“La fatica dei materiali” Marek Šindelka Keller Editore

 

 

“Uno zaino atterrò sulla neve, seguito da un ragazzo.

Sera.

Chiarore all’orizzonte.

Una grezza porzione di cielo tagliata nel grigio.

Il fiato visibile.

La brina scintilla sul recinto di metallo.

Anche la parete di cemento scintilla.”

Un incipit impeccabile che gioca sui contrasti di luce, anticipando il percorso che intraprenderemo.

La musicalità del testo ci accompagna per tutto il viaggio, quasi a voler alleggerire l’atmosfera.

Le parole misurate, le frasi brevi, gli accostamenti scenici del paesaggio sono tecniche narrative orchestrate alla perfezione.

Amir e la sua fuga da uno dei tanti centri di detenzione, dove ti marchiano il braccio con un numero e da quel momento perdi il tuo nome.

Dove ti sequestrano cellulari, foglietti stropicciati con numeri di telefono di parenti e amici.

Dove sai di essere in prigione, una prigione che spegne la speranza.

“Erano in un capannone.

Una specie di deposito, pannelli di lamiera, buchi erosi dalla ruggine, sul cemento macchie di grasso e gasolio.”

Nel ragazzino che salta il recinto e passa dall’altra parte c’é l’urgenza di ritrovare il fratello e il bisogno di non lasciarsi morire di disperazione.

“La fatica dei materiali”, pubblicato da Keller Editore e tradotto da Laura Angeloni, ha vinto il più importante premio letterario della Repubblica Ceca: il Magnesia Litera.

Rivela lo strazio di chi abbandona la propria terra ridotta in macerie, le peripezie di un viaggio che lascia senza parole.

Le bombe e la devastazione della città, la morte dei genitori e la percezione che il passato sia stato inghiottito per sempre dentro una voragine.

Sembra una trama inverosimile ma é la tragica verità, narrata senza enfasi.

Essenziale come il battito accelerato del protagonista.

Nella corsa verso un’ipotetica salvezza il bosco sempre più opprimente é metafora di un Occidente che ha perso l’umanità.

E quei recinti, troppi, a dividere, a stabilire confini segnano la nostra sconfitta.

Mostrano paure ataviche, bisogno di proteggersi da nemici invisibili.

E il freddo e la neve che sostituisce l’acqua, e la fame e il tempo rarefatto.

Marek Šindelka ha scritto un capolavoro e nello sviluppo di un finale inatteso mostra le doti di grande scrittore.

É riuscito a farci penetrare nelle profondità di un presente che non conoscevamo ricordando che la vita non é un videogioco.

Non si spegne un pulsante e si dimentica.

Un inno al desiderio di vivere, bellissimo!