Recensione di @CasaLettori: “Il naufragio” Daniel Albizzati Fazi Editore

Titolo:  “Il naufragio”         

Autore:  Daniel Albizzati

Casa Editrice:  Fazi Editore 

Collana:  Le strade

Anno di pubblicazione:  2022

Recensione:

“I libri sono amici che non ti chiedono niente, solo di ascoltare con gli occhi.

Ti insegnano parole, ti insegnano storie, ti fanno provare emozioni.

È la prima volta da quando sto sull’isola che mi sento, se non felice, almeno sereno.”

 

A pronunciare queste meravigliose parole è Vadim, giovane della periferia romana, scapestrato, costretto a fuggire dalla città dopo aver combinato un bel guaio.

Un disadattato, con amici infrequentabili, una famiglia inesistente.

Non ha voluto continuare gli studi, gli stupefacenti gli hanno lacerato la volontà, non ha obiettivi né progetti.

Quando la nave che aveva scelto per allontanarsi dal suo passato va a fondo è l’unico a salvarsi.

L’isola dove approda è deserta, inospitale.

La spiaggia è ricoperta da cumuli di spazzatura, il bosco incute timore.

Il nostro protagonista deve imparare a sopravvivere ma i demoni che lo abitano lo tormentano con le loro voci.

Di un realismo che disorienta, “Il naufragio”, pubblicato da Fazi Editore, è un pugno in faccia.

Nella prima parte il linguaggio e le movenze sono quelle di uno scugnizzo disperato in preda a crisi d’ansia, un prigioniero che non conosce vie di fuga.

Poi succede qualcosa che cambia il corso della narrazione.

All’interno di un container cominciano a fuoriuscire libri.

Inizialmente sono solo pagine da poter bruciare se si riuscisse ad accendere un fuoco.

Poi spazi bianchi da riempire di pensieri.

E qui avviene la prima catarsi, il tentativo di esprimere le paure e tradurle in segni.

“Devo scrivere; ma non per uscire dall’inferno, come ha detto qualcuno, ma per far uscire l’inferno da me.

Quando scrivo mi libero dei pensieri che mi angosciano, la voce mi passa attraverso e si allontana.”

Ma il vero miracolo avviene quando il nostro personaggio inizia a leggere.

Si aprono mondi mai esplorati, si trovano compagni di avventura.

La solitudine diventa meno spaventosa.

Ogni storia è apprendimento, conquista, luogo di creatività mai esplorato.

 

“Il suono della voce non è più un coro di grida confuse.

Da che emetteva solo versi, adesso nel trambusto percepisco parole confuse che messe in fila hanno la sembianza di ragionamenti.

Stanno prendendo forma e suono.

Non riesco ancora a capirne il senso, non sono ancora distinguibili.”

 

Il percorso di rinascita è lento e doloroso, deve attraversare quel groviglio che è la mente.

Ritrovare l’anima e la pace.

Daniel Albizzati mi ha sorpresa perché è riuscito a trasformare completamente il suo Vadim.

Ci ha permesso di vivere la metamorfosi momento per momento.

Ha modificato linguaggio e tonalità espressive.

Ha ideato una trama che sfiora l’incredibile, mettendo in scena la lenta morte del pianeta.

Nel finale aperto lascia a noi la possibilità di interpretazione degli eventi.

In quel ragazzo rivediamo i tanti sbandati che si muovono senza pace nelle nostre strade.

Imbottiti di alcol e sostanze psicotrope sono la sincretica rappresentazione del fallimento della nostra società.

Forse l’isola deserta siamo anche noi, pensiamoci.

Editore:

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Autore:

Daniel Albizzati, nato a Stoccolma, laureato in Marketing e Giornalismo, scrive racconti e articoli su «Il bestiario degli italiani». Lavora nel cinema e nell’editoria. È direttore editoriale della narrativa di GOG Edizioni. Con Fazi Editore, nel 2019, ha pubblicato Le avventure di MercuzioIl naufragio è il suo secondo romanzo.

 

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