Recensione di @CasaLettori: “Caminito” Maurizio De Giovanni Einaudi Editore Stile Libero

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Titolo: “Caminito”         

Autore: Maurizio De Giovanni

Casa Editrice: Einaudi Editore 

Collana: Stile Libero 

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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“Aprile è difficile da capire, impossibile da esplorare.

Perché è fatto di fiori e di frutta nuova, fa immaginare che il peggio sia passato e non ci sia più da aver paura.”

Cadenzato, ritmico con una pioggia di immagini.

È la poetica del tempo che Maurizio De Giovanni sa trasformare in una lirica dolce.

Ci si chiede come si possa restituire ad un mese quel battito di cuore, foriero di desiderio e di attesa.

Si resta spiazzati per la capacità di manipolare la parola, intrappolarla all’interno delle sensazioni più profonde e restituirla con tanta enfasi emotiva.

La compiutezza delle frasi, l’accelerazione delle percezioni, il brivido del rimpianto creano un impianto scenico che sarà asse portante di “Caminito”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero.

Torna il commissario Ricciardi e la cosa sorprendente è che ancora una volta riusciamo ad esplorare nuovi aspetti del nostro amato personaggio.

La mia impressione è che ci sia una evoluzione interiore, la necessità di reagire al grande dolore per la perdita dell’amata moglie.

Il suo ruolo di padre gli impone di aprirsi alla tenerezza e coglierlo nei momenti di intimità con la sua ragazzina non solo sviluppa una forte tensione emotiva ma offre anche una visione sfaccettata del protagonista.

Un tragico fatto di sangue coinvolge due giovani mentre appartati si uniscono nell’abbraccio della passione.

Le indagini si sviluppano su più piani con la solita metodologia precisa, deduttiva, legata alle suggestioni di Ricciardi.

C’è un binomio che attraversa la trama: amore e morte.

Splendida la figura dell’anziano professore in pensione legato alla compagna da un filo indistruttibile.

Sarà lui a trovare i cadaveri e non credo che sia una scelta casuale.

Colui che preserva la memoria della donna amata è l’anello che unisce la storia delle due vittime.

Si aggiunge un ulteriore tassello che fa virare il noir in testo di denuncia.

È il 1939 e il fascismo è sempre più invadente, una potenza che controlla e semina terrore.

È tempo di guardare in faccia la realtà, avere il coraggio di trovare i colpevoli e smascherarli.

Un atto di ribellione al regime che nasce e cresce attraverso un’analisi storica dettagliata e dolorosa.

Cosa significa essere eroi?

È questa la domanda che arriva come un vento impetuoso.

Il romanzo riesce a scuotere le coscienze, a rivedere il passato con occhi critici, a mostrare i conniventi e i complici.

Non ci sono comparse ma ognuno dei numerosi personaggi viene presentato nel bene e nel male, senza sconti.

Mi piace pensare ad una coralità di voci che si distinguono per sonorità e inflessione.

 

“Non posso cambiare i miei pensieri, i miei sentimenti e soprattutto il mio senso di giustizia.

Se devo fare qualcosa che pure possa mettermi a rischio, io devo farlo.”

 

Aprile, mese delle attese e delle speranze anche dall’altra parte del mondo dove una donna impara ad accettare il dolore.

Due strade parallele si incontrano e siamo certi che della misteriosa signora che abbiamo intravisto avremo presto notizie.

Bellissimo e sferzante, una lezione da imparare perché riguarda il nostro presente.

Complimenti!

 

 

 

 

Editore

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Autore

Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del doloreLa condanna del sangueIl posto di ognunoIl giorno dei mortiPer mano miaVipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuoreAnime di vetroSerenata senza nomeRondini d’invernoIl purgatorio dell’angelo e Il pianto dell’alba (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero). Dopo Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Einaudi Stile Libero 2016; Premio Scerbanenco), con I Bastardi di Pizzofalcone (2013) ha dato inizio a un nuovo ciclo contemporaneo (sempre pubblicato da Einaudi Stile Libero e diventato una serie Tv per Rai 1), continuato con BuioGeloCuccioliPaneSouvenirVuotoNozzeFiori, e Angeli, che segue le vicende di una squadra investigativa partenopea. Ha partecipato, con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, all’antologia Giochi criminali (2014)

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Copertina Una battaglia persa di Svetlana Aleksievic Adelphi Editore
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Recensione di @CasaLettori: “Il centro del mondo” Andreas Steinhöfel La Nuova Frontiera Editore

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Titolo: Il centro del mondo

Autore: Andreas Steinhöfel

Casa Editrice: La Nuova Frontiera Editore

Collana: 

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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La Nuova Frontiera inaugura una nuova Collana, “Oltre”, dedicata ai giovani che vogliono superare barriere e pregiudizi.

Sceglie il romanzo perfetto per iniziare un’avventura coraggiosa e istruttiva.

In un tempo in cui i nostri ragazzi vivono la confusione di un mondo complesso, poco chiaro e soprattutto poco attento alle problematiche giovanili è un atto eroico proporre, in alternativa alle abbuffate sui social, uno sguardo alternativo.

“Il centro del mondo”, tradotto dal tedesco da Angela Ricci, non si presenta cercando di incantare con una trama da videogioco, non usa strategie di intrattenimento fine a se stesso.

Parla al cuore dei lettori di tutte le età con grande onestà.

Attraverso la voce del diciassettenne Phil narra la realtà senza inutili edulcorazioni.

Ambientato in un piccolo paese di fatto rappresenta ogni ipotetico luogo della carta geografica.

Già nel titolo intuiamo che il libro non si fermerà ad una collocazione geografica precisa ma vuole rappresentare i mutevoli stati d’animo dell’adolescenza.

Sarebbe però un errore classificare il testo come un viaggio di formazione e di crescita.

Tanti sono i fattori che si intersecano tra loro offrendo una panoramica che coinvolge anche gli adulti.

Quando la mamma di Phil, Glass, arriva in Europa è incinta ed è decisa a lasciarsi alle spalle il passato.

È partita per ricongiungersi all’amata sorella Stella ma l’aspetta un’amara sorpresa.

Ecco il primo ostacolo da affrontare.

Quello che può sembrare un dettaglio si rivela un elemento fondamentale.

Esiste una scala molto ripida che bisognerà scalare e non sono previste scorciatoie.

Il nostro protagonista ha una sorella gemella, Dianne, con una personalità chiusa e complessa.

La piccola famiglia dovrà affrontare l’ostracismo degli abitanti, poco inclini a perdonare la frenetica vita sentimentale della madre.

Donna libera e con una filosofia ben chiara: non lasciarsi smontare dai pettegolezzi ed educare i figli all’autonomia.

È come se vedessimo ribaltate tutte le sovrastrutture culturali del nucleo familiare, un utile confronto soprattutto per i genitori che dovrebbero assolutamente leggere il libro.

L’omosessualità dichiarata di Phil si scontrerà con il dolore di essere considerato un corpo da usare.

La magrezza di Dianne sarà sintomo di un profondo senso di inadeguatezza.

La figura del padre assente e senza nome è un altro enigma da risolvere, provando ad accettare il vuoto.

La trama si sviluppa come un puzzle e questa tecnica narrativa accresce la curiosità.

Assistiamo ad una collocazione del sè all’interno di una sfera soggettiva e oggettiva.

L’autore riesce a sconfinare nelle terre desolate della solitudine, della frustrazione ma regala al contempo splendidi esempi di amicizia sincera.

Tanti i personaggi che animano le pagine ed ognuno segna un passaggio nella strada della vita.

La scrittura sa essere l’albero al quale aggrapparci, la conoscenza della letteratura il porto sicuro dove approdare.

“Non ho più paura di cadere.

È una bella sensazione.

La sensazione della vita in movimento.”

 

Editore

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Autore

Andreas Steinhöfel è nato a Battenberg, in Germania, nel 1962. È autore di numerosi libri con i quali ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti. È stato più volte nominato all’Astrid Lindgren Memorial Award e all’Hans Christian Andersen Prize. È il primo autore per ragazzi a essere diventato membro dell’Accademia tedesca per la lingua e la poesia.

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Recensione di @CasaLettori: “Il naufragio” Daniel Albizzati Fazi Editore

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Titolo:  “Il naufragio”         

Autore:  Daniel Albizzati

Casa Editrice:  Fazi Editore 

Collana:  Le strade

Anno di pubblicazione:  2022

Recensione

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“I libri sono amici che non ti chiedono niente, solo di ascoltare con gli occhi.

Ti insegnano parole, ti insegnano storie, ti fanno provare emozioni.

È la prima volta da quando sto sull’isola che mi sento, se non felice, almeno sereno.”

 

A pronunciare queste meravigliose parole è Vadim, giovane della periferia romana, scapestrato, costretto a fuggire dalla città dopo aver combinato un bel guaio.

Un disadattato, con amici infrequentabili, una famiglia inesistente.

Non ha voluto continuare gli studi, gli stupefacenti gli hanno lacerato la volontà, non ha obiettivi né progetti.

Quando la nave che aveva scelto per allontanarsi dal suo passato va a fondo è l’unico a salvarsi.

L’isola dove approda è deserta, inospitale.

La spiaggia è ricoperta da cumuli di spazzatura, il bosco incute timore.

Il nostro protagonista deve imparare a sopravvivere ma i demoni che lo abitano lo tormentano con le loro voci.

Di un realismo che disorienta, “Il naufragio”, pubblicato da Fazi Editore, è un pugno in faccia.

Nella prima parte il linguaggio e le movenze sono quelle di uno scugnizzo disperato in preda a crisi d’ansia, un prigioniero che non conosce vie di fuga.

Poi succede qualcosa che cambia il corso della narrazione.

All’interno di un container cominciano a fuoriuscire libri.

Inizialmente sono solo pagine da poter bruciare se si riuscisse ad accendere un fuoco.

Poi spazi bianchi da riempire di pensieri.

E qui avviene la prima catarsi, il tentativo di esprimere le paure e tradurle in segni.

“Devo scrivere; ma non per uscire dall’inferno, come ha detto qualcuno, ma per far uscire l’inferno da me.

Quando scrivo mi libero dei pensieri che mi angosciano, la voce mi passa attraverso e si allontana.”

Ma il vero miracolo avviene quando il nostro personaggio inizia a leggere.

Si aprono mondi mai esplorati, si trovano compagni di avventura.

La solitudine diventa meno spaventosa.

Ogni storia è apprendimento, conquista, luogo di creatività mai esplorato.

 

“Il suono della voce non è più un coro di grida confuse.

Da che emetteva solo versi, adesso nel trambusto percepisco parole confuse che messe in fila hanno la sembianza di ragionamenti.

Stanno prendendo forma e suono.

Non riesco ancora a capirne il senso, non sono ancora distinguibili.”

 

Il percorso di rinascita è lento e doloroso, deve attraversare quel groviglio che è la mente.

Ritrovare l’anima e la pace.

Daniel Albizzati mi ha sorpresa perché è riuscito a trasformare completamente il suo Vadim.

Ci ha permesso di vivere la metamorfosi momento per momento.

Ha modificato linguaggio e tonalità espressive.

Ha ideato una trama che sfiora l’incredibile, mettendo in scena la lenta morte del pianeta.

Nel finale aperto lascia a noi la possibilità di interpretazione degli eventi.

In quel ragazzo rivediamo i tanti sbandati che si muovono senza pace nelle nostre strade.

Imbottiti di alcol e sostanze psicotrope sono la sincretica rappresentazione del fallimento della nostra società.

Forse l’isola deserta siamo anche noi, pensiamoci.

Editore

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Autore

Daniel Albizzati, nato a Stoccolma, laureato in Marketing e Giornalismo, scrive racconti e articoli su «Il bestiario degli italiani». Lavora nel cinema e nell’editoria. È direttore editoriale della narrativa di GOG Edizioni. Con Fazi Editore, nel 2019, ha pubblicato Le avventure di MercuzioIl naufragio è il suo secondo romanzo.

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Recensione di @CasaLettori: “La tua assenza è tenebra” Jón Kalman Stefánsson Iperborea

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Titolo: “La tua assenza è tenebra”     

Autore: Jón Kalman Stefánsson

Casa Editrice: Iperborea

Collana:

Anno di pubblicazione:  2022

Recensione

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“I morti perdono il nome se non raccontiamo la loro storia;

quindi se racconti la mia storia io ritroverò il mio?”

 

Malinconico e dolcissimo, profondo e commovente.

Lancinante e autentico, poetico e sfuggente.

Ancora una volta Jón Kalman Stefánsson trova una cifra narrativa che entra nel cuore del lettore.

Lo turba, lo coccola, lo interroga.

Lo porta a viaggiare nel tempo e nello spazio, dandogli una sensazione di infinito.

Lo invita a lasciarsi andare tra i fiordi e i paesaggi che hanno un’intrinseca bellezza.

Lo fa accedere in quello spazio che si chiama eternità, gli fa sentire il brivido della ricerca del sè, gli permette di accostarsi all’ignoto.

 

“Le cose davvero importanti ti lasciano addosso un segno indelebile, sentimenti profondi, esperienze difficili, traumi, felicità intensa; dolori o violenze che colpiscono la società o il tuo mondo possono penetrarti dentro a una profondità tale da inscriversi nei geni, che poi li tramandano di generazione in generazione, forgiando così chi ancora non è nato.

È una legge di natura.

I geni trasportano le sensazioni, i ricordi, le esperienze e i traumi da una vita all’altra, e in questo modo alcuni di noi esistono ben oltre la loro dipartita, ben dopo essere stati dimenticati del tutto.

Il passato, pertanto, ce lo portiamo costantemente dentro.

È un continente invisibile, misterioso, che talvolta si lascia percepire tra il sonno e la veglia. Un continente con rilievi montuosi e distese marine che influiscono in maniera stabile sul clima e sulle variazioni di luce che abbiamo in noi.”

 

“La tua assenza è tenebra”, pubblicato da Iperborea e tradotto da Silvia Cosimini, già nel titolo contiene due termini che ci faranno compagnia.

Ne scopriremo il senso e il legame che li unisce.

Essere assente può contenere vari significati anche metaforici.

Mi piace pensare che si riferisca al protagonista, “assente a se stesso”, incapace di ricordare.

Un vuoto vorticoso dove più niente appare, solo un presente irriconoscibile, distante.

Tenebra è mancanza di luce ma è anche simbolicamente morte.

Il pregio dell’opera è quello di portarci a pensare che il buio può essere frantumato attraverso la conoscenza.

Conoscersi o meglio riconoscersi significa fare chiarezza, illuminare, accedere senza timore nel luogo della dimenticanza.

 

“No, non conosco abbastanza bene i dettagli per vedere il contesto.

I dettagli, il contesto?

I primi li viviamo, il secondo lo inventiamo.”

 

È questa la letteratura, trasformare la vita in invenzione o viceversa e questo romanzo ne è la prova.

Sa dare il giusto valore allo scorrere del tempo, lo accelera, lo sminuzza, lo ingigantisce, lo riduce in schegge.

Ruotano storie e personaggi e frasi che stordiscono.

Si alternano pagine fitte a riflessioni che si incidono sulla pietra.

Scorre un film con i contorni a tratti surreali, rarefatti ricordi, giochi semantici e schizzi introspettivi.

Ci si incontra per ritrovare pace accettando ciò che scompare.

Tornerà sotto forma di parola che riesce a fare da ponte tra morte e vita.

 

“Fuggi pure verso altri paesi, altri emisferi, nasconditi nelle valli più isolate, nei vicoli delle grandi città, quel maledetto verso, quell’accidente di ritornello, rintraccerà il tuo cuore, che tu sia a Buckingham Palace, nel ventre del Pentagono, sotto il letto del papa.

Ti rintraccia, ti strappa tutte le armi di mano, e comincia a cantare.”

Editore

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Autore

Jón Kalman Stefánsson, ex insegnante e bibliotecario, si dedica alla poesia prima di passare alla narrativa, distinguendosi subito per una lingua di singolare ricchezza evocativa e diventando uno dei più amati scrittori nordici. Attraverso potenti affreschi dell’Islanda di ieri e di oggi, i suoi romanzi affrontano le grandi domande dell’uomo, la vita, l’amore, il senso ultimo dell’esistenza, il potere dell’arte e della letteratura. Più volte nominato al Premio del Consiglio Nordico, con Luce d’estate ed è subito notte ha ricevuto il Premio Islandese per la Letteratura. Iperborea ha pubblicato la trilogia Paradiso e inferno (2015), La tristezza degli angeli (2012),  Luci d’estate ed è subito sera (2013), Il cuore dell’uomo (2014), oltre ai Pesci non hanno gambe (2015) e Grande come l’universo (2013), che raccontano una saga famigliare spaziando da un capo all’altro dell’Islanda attraverso il Ventesimo

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Copertina
Copertina Una battaglia persa di Svetlana Aleksievic Adelphi Editore
Copertina del volume Rifqa di Mohammed El-Kurd
Copertina Che si dice mentre tuona di Thilo Krause Marcos y Marcos
Copertina di Adattarsi di Clara Dupont Monod
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Copertina del volume
Copertina Acqua rossa di Jurica Pavicic Keller Editore
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Copertina di Tutto quello che per poco non è successo di Don Robertson
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Recensione di @CasaLettori: “Disturbo della quiete pubblica” Richard Yates minimum fax

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Titolo:  “Disturbo della quiete pubblica”   

Autore: Richard Yates

Casa Editrice: minimum fax

Collana: minimum classic

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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L’altro volto dell’America, quello che racconta l’insoddisfazione e il fallimento.

Siamo nel 1960 a New York in un giorno qualsiasi.

Qualcosa accade nella mente di John Wilder.

Una laconica telefonata alla moglie per comunicarle che non può tornare a casa perché ha paura di uccidere lei e il figlio.

Come può un uomo all’apparenza normale avere un simile timore?

Inizia così “Disturbo della quiete pubblica” pubblicato da minimum fax e tradotto da Mirella Miotti.

Uno dei romanzi più intensi di Richard Yates, pungente, caustico, a tratti feroce.

L’autore ha sempre guardato oltre la patina della opulenta società, si è sbizzarrito a smontare la dilagante idea di una terra dove tutto funziona alla perfezione.

Ha mostrato con una lucidità incredibile i tratti oscuri, le zone d’ombra, i vuoti affettivi.

In questa prova letteraria sintetizza la sua filosofia narrativa.

Nel suo personaggio si concentra il male di vivere, i sogni frustrati, il matrimonio deludente.

In un gioco di entrate e uscite dal passato viene abbozzato il quadro di un’infanzia e un’adolescenza dove non ha potuto dimostrare il vero sè.

Oppresso dai genitori, incapace di continuare gli studi, afflitto dalla lentenza nell’apprendere si ritrova a vivere un’esistenza che non è la sua.

Venditore di spazi pubblicitari mentre altre erano le ambizioni in una città che esclude i perdenti.

Quando ha coscienza della trappola in cui vive esplode finendo ricoverato in psichiatria.

È in quest’ambiente perturbante che sente tutto il peso della solitudine.

Lo scrittore non ci risparmia niente di un sistema sanitario che non cura ma emargina.

Descrive un inferno con pagine di un realismo disarmante.

Uomini che hanno perso la bussola, vagabondi sofferenti, monadi che girano a vuoto cercando il proprio centro.

Quando il nostro protagonista torna nel fuori trova l’ipocrisia di un recupero forzato.

Le sedute psicoanalitiche, gli incontri con gli Alcolisti Anonimi sono solo palliativi che non placano l’insoddisfazione.

Cerca di dare una sterzata al destino ma riempire i vuoti non è così semplice.

Non basta credere in un’idea per farla funzionare ed è su questa convinzione che inizia a ruotare la trama.

Mentre ci si avvia verso il finale si sente una ondata di tenerezza.

Nell’imperfezione e nel dolore, nella sconfitta e nella follia Yates ci restituisce l’umanità perduta, il desiderio di comprendere cosa si nasconde dietro i volti della folla che ci cammina accanto.

Quanti John abbiamo sfiorato senza fermarci ad ascoltare il loro canto triste?

Mi auguro che tanti lettori si accostino alle opere di Yates.

Viaggi che riescono a mettere in crisi, a scuotere le coscienze e questa si chiama letteratura.

 

Editore

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Autore

Richard Yates è stato oggetto di una riscoperta che lo ha trasformato in uno dei grandi classici del realismo americano del secondo Novecento. Minimum fax ha pubblicato anche Revolutionary Road, Undici solitudiniSotto una buona stellaEaster ParadeUna buona scuolaBugiardi e innamoratiCold Spring HarborProprietà privata e Il vento selvaggio che passa.

Nel 2020, sempre per minimum fax, è uscito Capolavori, il cofanetto che raccoglie le sue opere più importanti.

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Recensione di @CasaLettori: “Sciocchi spavaldi omicidi” Klas Ekman Einaudi Editore Stile Libero

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Titolo: “Sciocchi spavaldi omicidi”       

Autore: Klas Ekman

Casa Editrice: Einaudi Editore 

Collana: Stile Libero 

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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“Bastò un attimo per mandare a rotoli la sua esistenza.”

 

Un prologo che anticipa in poche battute l’atmosfera che respireremo leggendo “Sciocchi spavaldi omicidi”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero e tradotto da Gabriella Diverio.

Una strategia narrativa interessante che crea un climax di tensione, un modo intelligente di agganciare il lettore e portarlo passo dopo passo all’interno di un noir dai forti connotati socioambientali.

Anna ha un lavoro rispettabile, due figli molto amati, un matrimonio insoddisfacente.

È risoluta, determinata, pronta ad attraversare le difficoltà familiari.

Cosa la spinge a cambiare radicalmente?

Una storia d’amore clandestina, una piccola follia per uscire dalla monotonia del quotidiano.

John è gentile, delicato, attento alle sue esigenze.

La fa sentire viva, interessante.

Un weekend che improvvisamente vira verso la tragedia.

I due amanti rientrando in città uccidono una donna.

Sono attimi nei quali saltano tutti i ragionamenti logici, quelli che hanno scadenzato le loro esistenze.

Nascondono il cadavere nel bosco e si allontanano.

Cosa scatta nella mente dei protagonisti?

È questo il quesito che ci accompagnerà fino al finale.

Dove sono finiti il senso del dovere, la morale, l’etica?

Può la paura trasformare l’essere umano in un animale che fugge dalle proprie responsabilità?

Riprendere a vivere come se niente fosse successo è complicato.

La mente ha suoi meccanismi difensivi che non reggono a lungo.

Iniziano le crisi d’ansia, il terrore di essere scoperti.

Il castello di certezze crolla mostrando il vero volto delle insicurezze.

Tanti passi falsi, bugie mal architettate, incapacità di gestire le emozioni.

Il testo si insinua all’interno dei meccanismi mentali con lucidità senza tralasciare gli stati d’animo e i conflitti tra ciò che è giusto e ciò che non lo è.

Klas Ekman ha una scrittura veloce, irruenta.

Scardina le regole del noir proponendo una lettura critica sui valori che governano il nostro tempo.

Spezza le catene di un perbenismo ottuso che ci presenta una società perfetta, integgerrima, onestà.

Con intelligenza smonta pezzo dopo pezzo i legami interpersonali, dimostrando che non esistono compagni quando la bufera arriva.

In questa spirale vengono coinvolti tutti in un rituale che conosce solo il ricatto e la menzogna.

È come se un virus focoso e indisturbato sia entrato nella quotidianità e abbia demolito i sentimenti positivi.

Il romanzo si evolve, diventa tumultuoso, corrosivo.

La corsa verso un finale che non ci aspettavamo accelera il respiro, le scene sono molto cinematografiche con sovrapposizioni di immagini.

È tempo di capire chi riuscirà a salvarsi.

Ma è possibile spegnere l’interruttore dei ricordi e tornare a camminare?

Intrigante indagine sulla nostra capacità di essere camaleontici, pronti ad assumere forme e voci che possano celare le nostre colpe.

Maestosa rappresentazione degli equilibri instabili che governano le nostre coscienze.

 

 

 

Editore

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Autore

Klas Ekman è giornalista, critico musicale e direttore editoriale della casa editrice Volante

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Copertina Una battaglia persa di Svetlana Aleksievic Adelphi Editore
Copertina del volume Rifqa di Mohammed El-Kurd
Copertina Che si dice mentre tuona di Thilo Krause Marcos y Marcos
Copertina di Adattarsi di Clara Dupont Monod
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Copertina del volume
Copertina Acqua rossa di Jurica Pavicic Keller Editore
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Recensione di @CasaLettori: “Le mie amate T -shirt” Murakami Haruki Einaudi Editore

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Titolo: “Le mie amate T-shirt”         

Autore: Murakami Haruki

Casa Editrice: Einaudi Editore 

Collana: Frontiere Einaudi 

Anno di pubblicazione:  2022

Recensione

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“Non è che io sia veramente un collezionista, eppure uno dei fili conduttori della mia vita pare che sia radunare poco per volta serie di oggetti.

Dischi LP in numero tale che non riuscirò mai ad ascoltarli tutti, libri che probabilmente non rileggerò mai più, ritagli vari di riviste, matite ormai tanto corte da non poterle nemmeno temperare…. insomma, la quantità di cose intorno a me va aumentando a vista d’occhio.”

 

Un incipit insolito che fa scattare immediatamente una domanda: anche noi accumuliamo oggetti e perchè?

È l’istintivo bisogno di scadenzare il tempo o di fermare attraverso il feticcio che ci appartiene quella parte di noi che rischia di perdersi?

Le mie amate T -shirt”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Frontiere e tradotto da Antonietta Pastore, è un testo semi serio con evidenti risvolti sociali.

Rispecchia e rappresenta la stagione del consumismo sfrenato e al contempo si sofferma sulla nostra idea di possesso.

Possedere significa esistere all’interno del sistema, ma attenzione, l’operazione geniale di Murakami Haruki va ben altre questa semplice rivelazione.

Il suo è un viaggio tra i ricordi e ogni maglietta è materia di racconto.

Sbalorditivo come sempre, l’autore riesce a costruire una mappa geografica della sua esistenza.

La cosa incredibile è che in questa originale rivisitazione tanti sono i personaggi che animano le pagine.

Ad ognuno è concesso un piccolo tratto della personalità, una caratterizzazione che viene delineata con quella sensibilità propria dello scrittore.

Il libro è frutto di una raccolta di articoli pubblicati sulla rivista “Popeye” ma noterete subito che ha la struttura del romanzo.

La foto colorata del capo di abbigliamento e il racconto di un frammento di esperienza.

Importanti sono i luoghi non solo perché fanno parte dello scenario ma perché delimitano delle tappe di un percorso introspettivo che ha il coraggio di esporsi.

I gusti, le stranezze, le abitudini, i piccoli e grandi episodi che mostrano l’uomo nella sua interezza.

New York, Parigi, Berlino, Copenaghen: schizzi di un paesaggio interiore dove la ricomposizione della memoria ha un valore catartico.

L’emozione durante i concerti dal vivo, la musica perenne compagna, il ricordo della New York City Marathon del 1998, le bellissime t – shirt che promuovono le librerie e le università nel mondo, i supereroi e gli animali più strani.

 

“Come?

Non avete un caminetto, nè una sedia a dondolo, e nemmeno un gatto?

Be’, è veramente un peccato.

Cioè, a pensarci bene anche a casa mia non c’è nessuna di queste cose.

No, neppure un gatto.

Ho immaginato questa situazione solo perché mi sembra ideale.

È importante usare l’immaginazione.”

 

Il linguaggio colloquiale di un amico, la verve ironica e pungente, l’osservazione puntuale di piccoli dettagli, la capacità di intrecciare il vissuto con l’antropologia: un’esplosione di creatività.

Emerge forte la differenziazione tra Occidente e Oriente che non è formale ma passa attraverso il modo di rapportarsi dell’esistente.

Bellissima l’intervista finale dove conosciamo fino in fondo il nostro idolo letterario.

Un gioco? Forse ma “con le sue regole”

A voi il compito di scovarle insieme agli infiniti messaggi celati con intelligenza in questa innovativa forma di letteratura.

 

 

 

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Fin dal suo primo romanzo, Ascolta la canzone del vento del 1979, Murakami si è imposto sulla scena letteraria giapponese come uno scrittore di primo piano che non sembra appartenere alla tradizione nipponica

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Recensione di @CasaLettori: “Una battaglia persa” Svetlana Aleksievič Adelphi Editore

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Copertina Una battaglia persa di Svetlana Aleksievic Adelphi EditoreTitolo: Una battaglia persa

Autore: Svetlana Aleksievič

Casa Editrice: Adelphi Editore

Collana: Microgrammi

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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Storie da ascoltare come fossero meditazioni.

Testimonianze che insegnano l’amore, quello che nemmeno la morte può spezzare.

Voci di pianto che raccontano cosa ha significato la guerra, cosa ha tolto, cosa ha distrutto.

Ricordi del primo incontro su un campo di battaglia “in mezzo al fango, alla polvere e al sangue.”

Esplosione del reattore di Černobyl e radiazioni che cancellano la speranza.

Un palcoscenico per restituire le parole, quelle che non vogliamo ascoltare.

Una foto al telegiornale e il tempo veloce per un’altra notizia.

Svetlana Aleksievič ci dona la sua esperienza di donna che fin da piccola ha imparato quanto sia fragile l’esistenza.

Spezza il silenzio con un linguaggio accorato, per ribaltare l’idea che “Il male non conosce pietà.”

Partendo dalle origini delle idee comuniste ha il coraggio di smontare il sogno utopico del socialismo.

Lo fa con determinazione e forza, senza fare sconti a nessuno, cercando di collocare il periodo storico all’interno di un percorso intimo.

Sa che la verità va raccontata con lealtà, cercando di raccogliere “la storia dell’anima.”

 

“Quando racconta, l’uomo crea, lotta col tempo come lo scultore col marmo.

È attore e creatore.

A me interessa l’uomo piccolo.

Il piccolo grande uomo, anzi, perché il dolore lo rende grande.

È lui, nei miei libri, a raccontare la propria piccola storia e, insieme, anche quella grande.”

 

“Una battaglia persa”, pubblicato da Adelphi Editore nella Collana Microgrammi e tradotto da Claudia Zonghetti, si interroga sul ruolo della letteratura in questo tempo perverso.

Celebrare gli eroi serve a comprendere?

 

“Perchè tanto dolore non si converte in libertà?”

 

La scrittrice prova a ricostruire eventi vissuti come cronista di guerra e il linguaggio si fa teso, implacabile, doloroso.

La madre ucraina, il padre russo, un esempio del conflitto che dovrebbe annientare anche le famiglie.

Da leggere per comprendere come si può esercitare l’amore quando la propria terra è straziata e lacerata.

Per vedere finalmente non i cadaveri su strade polverose ma uomini e donne sacrificati sull’altare della follia del potere.

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Foto di Svetlana Aleksievič

Svjatlana Aljaksandraŭna Aleksievič è una giornalista e scrittrice bielorussa nata in Ucraina, insignita del Premio Nobel per la letteratura nel 2015.

Nel corso della sua carriera, la giornalista e scrittrice ha seguito i principali eventi dell’Unione Sovietica nella seconda metà del ‘900: dalla guerra in Afghanistan, al disastro di Černobyl’, ai suicidi seguiti allo scioglimento dell’URSS. I suoi libri sono stati pubblicati in più di venti paesi e rappresentano uno struggente romanzo corale degli uomini e delle donne vissuti nell’Unione Sovietica e nella Russia post-comunista del XX secolo. È considerata una delle maggiori scrittrici a livello mondiale.

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Recensione di @CasaLettori: “Anime” Roy Chen Giuntina Editore

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Titolo: “Anime”

Autore: Roy Chen

Casa Editrice:  Giuntina Editore

Collana: Israeliana 

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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“Questa è la storia della mia vita, è una storia privata, e sebbene si svolga lungo quattrocento anni non è possibile imparare niente sulla storia dell’umanità, nè sui suoi sconvolgimenti, o sulla politica o la cultura, e nemmeno sulla moda.

Forse, con un pò di fortuna, potreste trovarci un vecchio ritornello, una ricetta dimenticata o una pietra piccola e levigata.

Sì, una pietra in questa storia ci sarà sicuramente.”

 

In “Anime”, pubblicato da Giuntina Editore e tradotto da Shulim Vogelmann e Bianca Ambrogio, non troveremo una piccola, modesta pietra ma una vera e propria costruzione dalle solide fondamenta.

All’interno di questa incredibile struttura narrativa si sviluppa la storia del popolo israeliano nella sua complessità.

Un libro pensato e ragionato in anni di ricerche che si differenzia da elencazioni sterili degli eventi.

Alla base c’è un’idea geniale: sarà il protagonista a condurci per mano in una rivisitazione che durerà quattrocento anni.

Ha il dono della reincarnazione e già basta questa stranezza a creare un’atmosfera misteriosa.

Ho la sensazione che tutto nasca dal bisogno di interrogarsi sulla vita e sulla morte, sul tempo sospeso in cui non siamo, sulla relazione tra materia e spirito.

Viene utilizzata una tecnica di revisione del tempo che è frammentato, analizzato attraverso una caleidoscopica creatività.

 

“Anime care, il limite dei ricordi dei giorni più innocenti è che non hanno la forza di nobilitare con la loro bellezza il presente.

Al contrario, attraverso le lenti sporche del presente si macchiano, appaiono ridicoli, o semplicemente deprimono.”

 

Un testo che attinge alla filosofia e alla religione attraverso un’osservazione libera da schematismi.

Poco conosciuto in Italia Roy Chen è un affermato drammaturgo e questa sua arte diventa il canovaccio da cui si dipanano varie fasi.

Siamo a teatro, mettiamoci comodi, assisteremo ad uno spettacolo che ci travolgerà.

Le trovate sceniche, la fluidità della scrittura, la velocità dei dialoghi, i contrasti di luci e ombre, i momenti drammatici e quelli semi seri creano un gioco di specchi nel quale ognuno potrà rivedersi.

Comprendere quali sono i suoi limiti, gli spazi inesplorati, i luoghi nei quali si è annidato l’oblio.

Dalla denuncia alla scansione delle colpe, dalla risata all’emozione: una giostra che ci porterà in alto e in basso, imponendo delle riflessioni che alla luce del registro storico continuano ad essere attuali.

Altra grandiosa strategia è quella di aver introdotto la figura della madre che capitolo dopo capitolo mette in discussione il fraseggio del figlio.

È la personificazione del dubbio che non deve mai abbandonarci.

Tante le sfumature surreali, le improvvisazioni linguistiche, le provocazioni sarcastiche.

 

“La vita è un dono o una punizione?

Non è che fino ad oggi non ci abbia mai pensato.

Ci ho pensato eccome.

Ci sono persone che ricevono un dono e lo sprecano subito.

Ne abusano e lo consumano in fretta

Poi ci sono quelli che conservano il regalo ricevuto nel suo pacchetto, per avarizia o paura o nell’attesa del momento giusto per aprirlo.

E non lo aprono mai.”

 

E noi?

Meditate, gente.

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Roy Chen è uno scrittore, traduttore e drammaturgo israeliano.

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Recensione di @CasaLettori: “Il mestiere di sopravvivere” Salvatore Belzaino Robin Edizioni

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Titolo: “Il mestiere di sopravvivere”   

Autore: Salvatore Belzaino

Casa Editrice: Robin Edizioni

Collana:

Anno di pubblicazione: 2022

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“Finalmente siamo soli, io e la mia vita e il silenzio che sembra urlare ora fin troppo, così tanto da affrettarmi ad aprire la finestra della camera per disperdere le urla, è sin troppo per me, fingo di scacciare il problema da una porta mai aperta?

Troppe domande.

Ne ho fatte fin troppe a me stesso e l’unico monologo esaltante non è mai iniziato.

Troppe domande.”

 

“Il mestiere di sopravvivere”, pubblicato da Robin Edizioni, è una scommessa e una sfida.

È questo l’approccio al libro coraggioso di un esordiente.

Da sempre appassionato studioso della poetica pavesiana, Salvatore Belzaino coltiva un sogno.

Evocare uno dei personaggi più illustri della letteratura italiana provando a giocare con il destino.

Ha lavorato molto approfondendo le inquietudini del poeta torinese.

Ha sentito i versi, ne ha percepito il messaggio.

Dalle lettere ai romanzi ha costruito una sua personale galleria di immagini e di frammenti.

Da questa lenta ricerca nasce un romanzo fantasioso che offre al suo amato scrittore una seconda opportunità.

È come se la morte al momento del gesto estremo si tiri indietro.

Un monologo intenso, commovente che colpisce perché nasce da qualcosa di molto profondo.

Il bisogno di continuare a scrivere, l’urgenza di trovare nelle parole la salvezza.

Accetta la proposta dell’editore al quale è legato da una forte amicizia e si trasferisce a Napoli per portare avanti il progetto di una nuova sede.

Salvatore Belzaino gioca con i contrasti nella scelta dei luoghi.

Le nebbie delle Langhe e i colori del Sud creano una fusione di sfumature non solo cromatiche.

Nella città del sole si sviluppa una trama articolata che non tralascia quel dolore sordo, incessante, vertiginoso.

Due donne scandiscono i tempi della narrazione e nella loro diversità si intravede in controluce l’obiettivo del neo scrittore.

Forse una strategia letteraria quella di affidare a Gina e a Bianca il compito di definire vita e morte.

Entrambe testimoni di qualcosa che va aldilà dell’amore terreno.

È la bellezza e la purezza dei corpi, è la vicinanza e la condivisione di un attimo di luce.

Il testo scorre con insolite deviazioni costruite ad arte per alleviare la tensione.

Curata la scrittura con sprazzi poetici interessanti.

Mentre la notte stempera l’atmosfera si chiude il sipario e noi, osservatori silenziosi di una rinascita, abbiamo voglia di tornare agli scritti del grande Maestro del Novecento.

 

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