Recensione di @CasaLettori: “Abbandono” Elisabeth Åsbrink Iperborea

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Titolo: “Abbandono”

Autore: Elisabeth Åsbrink

Casa Editrice: Iperborea

Collana: Gli Iperborei

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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“Il mio scopo era dare una volta per tutte un nome all’ombra che mi ha seguita per una vita intera.

Volevo definirla, volevo capire, e pian piano mi sono resa conto che la solitudine non era una malattia ma piuttosto un sintomo, un effetto e una conseguenza.”

 

Difficile narrare la Storia con tanta maestria e precisione.

Restituire dignità a coloro che hanno perduto le loro radici e si muovono in un mondo che li respinge.

Ricostruire con dovizia di dettagli il clima antisemita che investì l’Europa.

Dare forma ad dolore e alla rabbia, alla sconfitta e alla disperazione.

Provare a comprendere scavando nel passato attraverso il filtro della obiettività.

Elisabeth Åsbrink, scrittrice e giornalista svedese, fa deviare il romanzo storico verso una illuminante analisi introspettiva.

Pur non perdendo di vista il tormento del popolo sefardita colora le pagine di sentimento.

Partecipa alla narrazione, ne è coinvolta e si sente.

È protagonista che sul palco di un intreccio familiare complesso fa risplendere la luce della verità storica, culturale e sociale.

Non si tira indietro nel tratteggiare i personaggi che animano il racconto.

È impietosa nel mostrarne le debolezze e la precarietà affettiva.

Se è vero che la Storia penetra senza ritegno nelle esistenze quello che conta è mettere in evidenza le reazioni, i moti dell’animo, il senso di vuoto.

 

“È accaduto che la quotidianità sia esplosa, che di un’esistenza siano rimasti solo i frammenti aguzzi, proiettili che hanno trapassato una generazione dopo l’altra: in un paesino di montagna in Spagna, in una sovraffollate città dell’impero ottomano, in un appartamento in affitto a Budapest, in una tranquilla abitazione nei sobborghi di Londra.”

 

Una catena che coinvolge più generazioni costringe a riflettere sulla geografia genetica che va al di là di tutte le leggi della scienza.

A K., ultima erede di un pesante fardello, tocca il compito di aprire gli scrigni segreti sovraffollati di segreti e risentimenti.

“Abbandono”, pubblicato da Iperborea e tradotto da Alessandra Scali, è affresco di più generazioni.

Geniale il costrutto che si sviluppa su linee autonome, pronte a ricongiungersi nel finale.

Rita e quella vergogna di aver concepito fuori dal matrimonio, soffocata da un patrimonio di regole ossessive ereditato dalla madre.

In lei vediamo le tante single che ieri come oggi vengono colpite dal giudizio di una società formale e intransigente.

Il risentimento per il compagno che non può tradire la famiglia ebra e la comunità, che sceglie di relegarla al ruolo di amante.

Sally che non accetta di essere ebrea.

“Lei non si sarebbe mai sottomessa, non si sarebbe mai piegata come uno stelo al vento, non avrebbe mai ammesso che lei e quella parola si appartenevano.Mai un’ebrea.

Mai.”

 

Figura enigmatica ma indispensabile per tenere insieme la trama è il nonno Vidal che mai ha rinnegato la sua Spagna.

 

“Le innumerevoli volte in cui la parola ebreo

Viene tenuta nascosta

Ogni corpo arso vivo su un rogo

Tutto trova posto in un cuore spezzato.”

 

Un capolavoro da leggere e meditare.

Per non dimenticare.

 

Editore

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Autore

Elisabeth Katherine Åsbrink, nota come Elisabeth Åsbrink (Göteborg, 29 aprile 1965), è una scrittrice e giornalista svedese.

Nel 2011 ha vinto il premio svedese August con il suo libro Och i Wienerwald står träden kvar (trad.: E nel Wienerwald ci sono ancora gli alberi), insignito nel 2014 anche del prestigioso premio polacco Ryszard Kapuściński come miglior reportage letterario.

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Recensione di @CasaLettori: “La fotografa degli spiriti” Desy Icardi Fazi Editore

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Titolo: “La fotografa degli spiriti”       

Autore: Desy Icardi 

Casa Editrice: Fazi Editore 

Collana: Le strade

Anno di pubblicazione:  2022

Recensione

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Cosa si vede e cosa si immagina di vedere?

Quali meccanismi governano la percezione visiva e quanto contribuisce la fantasia nel creare l’alterazione dell’immagine?

Desy Icardi torna in libreria con una storia spiazzante che solo all’apparenza rientra nella categoria del romanzo storico.

Sa ghermire il lettore la nostra autrice riuscendo a descrivere con una precisione impressionante i luoghi che fanno da cornice alla trama.

Sceglie un periodo e dopo accurate ricerche traspone le sue conoscenze su carta.

Non si limita ai paesaggi, ha la capacità di riportare i contesti abitativi, gli usi e costumi, scegliendo una scrittura semplice e veloce.

“La fotografa degli spiriti”, pubblicato da Fazi Editore, è ambientato all’inizio del Novecento e riesce a cogliere il contrasto tra l’arretratezza delle classi meno abbienti e lo sfarzo della borghesia.

In entrambi i casi c’è qualcosa che accomuna la società.

Un larvato bigottismo, una serie di paradigmi culturali che devono essere rispettati.

I due personaggi che dominano la scena, pur provenendo da contesti differenti, hanno il desiderio di infrangere le regole alle quali dovrebbero obbedire.

Il giovane Ferro, costretto a continuare la professione degli avi, sta stretto nei panni di avvocato.

Altre sono le sue passioni e tra queste la lettura.

Sembra una figura che sta all’angolo, incapace di ribellione.

Verremo sorpresi e soprattutto la prima impressione che ci siamo costruiti verrà smentita.

Pia è una ragazza povera, trova rifugio nei libri che le permettono di evadere dalla realtà.

Accetta di emigrare in Argentina sposando un ricco possidente per aiutare economicamente la famiglia.

Siamo grati alla Icardi perchè affronta una tematica che è sconosciuta ai più.

Il matrimonio per procura era una pratica molto diffusa con conseguenze molto devastanti.

Vittime spesso le donne che raggiunto il futuro sposo trovavano dolorose sorprese.

La scrittura accenna al fenomeno ma dà una svolta inaspettata alla trama.

L’obiettivo è quello di dimostrare che la libertà si può conquistare anche se i prezzi da pagare sono alti.

Vi chiederete come si intersecano le vite di Ferro e di Pia.

La creatività dell’autrice vi sorprenderà e vi permetterà di credere che i sogni si possono avverare.

Romanzo sociale, viaggio nel regno del buio, ricerca di un proprio spazio e un omaggio alla fotografia.

Per gli amanti dei libri un piccolo paradiso.

 

“La lettura è una faccenda intima, che può essere bello condividere, ma che molto spesso si desidera fare per conto proprio; è un momento tutto per noi nel quale ritroviamo noi stessi nelle parole altrui.”

 

 

 

Editore

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Autore

Desy Icardi è nata e vive a Torino. Con Fazi Editore ha pubblicato L’annusatrice di libriLa ragazza con la macchina da scrivere e La biblioteca dei sussurri riscuotendo, anche all’estero, un grande successo di critica e di pubblico.

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Copertina Una battaglia persa di Svetlana Aleksievic Adelphi Editore
Copertina del volume Rifqa di Mohammed El-Kurd
Copertina Che si dice mentre tuona di Thilo Krause Marcos y Marcos
Copertina di Adattarsi di Clara Dupont Monod
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Copertina del volume
Copertina Acqua rossa di Jurica Pavicic Keller Editore
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Copertina di Tutto quello che per poco non è successo di Don Robertson
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Recensione di @CasaLettori: “Self – Portrait” Melania G. Mazzucco Einaudi Editore

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Titolo:  “Self-portrait”       

Autore: Melania G. Mazzucco

Casa Editrice: Einaudi Editore 

Collana: Frontiere 

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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“Comincio qui un viaggio in trentasei tappe fra opere nelle quali la donna è soggetto.

Due volte: perché è una donna il soggetto che concepisce e realizza di sua propria mano il quadro, e perché è una donna anche il soggetto dell’opera.”

 

Si entra nella dimensione dello stupore e della meraviglia.

Sfilano davanti a noi, accompagnati da splendide immagini, non solo dipinti.

Avremo il privilegio di conoscere le storie, le difficoltà, i patemi d’animo delle artiste.

Parteggeremo con loro quando saranno costrette a difendere la propria passione, quando con coraggio andranno avanti nonostante gli ostacoli.

Sentiremo che il flusso di energia passerà da noi a loro.

Come definire “Self – Portrait”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Frontiere?

Quali aggettivi scegliere per raccontare un gioiello raro?

Credo sia impossibile tanto ci si sente minuscoli davanti a tanta bellezza.

Iniziamo il viaggio nel museo del mondo delle donne con un’icona che racchiude la filosofia dell’opera.

“Porzia che si ferisce alla coscia” è il manifesto del pensiero di Elisabetta Sirani, considerata bambina prodigio, “adulata come Apelle femminile”.

Il gesto di Porzia è una dichiarazione di parità, una dimostrazione di condivisione.

Moglie di Bruto vuole essere compagna nel bene e nel male.

 

“Dopo Porzia di Elisabetta Sirani, che ho scelto come manifesto e autorappresentazione di tutte le artiste – donne forti, eroine a loro modo, che rivendicano il diritto di volgere le spalle ai lavori domestici per contribuire alla lotta politica, e/o alla produzione culturale – entriamo nel museo.”

 

Apprezzo molto la scelta di Melania Mazzucco che propone un itinerario non schematico, legato ad una fase pittorica o a una cronologia.

Seguiremo il corso dell’esistenza partendo dall’origine.

La prima tappa è commovente perché rappresenta la rinascita di Leonora Carrington.

Dopo esperienze travagliate, la relazione con Max Ernst, la permanenza in ospedale psichiatrico, il ritorno in Messico segna la fase della redenzione e in “Baby Giant” c’è la forza d’animo, la ripartenza.

In “La culla” di Berthe Morisot cogliamo lo sguardo di una madre, ne restiamo incantati e ci viene difficile proseguire la nostra passeggiata.

Antonietta Raphaël in “Simona in fasce” torna indietro nel tempo come a voler suggellare il momento della luce con qualcosa di misterioso e arcano.

Trasgressiva “La bambola rifiutata” di Suzanne Valadon, “Susanna e i vecchioni” di Artemisia Gentileschi ha il coraggio di negarsi, il “Nudo di donna” di Giulia Lama incarna il rifiuto del corpo come oggetto, la maestria di Plautilla Nelli in “Annunciazione”, il dolore per la gravidanza negata in “Il letto volante” di Frida Kahlo: nella narrazione della Mazzucco tutto assume i connotati dell’interiorità femminile.

Le storie pulsano di dettagli, sono sentite, partecipate.

Lezioni di arte e non solo.

Si delinea sempre di più il bisogno dell’autrice di estrapolare le personalità, differenti certamente ma tutte accomunate dalla consapevolezza della creazione.

Questo meraviglioso testo è un inno alla capacità di trasformare il pensiero in qualcosa che i secoli non potranno scalfire.

È l’eternità di un colore, di una movenza, di una sfumatura.

Tante altre artiste ci faranno sentire vive.

Melania Mazzucco ci pone una domanda:

 

“Dove sto andando?

Io, che non sono più io, e sono ormai te?”

 

Dedicato a tutte coloro che lotteranno per superare i ruoli imposti e proveranno senza timore ad esprimere la propria creatività.

 

Editore

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Autore

Melania G. Mazzucco è autrice di Il bacio della Medusa (1996, Super ET 2022), La camera di Baltus (1998) Lei cosí amata (2000, Premio Napoli, Super ET 2012), Vita (2003, Premio Strega, Super ET 2014), Un giorno perfetto (2005, Super ET 2017), La lunga attesa dell’angelo (2008, Premio Bagutta, Super ET 2021), Jacomo Tintoretto & i suoi figli. Storia di una famiglia veneziana (2009, Premio Comisso). Nel gennaio 2011 riceve il Premio letterario Viareggio-Tobino come Autore dell’Anno e nel 2020 il Premio John Fante alla carriera. Per Einaudi ha inoltre pubblicato: Limbo (2012, Premio Bottari Lattes Grinzane, Premio Elsa Morante, Premio Giacomo Matteotti) ; Il bassotto e la Regina (2012, Premio Frignano Ragazzi 2013); Sei come sei (2013); Il museo del mondo (2014); Io sono con te (2016, Libro dell’anno di Fahrenheit, Radio 3) e L’architettrice (2019, Premio Capalbio, Premio Alassio, Premio Dessí, Premio Alvaro Bigiaretti, Premio Mastercard, Premio Stresa, Premio Io Donna – Eroine d’oggi, Premio Manzoni, Premio Righetto, Premio Silvia Dell’Orso). I suoi romanzi sono tradotti in 29 paesi. Self-Portrait (Einaudi 2022) nasce dallo sviluppo di «Donna S-oggetto», una rubrica radiofonica ideata da Melania Mazzucco per la Radiotelevisione Svizzera Italiana.

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Copertina Una battaglia persa di Svetlana Aleksievic Adelphi Editore
Copertina del volume Rifqa di Mohammed El-Kurd
Copertina Che si dice mentre tuona di Thilo Krause Marcos y Marcos
Copertina di Adattarsi di Clara Dupont Monod
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Copertina Acqua rossa di Jurica Pavicic Keller Editore
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Copertina di Tutto quello che per poco non è successo di Don Robertson
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Recensione di @CasaLettori: “Punto omega” Flannery O’ Connor minimum fax

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Titolo: “Punto Omega”         

Autore: Flannery O’Connor 

Casa Editrice: minimum fax 

Collana: minimum classics

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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Uno stile pungente che sa toccare picchi sarcastici giocando con uno schema narrativo che ha il suo apice nel finale.

Che Flannery O’Connor, indiscussa maestra della letteratura americana, riesca a spiazzare è cosa nota.

In tutti i suoi libri c’è la traccia evidente di un lavoro accurato sul sociale.

Vuole raccontare la sua gente e ci riesce.

Non usa mezze misure, non attenua le tonalità critiche, non falsa gli aspetti più reconditi di una cultura ancorata al passato.

In “Punto Omega”, pubblicato da minimum fax nella Collana minimum classics e tradotto da Gaja Cenciarelli, è fortemente presente quel Sud che non riesce a scrollarsi di dosso vestigie di prestigiose e altisonanti appartenenze.

A fare da contraltare la decadenza dei luoghi, dei corpi e delle menti.

Nel primo racconto, “la madre” è esempio di un tempo finito ma nella fantasia del personaggio tutto è come prima, statico, luminoso.

Altra figura simbolica è la signora May convinta di essere al centro di un universo tutto suo.

È divertente verificare che c’è stata una evoluzione dei costumi, un passaggio di consegne alle generazioni successive.

Si apre un nuovo capitolo dove domina l’indolenza e la mancanza di iniziativa.

Due approcci differenti che causano notevoli fratture e tra le righe si legge il crollo della famiglia patriarcale.

C’è la dissacrazione dei legami parentali, la difficoltà a comunicare.

Interessante è la questione razziale che è carica di diffidenza, ostilità, opacità mentale.

Spazio ad una spiritualità libera e ad una religiosità bigotta, alla cultura come salvezza e all’ignoranza come protezione.

Si vive in bilico in compagnia della O’Connor, senza perimetri definiti.

Si percepiscono atmosfere gotiche e un alone impercettibile di mistero mescolati ad un realismo tagliente e intransigente.

Ogni storia contiene non dolore ma inadeguatezza, velata paura di fronte alla complessità della materia.

Queste percezioni vengono frazionate in attimi che improvvisi scompaiono.

Nuvolaglie in un cielo costellato da interrogativi mentre la paura fulminante, perfetta, modulata compone una struttura che si innalza libera e senza cedimenti.

Commovente la prefazione di Gaja Cenciarelli, a lei riconosciamo il merito di averci regalato il senso profondo della scrittrice.

Immortale certo perché continua a mostrarci il dritto e il rovescio, il bello e il brutto, la malinconia e la risata.

Ci regala la vita.

Editore

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Autore

Mary Flannery O’Connor (Savannah25 marzo 1925 – Milledgeville3 agosto 1964) è stata una scrittrice statunitense.

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Recensione di @CasaLettori: “Domani a quest’ora” Emma Straub Neri Pozza

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Titolo: “Domani a quest’ora”   

Autore: Emma Straub 

Casa Editrice:  Neri Pozza 

Collana: Bloom

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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“I suoi ricordi erano tutti immagini senza sonoro.”

 

Alice vorrebbe afferrarli, rivedersi bambina, riconoscere odori e parole.

Una nebbia dove si è annidato il presente.

Statico, abitudinario.

Lo stesso appartamento, la stessa amica, lo stesso lavoro.

È come se la normalità fosse scandita da caselle precise, ben impilate.

Niente può spezzare questa granitica fortezza.

È quello che percepiamo conoscendo il personaggio.

Ma qualcosa non quadra nell’insieme così ordinato.

La protagonista di “Domani a quest’ora”, pubblicato da Neri Pozza e tradotto da Alessandra Maestrini, setaccia ogni gesto, si interroga su ciò che l’aspetta.

Studia la città, nota che esiste un forte divario tra benestanti e poveri.

Guarda gli amici, in parte già divorziati e con figli.

Sente di non far parte di un mondo troppo veloce.

Sa che la relazione con Matt, nata su un’app, pur durando da un anno, non ha la consistenza che vorrebbe.

Intuisce che il padre in ospedale si va spegnendo piano piano e questa consapevolezza cozza con la sua idea di immediatezza.

La madre ha scelto altre priorità rispetto alla famiglia e in brevi frasi scambiate per telefono esprime la sua distanza.

Tutto accade senza intermezzi e invece no.

Arrivano i quarant’anni e succede qualcosa di incredibile.

Svegliandosi si ritrova nella stanza di ragazza con un corpo di sedicenne.

Si riavvolge il nastro e noi assistiamo increduli alla trasformazione.

Attenzione, questo non è un libro di fantascienza o una costruzione letteraria per vendere copie.

Il testo ha una fortissima valenza psicologica.

Tra la donna e la ragazzina passano le occasioni e gli appuntamenti mancati, le scelte non fatte, i rimpianti e la malinconia.

Recuperare il prima significa dire a se stessi che troppo si è disperso nella geometria ossessiva dei giorni.

Ricollocare nello spazio il corpo e l’anima.

Rivivere scavando in profondità per far emergere ciò che si era celato.

E soprattutto fermare la morte, rivedere il padre giovane e sorridente.

La scrittura composta e ordinata di Emma Straub diventa frammentaria.

Osservazioni su fogli bianchi come a voler sottolineare che non esistono due realtà.

Ognuno di noi porta un corredo emozionale che non si può schematizzare.

Abbiamo il desiderio e a volte non sappiamo definirlo.

Ci sfugge e nell’inseguirlo potremmo ritrovarci su una sponda insolita.

 

“Tu sai dove vuoi essere?”

 

Su questo quesito si concentra uno dei messaggi forti che possono disorientarci.

Se non si può arrestare il corso della vita, si può continuare ad amare aggrappandosi alla speranza che niente finisce per sempre.

 

Editore

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Autore

Emma Straub è una scrittrice e proprietaria di una libreria americana.

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Recensione di @CasaLettori: “Il dubbio” Matsumoto Seichõ Adelphi Editore

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Titolo: “Il dubbio”       

Autore: Matsumoto Seichõ

Casa Editrice: Adelphi Editore 

Collana: Fabula

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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Raccontare l’ambiguità: è questa una delle doti di Matsumoto Seichõ.

Già in “Il passo di Amagi” avevamo apprezzato il suo stile asciutto e diretto.

Ci aveva sorpreso la sua capacità di capovolgere le situazioni creando un noir in controtendenza con i canoni previsti.

Non classificherei “Il dubbio”, pubblicato da Adelphi Editore nella Collana Fabula, tradotto da Gala Maria Follaco, nella categoria dei polizieschi.

Forte e crescente è la tensione, bisogna risolvere un enigma, capire come è stato orchestrato un delitto.

Ma ci sono sfumature da analizzare con attenzione.

In una notte di pioggia una macchina finisce in mare, muore il marito, il signor Fukutarõ, si salva la moglie, Onizuka Kumako.

La donna con un carattere focoso ed aggressivo ha un passato molto discutibile e nonostante si dichiari innocente viene arrestata e presa di mira dai giornali locali.

Diventa capro espiatorio in una società che si reputa senza macchia.

Tra i maggiori accusatori un giornalista si accanisce con una veemenza insolita.

Lo scrittore mette in moto un meccanismo interessante e ci costringe a considerare cosa significhi edificare il pregiudizio.

Ruolo fondamentale ha la difesa non solo per il coraggio di intraprendere una causa contro tutto e tutti.

Si entra nei territori scoscesi del concetto di giustizia, del rapporto tra avvocato e accusato.

La trama ha guizzi improvvisi, virate scenografiche che, siamo certi, nascondono qualcosa.

Restiamo incollati alle pagine mentre l’evoluzione degli eventi è inimmaginabile.

Non vediamo l’accusata, ascoltiamo solo voci che ne ricompongono a modo loro la personalità.

Strategia intrigante perché dovremo scegliere da che parte stare e non sarà facile.

Il colpo di genio arriva nel finale che non posso anticipare.

Lo scrittore coglie la frattura tra verità e menzogna, mostra che non sempre chi sembra innocente lo è veramente e soprattutto insinua il sospetto che si può distruggere un uomo o una donna solo con la diffamazione.

Vi avviso: non aspettatevi la consueta struttura narrativa.

L’animo umano è assolutamente imprevedibile e può lasciarsi influenzare dai suoi demoni.

Veloce, intelligente, originale: leggetelo.

Editore

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Autore

Seichō Matsumoto (松本清張, nome d’arte di Kiyoharu MatsumotoKitakyūshū21 dicembre 1909 – Tokyo4 agosto 1992) è stato un giornalista e scrittore giapponese.

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Recensione di @CasaLettori: “Falsa guerra” Carlos Manuel Álvarez SUR

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Titolo:  “Falsa guerra”         

Autore:  Carlos Manuel Álvarez

Casa Editrice:  SUR

Collana:  Nuova Serie

Anno di pubblicazione:  2022

Recensione

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“La scrittura era anche una posposizione,  una sospensione dei fatti, finchè continuasse a essere un esercizio che, inesorabilmente, si insinuava nella stessa capsula della vita, una parentesi in cui trattenevo il respiro per definire esattamente che cosa volesse dire respirare, l’apnea della parola.”

Sembra che la nuova prova letteraria di Carlos Manuel Álvarez si differenzi fortemente da “Caduta”.

Credo che ci sia una continuità intellettuale pur negli evidenti mutamenti stilistici.

In “Falsa guerra” continua la ricerca antropologica di un autore che vuole dare nome ai fenomeni migratori.

Compie un’operazione coraggiosa e crea una trama destrutturata.

Abbandona la narrazione lineare con un obiettivo preciso.

Vuole mostrare gli aspetti più nascosti del viaggio.

Identifica diversi Ulisse che lasciano la loro terra e si trovano a vagare incerti e spaesati.

Cercano un’occasione per ricominciare ma il loro cuore non è libero.

Troppe le pressioni emotive, tanti i richiami che sembrano canti di un altro tempo.

Nessun autore è riuscito a regalarci gli stati d’animo, la confusione, il senso di vuoto dei senza patria.

Tra quei senza dimora ci siamo anche noi se abbiamo il coraggio di confrontarci con il presente.

Un presente sfilacciato e incerto, una nebbia che avvolge e dilata la realtà.

Che allontana la meta, la frammenta in lontane chimere.

Non è casuale che i personaggi non abbiano un nome proprio, come se non meritassero nemmeno un’identità.

È questa cancellazione del bagaglio culturale a rendere il romanzo innovativo.

Siamo costretti a chiederci chi è il Barbiere, il Gringo, lo Strumentista.

Abbiamo visioni che si intrecciano tra loro, si scompongono,  si allontanano dalla nostra osservazione.

Ognuno rappresenta l’umanità, variegata, complessa.

Quell’umanità che porta con sè storie difficili da raccontare e da rielaborare.

Può concedere piccole orme ma queste parti unite costruiscono la geografia del nostro mondo.

Si fanno interpreti di un dolore antico che arriva dal centro della terra e si propaga componendo un variegato puzzle.

Non esuli o migranti ma viaggiatori che hanno perso la rotta.

Certamente il testo ha una forte valenza politica e sociale, vuole farci comprendere che la Storia dei popoli non si può circoscrivere in poche, scarne, rigide frasi.

Altre sono le dinamiche che emergono; lo spaesamento è il male del secolo ed accomuna tutti coloro che non si riconoscono in un progetto scritto da pochi.

Si ha la sensazione dell’andare verso inafferrabili lidi, tema che da sempre ha appassionato poeti e scrittori.

Álvarez riprendendo questo filo conduttore, riesce a dare una spinta moderna, una sua personale interpretazione.

Al lettore il compito di ritrovarsi in questo girare in tondo, in questa continua ricerca della terra promessa.

E se non ci fosse nessun luogo che risponde a questi precisi canoni?

Se l’autore volesse portarci lì dove è tutto da costruire?

Esistono valori di condivisione e amicizia che abbiamo dimenticato.

Esiste la memoria che va rivalutato.

Esiste il dolore che può essere esorcizzato.

Un libro educativo che attraverso un esercizio linguistico, fonetico, stilistico arriva al cuore del lettore.

È l’attraversamente del confine con il proprio corpo, è la vittoria dei sensi, è il canto collettivo di uomini e donne che sanno ancora stringersi le mani, ascoltarsi, vacillare e perdersi.

 

Editore

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Autore

Carlos Manuel Álvarez (1989) ha vinto nel 2013 il Premio Calendario e nel 2017 è stato selezionato tra i 39 migliori scrittori latinoamericani sotto i quarant’anni  nel progetto Bogotá39. Fondatore della rivista El Estornudo, i suoi testi di non-fiction sono stati pubblicati da testate quali The New York TimesThe Washing-ton PostBBC WorldAl JazeeraInternazionale.

 

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Recensione di @CasaLettori: “Caminito” Maurizio De Giovanni Einaudi Editore Stile Libero

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Titolo: “Caminito”         

Autore: Maurizio De Giovanni

Casa Editrice: Einaudi Editore 

Collana: Stile Libero 

Anno di pubblicazione: 2022

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“Aprile è difficile da capire, impossibile da esplorare.

Perché è fatto di fiori e di frutta nuova, fa immaginare che il peggio sia passato e non ci sia più da aver paura.”

Cadenzato, ritmico con una pioggia di immagini.

È la poetica del tempo che Maurizio De Giovanni sa trasformare in una lirica dolce.

Ci si chiede come si possa restituire ad un mese quel battito di cuore, foriero di desiderio e di attesa.

Si resta spiazzati per la capacità di manipolare la parola, intrappolarla all’interno delle sensazioni più profonde e restituirla con tanta enfasi emotiva.

La compiutezza delle frasi, l’accelerazione delle percezioni, il brivido del rimpianto creano un impianto scenico che sarà asse portante di “Caminito”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero.

Torna il commissario Ricciardi e la cosa sorprendente è che ancora una volta riusciamo ad esplorare nuovi aspetti del nostro amato personaggio.

La mia impressione è che ci sia una evoluzione interiore, la necessità di reagire al grande dolore per la perdita dell’amata moglie.

Il suo ruolo di padre gli impone di aprirsi alla tenerezza e coglierlo nei momenti di intimità con la sua ragazzina non solo sviluppa una forte tensione emotiva ma offre anche una visione sfaccettata del protagonista.

Un tragico fatto di sangue coinvolge due giovani mentre appartati si uniscono nell’abbraccio della passione.

Le indagini si sviluppano su più piani con la solita metodologia precisa, deduttiva, legata alle suggestioni di Ricciardi.

C’è un binomio che attraversa la trama: amore e morte.

Splendida la figura dell’anziano professore in pensione legato alla compagna da un filo indistruttibile.

Sarà lui a trovare i cadaveri e non credo che sia una scelta casuale.

Colui che preserva la memoria della donna amata è l’anello che unisce la storia delle due vittime.

Si aggiunge un ulteriore tassello che fa virare il noir in testo di denuncia.

È il 1939 e il fascismo è sempre più invadente, una potenza che controlla e semina terrore.

È tempo di guardare in faccia la realtà, avere il coraggio di trovare i colpevoli e smascherarli.

Un atto di ribellione al regime che nasce e cresce attraverso un’analisi storica dettagliata e dolorosa.

Cosa significa essere eroi?

È questa la domanda che arriva come un vento impetuoso.

Il romanzo riesce a scuotere le coscienze, a rivedere il passato con occhi critici, a mostrare i conniventi e i complici.

Non ci sono comparse ma ognuno dei numerosi personaggi viene presentato nel bene e nel male, senza sconti.

Mi piace pensare ad una coralità di voci che si distinguono per sonorità e inflessione.

 

“Non posso cambiare i miei pensieri, i miei sentimenti e soprattutto il mio senso di giustizia.

Se devo fare qualcosa che pure possa mettermi a rischio, io devo farlo.”

 

Aprile, mese delle attese e delle speranze anche dall’altra parte del mondo dove una donna impara ad accettare il dolore.

Due strade parallele si incontrano e siamo certi che della misteriosa signora che abbiamo intravisto avremo presto notizie.

Bellissimo e sferzante, una lezione da imparare perché riguarda il nostro presente.

Complimenti!

 

 

 

 

Editore

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Autore

Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del doloreLa condanna del sangueIl posto di ognunoIl giorno dei mortiPer mano miaVipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuoreAnime di vetroSerenata senza nomeRondini d’invernoIl purgatorio dell’angelo e Il pianto dell’alba (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero). Dopo Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Einaudi Stile Libero 2016; Premio Scerbanenco), con I Bastardi di Pizzofalcone (2013) ha dato inizio a un nuovo ciclo contemporaneo (sempre pubblicato da Einaudi Stile Libero e diventato una serie Tv per Rai 1), continuato con BuioGeloCuccioliPaneSouvenirVuotoNozzeFiori, e Angeli, che segue le vicende di una squadra investigativa partenopea. Ha partecipato, con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, all’antologia Giochi criminali (2014)

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Recensione di @CasaLettori: “Elegie” Douglas Dunn Elliot Edizioni

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Copertina "Elegie" Douglas Dunn Elliot EdizioniTitolo: Elegie

Autore: Douglas Dunn

Casa Editrice: Elliot Edizioni

Collana: Poesia

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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“La verità poetica viene creata attraverso l’immaginazione, attraverso un lavoro della mente sul materiale reale.

Essenziale è un certo clima romanzesco introdotto dal ritmo, dalla cadenza, dal metro, dalle strofe, dalla rima, dalla metafora.”

 

“Elegie”, pubblicato da Elliot Edizioni e curato da Marco Fazzini, rispecchia la filosofia di Douglas Dunn.

Rigoroso nella forma e nello stile, impeccabile nella qualità dei verso, raffinato nella scelta del fonema.

A differenza delle altre raccolte poetiche questa prova letteraria è molto intima pur mantendo uno sguardo disincantato nei confronti della realtà.

La morte della moglie provoca un brusco giro di boa, il bisogno di raccontare l’esperienza.

Convinto che la poesia debba attingere al vissuto, compie un’operazione di purificazione del dolore.

Si affida ai ricordi, ai momenti di gioia, alla luce di una relazione affettiva che si abbarbica a ciò che resta.

“Momenti di me

E momenti del mio amore e di me assieme

E i suoi momenti, le sue visioni segrete.”

 

“L’antisettica folata del destino” si contrappone alla simmetria delle immagini, speculari allo scorrere del tempo.

Il prima e il dopo in un abbraccio eterno e in questa comunione estrema, in questa rarefazione delle percezioni si ritrova l’incanto dell’attimo che tenta di fuggire.

I sogni ad occhi aperti, la ricerca di un’aritmetica delle stagioni, lei che scrive con la luce, sconfiggendo l’oscurità.

La casa come luogo di pellegrinaggio, la natura testimone muta, l’attesa del sole che tramonta, la certezza che non si frantumerà la memoria.

 

“I nostri sogni si raffreddano.

Andiamo oltre noi stessi, oltre le nostre morti.”

 

E quel nome invocato è liberazione e tormento.

È saluto e abbraccio.

È il riscatto dell’uomo dalla ruota che gira.

È la speranza e la carezza, scenografia senza fine.

Solo così si potrà accettare l’assenza.

“Quell’a presto giambico e piumato

Apre antologie

Nasce e rinasce

Mentre scorrono i giorni

Dentro anniversari celesti

Quando oceani cullano mari minuscoli

Che gli occhi inondano.”

 

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Foto di Douglas Dunn

Douglas Eaglesham Dunn, OBE è un poeta, accademico e critico scozzese.

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Recensione di @CasaLettori: “L’ora del caffè” Gianrico e Giorgia Carofiglio Einaudi Editore Stile Libero

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Titolo: “L’ora del caffè”       

Autore: Gianrico e Giorgia Carofiglio

Casa Editrice: Einaudi Editore 

Collana: Stile Libero 

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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“È solo la consapevolezza che non esiste dialogo dove non si concorda nemmeno sui termini del discorso.

Che le nostre certezze possono diventare una palude in cui ci areniamo e che non ci permette di avanzare con spirito di esplorazione e curiosità.

Se le nostre coordinate sono incompatibili e non facciamo nulla per costruire un ponte tra le diverse esperienze individuali, rischiamo di trincerarci nelle rispettive convinzioni tanto che discutere diventa inutile, o addirittura tossico.”

 

“L’ora del caffè”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, è esperienza di conoscenza dell’altro che possiamo ripetere.

Basta seguire passo passo le indicazioni preliminari suggerite da Gianrico Carofiglio.

Perché l’esperimento sia efficace è necessario uno o più interlocutori.

Un figlio, un nipote, un’intera scolaresca e uno spazio che dia il senso della ritualità del nostro agire.

Lo scrittore sceglie la figlia Giorgia e insieme, passo dopo passo, provano a confrontarsi su tematiche che li vedono su fronti differenti.

Prima di iniziare bisogna “mettere in dubbio le reazioni distintive, le formule automatiche, gli schemi mentali rigidi.”

Avere come compagni la curiosità e il desiderio di conoscere nuove ipotesi interpretative.

Lo scopo è quello di accorciare le distanze comunicative tra generazioni e di imparare l’arte dell’ascolto.

Fidatevi, potrete ripetere lo schema del testo con il partner, un amico, un professore o l’occasionale conoscente con il quale volete creare una relazione duratura e onesta.

Suggerisco di seguire le varie tematiche affrontate nei capitoli perchè hanno una loro logica nell’impianto narrativo.

Certamente vi sarete trovati in presenza di qualcuno che per etica o per scelta non mangia carne.

Il primo impatto è la resistenza legata al bisogno ancestrale di proteggere le tradizioni.

Provate ad analizzare con lucidità le ragioni del vegetariano o vegano.

Vi si aprirà un mondo di motivazioni che non avevate mai valutato.

Cercare di comprendere come è mutato nel tempo il concetto di sofferenza psicologica, scoprire che è necessario liberarsi dalla vergogna e dalla colpa vi permetterà di rinascere.

La crisi climatica mai veramente affrontata e l’entusiasmo dei giovani nel voler fermare la catastrofe,

 

“Per chi ha meno di trent’anni la crisi climatica è una questione personale

Non è uno scenario astratto.”

 

Il loro impegno nasce dal realismo e non da un idealismo astratto.

L’emancipazione femminile e le quote di genere, le disparità salariali, la retorica delle donne eccezionali: punto per punto viene costruita una innovativa griglia di valori avendo il coraggio di mettere in discussione quelle che sono sembrate delle conquiste femministe.

La frammentazione delle notizie sui social, il diritto di esprimere la propria sessualità, il rischio di fermarsi al singolo caso di discriminazione senza inserirlo nel contesto sociale e politico, le motivazioni dell’estensione al voto che comprende soprattutto “la fascia di età fra i diciotto e i trentaquattro anni”: ogni argomento è sviluppato con spirito critico e costruttivo.

Leggere il testo significa uscire da una striminzita visione soggettiva, aprire la mente, conoscere autori da leggere, avere voglia di mettersi in gioco a qualunque età.

 

“È un sollievo sapere che il mondo non finisce laddove si ferma la nostra limitata percezione.”

 

Una boccata di ossigeno in questo tempo oscuro, una riserva in energia, coraggio, speranza.

Editore

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Autore

Gianrico Carofiglio ha scritto racconti, romanzi, saggi. I suoi libri, sempre in vetta alle classifiche dei best seller, sono tradotti in tutto il mondo. Ha creato il popolarissimo personaggio dell’avvocato Guido Guerrieri. Per Einaudi ha pubblicato il racconto La doppia vita di Natalia Blum raccolto nell’antologia Crimini italiani (Stile libero 2008), Cocaina, con Massimo Carlotto e Giancarlo De Cataldo (Stile libero 2013 e e Super ET 2014), Una mutevole verità (Stile libero 2014, Super ET 2016 E Super ET 2018, Premio Scerbanenco), La regola dell’equilibrio (Stile libero 2014, Super ET 2016 e Super ET 2018), Passeggeri notturni (Stile libero 2016 e Super ET 2017), L’estate fredda (Stile libero 2016 e Super ET 2018), Le tre del mattino (Stile libero 2017 e Super ET 2019), La versione di Fenoglio (Stile Libero 2019), La misura del tempo (2019 e 2022) e Non esiste saggezza. Edizione definitiva (2020 e 2022).

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