Recensione di @CasaLettori: “Un inverno freddissimo” Fausta Cialente Nottetempo Editore

Copertina Un inverno freddissimoTitolo: “Un inverno freddissimo”

Autore: Fausta Cialente

Casa Editrice: Nottetempo Editore

Collana:

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione:

“Un tenue bagliore alla curva dell’orizzonte annunciava il giorno autunnale che stava per levarsi sulla città avvolta nelle sue nebbie fluttuanti.

Durante la notte esse avevano persistentemente celato le stelle nel cielo spento e chiuso, ma adesso l’orlo di luce diventava a poco a poco una striscia luminosa sempre più larga, una vaga fosforescenza che lentamente dilagava e si spandeva.”

L’incipit di “Un inverno freddissimo”, pubblicato da Nottetempo Editore, ha due elementi simbolici che si ripresentano nel corso della narrazione.

La nebbia e la luce si contrappongono in una rappresentazione plastica di un tempo storico.

Il 1946 è anno di ricostruzione ma è anche tempo della memoria.

Si oscilla tra il desiderio di andare avanti e il bisogno di non disperdere il ricordo.

Tante figure sembrano incastonate all’interno del testo come baluardi di quelle macerie non solo materiali.

La soffitta diventa il luogo della riconciliazione tra due mondi: il Prima e il Dopo.

Il disegno delle travi è monito di ciò che è stato e delle ferite incancellabili.

Fausta Cialente si distacca dalla letteratura dell’epoca pur mantenendo accenni neorealisti.

Nelle descrizioni dettagliate, negli scorci di una Milano che assume sembianze metaforiche, nella parola suadente, nei dialoghi brevi ed eloquenti, nella poetica della stagione si percepisce un lavoro di cesello e di ricerca.

Per l’autrice la scrittura è sempre stata libertà di espressione, desiderio di monitorare il presente.

La comunità che condivide lo stesso tetto è la riproduzione della società ed ogni personaggio incarna con differenti comportamenti il momento storico.

Spicca la figura di Camilla che tiene insieme la sua famiglia allargata.

È come se la guerra avesse frantumato ogni sentimento, ogni emozione e la protagonista deve ricucire ciò che non ha più identità.

Il suo è un ruolo complesso perfettamente interpretato.

Le figlie, Alba e Lalla, sono antipodi di una modernità che tarda ad arrivare.

La trama procede con sonorità linguistiche ed incastri stilistici.

Il romanzo, curato da Emmanuela Corbè, è imperdibile testimonianza di resistenza e di coraggio.

È segno che la letteratura ha valore terapeutico, che si è madri che sanno abbracciare non solo i propri figli, che le ferite si rimarginano se si ha la fermezza di volerle curare.

Casa Editrice:

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Autore:

Fausta Cialente è stata una delle più importanti scrittrici italiane del Novecento. Nata nel 1898 a Cagliari, ha un’esistenza fatta di frequenti viaggi e trasferimenti. Dal 1921 al 1947 vive stabilmente in Egitto, dove negli anni Quaranta collabora alla propaganda antifascista. Il suo romanzo di esordio, Natalia, viene stampato nel 1930, e al 1936 risale la pubblicazione del primo romanzo di ambientazione egiziana, Cortile a Cleopatra (riedito nel 1953). Dopo un silenzio di molti anni, Cialente torna alla letteratura con il romanzo Ballata levantina (1961), cui fanno seguito Un inverno freddissimo (1966) e Il vento sulla sabbia (1972). Alcuni racconti usciti su riviste e giornali sono riuniti nelle raccolte Pamela o la bella estate (1962) e Interno con figure (1976). Con l’ultimo romanzo, Le quattro ragazze Wieselberger (1976), Cialente vince il premio Strega. Lavora anche a importanti traduzioni, tra cui Giro di vite di Henry James. Muore nel 1994 a Pangbourne, in Inghilterra.

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