettiva, dura, intransigente.

Le limitazioni piccole e grandi, la riduzione degli spazi, la perdita nell’intimità la aiutano a non rinchiudersi in un bozzolo protettivo.

Sente che la sua lotta indipentemente dalla libertà fisica deve produrre un cambiamento epocale.

Deve introiettare il disagio delle compagne e delle carceriere buone, testimoniare una ferocia giudiziaria che affila le sue armi cercando di incidere profonde ferite nella mente delle detenute.

Avere la fortuna di leggere il testo significa fare proprio ogni attimo, ogni respiro, ogni notte insonne.

Significa esserci con la testa e con il cuore ma soprattutto percepire che quelle parole ci stanno cambiando.

Non solo perché mostrano l’aspetto repressivo dell’America, smitizzando un paese che è sempre stato rappresentato come la terra delle possibilità.

Comprendere che i diritti vengono calpestati e insudiciati, che bisogna essere invisibili se si vuole sopravvivere al sistema.

Mi piacerebbe che l’opera diventi una fiaccola accesa, si faccia mediatrice all’interno delle scuole e delle università.

Susciti dibattito, scambio di opinioni, aiuti a riposizionare l’individuo all’interno della società.

Non più monade isolata e passiva ma protagonista della Storia.

“I muri ribaltati diventano ponti.”

Una frase lapidaria nello stile di una combattente che ha tanto da insegnarci.

Un viaggio “nella lunga spirale ascendente della liberazione.”

Per non dimenticare che “la lotta è la nostra sola speranza di sopravvivere.”