Recensione di @CasaLettori: “L’ora del caffè” Gianrico e Giorgia Carofiglio Einaudi Editore Stile Libero

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Titolo: “L’ora del caffè”       

Autore: Gianrico e Giorgia Carofiglio

Casa Editrice: Einaudi Editore 

Collana: Stile Libero 

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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“È solo la consapevolezza che non esiste dialogo dove non si concorda nemmeno sui termini del discorso.

Che le nostre certezze possono diventare una palude in cui ci areniamo e che non ci permette di avanzare con spirito di esplorazione e curiosità.

Se le nostre coordinate sono incompatibili e non facciamo nulla per costruire un ponte tra le diverse esperienze individuali, rischiamo di trincerarci nelle rispettive convinzioni tanto che discutere diventa inutile, o addirittura tossico.”

 

“L’ora del caffè”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, è esperienza di conoscenza dell’altro che possiamo ripetere.

Basta seguire passo passo le indicazioni preliminari suggerite da Gianrico Carofiglio.

Perché l’esperimento sia efficace è necessario uno o più interlocutori.

Un figlio, un nipote, un’intera scolaresca e uno spazio che dia il senso della ritualità del nostro agire.

Lo scrittore sceglie la figlia Giorgia e insieme, passo dopo passo, provano a confrontarsi su tematiche che li vedono su fronti differenti.

Prima di iniziare bisogna “mettere in dubbio le reazioni distintive, le formule automatiche, gli schemi mentali rigidi.”

Avere come compagni la curiosità e il desiderio di conoscere nuove ipotesi interpretative.

Lo scopo è quello di accorciare le distanze comunicative tra generazioni e di imparare l’arte dell’ascolto.

Fidatevi, potrete ripetere lo schema del testo con il partner, un amico, un professore o l’occasionale conoscente con il quale volete creare una relazione duratura e onesta.

Suggerisco di seguire le varie tematiche affrontate nei capitoli perchè hanno una loro logica nell’impianto narrativo.

Certamente vi sarete trovati in presenza di qualcuno che per etica o per scelta non mangia carne.

Il primo impatto è la resistenza legata al bisogno ancestrale di proteggere le tradizioni.

Provate ad analizzare con lucidità le ragioni del vegetariano o vegano.

Vi si aprirà un mondo di motivazioni che non avevate mai valutato.

Cercare di comprendere come è mutato nel tempo il concetto di sofferenza psicologica, scoprire che è necessario liberarsi dalla vergogna e dalla colpa vi permetterà di rinascere.

La crisi climatica mai veramente affrontata e l’entusiasmo dei giovani nel voler fermare la catastrofe,

 

“Per chi ha meno di trent’anni la crisi climatica è una questione personale

Non è uno scenario astratto.”

 

Il loro impegno nasce dal realismo e non da un idealismo astratto.

L’emancipazione femminile e le quote di genere, le disparità salariali, la retorica delle donne eccezionali: punto per punto viene costruita una innovativa griglia di valori avendo il coraggio di mettere in discussione quelle che sono sembrate delle conquiste femministe.

La frammentazione delle notizie sui social, il diritto di esprimere la propria sessualità, il rischio di fermarsi al singolo caso di discriminazione senza inserirlo nel contesto sociale e politico, le motivazioni dell’estensione al voto che comprende soprattutto “la fascia di età fra i diciotto e i trentaquattro anni”: ogni argomento è sviluppato con spirito critico e costruttivo.

Leggere il testo significa uscire da una striminzita visione soggettiva, aprire la mente, conoscere autori da leggere, avere voglia di mettersi in gioco a qualunque età.

 

“È un sollievo sapere che il mondo non finisce laddove si ferma la nostra limitata percezione.”

 

Una boccata di ossigeno in questo tempo oscuro, una riserva in energia, coraggio, speranza.

Editore

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Autore

Gianrico Carofiglio ha scritto racconti, romanzi, saggi. I suoi libri, sempre in vetta alle classifiche dei best seller, sono tradotti in tutto il mondo. Ha creato il popolarissimo personaggio dell’avvocato Guido Guerrieri. Per Einaudi ha pubblicato il racconto La doppia vita di Natalia Blum raccolto nell’antologia Crimini italiani (Stile libero 2008), Cocaina, con Massimo Carlotto e Giancarlo De Cataldo (Stile libero 2013 e e Super ET 2014), Una mutevole verità (Stile libero 2014, Super ET 2016 E Super ET 2018, Premio Scerbanenco), La regola dell’equilibrio (Stile libero 2014, Super ET 2016 e Super ET 2018), Passeggeri notturni (Stile libero 2016 e Super ET 2017), L’estate fredda (Stile libero 2016 e Super ET 2018), Le tre del mattino (Stile libero 2017 e Super ET 2019), La versione di Fenoglio (Stile Libero 2019), La misura del tempo (2019 e 2022) e Non esiste saggezza. Edizione definitiva (2020 e 2022).

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Copertina
Copertina Una battaglia persa di Svetlana Aleksievic Adelphi Editore
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Recensione di @CasaLettori: “Senza respiro” David Quammen Adelphi Editore

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Titolo: “Senza respiro”   

Autore: David Quammen 

Casa Editrice: Adelphi Editore 

Collana:

Anno di pubblicazione: 2022

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“Perché la maggior parte dei paesi – in particolar modo gli Stati Uniti – si erano rivelati tanto impreparati?

Per mancanza di informazioni scientifiche, o di soldi”

 

Domande assillanti che continuano a tormentarci.

La pandemia ha travolto le nostre vite lasciando una scia di dolore e di incertezza.

Ci ha resi indifesi, impauriti, chiusi nel nostro perimetro individuale.

Leggere “Senza respiro”, pubblicato da Adelphi Editore e tradotto da Milena Zemira Ciccimarra, è un indispensabile tragitto da percorre se vogliamo liberarci da dubbi e false verità.

L’impostazione del testo è scientifica, costruita passo dopo passo, che non tralascia dettagli.

Viene fuori un quadro preciso, obiettivo, rigoroso.

Partirei dal titolo che è fortemente evocativo.

La mancanza di respiro avvicina al concetto di morte ed io credo che David Quammen, fin da subito, abbia voluto regalare un fiore a tutti coloro che hanno perso la battaglia.

C’è una forte empatia affettiva nelle pagine e questa carezza è segno di umanità e di partecipazione.

Non mi sento di classificare l’opera come saggio perché nello sviluppo narrativo tante sono le finestre aperte.

Dalla Cina al mondo in una costante ricerca di spiegazione.

I dati molto rigorosi non sono freddi calcoli matematici ma sono percorsi da un afflato emotivo fortissimo.

 

 

“Si sarebbe potuto dire che il Sars – Cov – 2 stava imparando a conoscerci, mentre noi imparavamo a conoscere lui.”

 

Bisogna fermarsi sul fonema “conoscenza” perchè è una delle parole chiave per comprendere il lavoro compiuto dallo scrittore.

Un metodo che valorizza la scienza in un tempo in cui tante sono state le menzogne e i raggiri che hanno confuso e intrappolato in uno stato di disorientamento.

Una cronistoria dove parecchie sono le voci che intercalano la narrazione ma quello che colpisce è lo sguardo al di sopra delle parti, capace di mantenere la lucidità necessaria.

La scrittura scorre sicura e permette al lettore lunghe pause di riflessione.

Dimenticare non serve, lo dobbiamo ai tanti morti.

Lo scrittore ha il coraggio di esporre le criticità di un sistema che non ha funzionato come doveva ma il suo atto di accusa vuole essere il tassello mancante che porterà ad una nuova consapevolezza.

Un libro sul futuro e sulla speranza, un inno alla conquista del sapere, una visione aperta che aiuterà a prevenire.

Se Spillover è un capolavoro questa nuova prova è una sfida che dobbiamo accogliere.

Ci servirà per proiettare l’esperienza fuori da noi, a verificare come ci ha cambiati e quanta strada dobbiamo fare per tornare a sperare.

Per non dimenticare che l’essere umano non è separato dalla Natura.

 

Editore

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Autore

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David Quammen (Cincinnati24 febbraio 1948) è un saggista e divulgatore scientifico statunitense.

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Copertina Una battaglia persa di Svetlana Aleksievic Adelphi Editore
Copertina del volume Rifqa di Mohammed El-Kurd
Copertina Che si dice mentre tuona di Thilo Krause Marcos y Marcos
Copertina di Adattarsi di Clara Dupont Monod
Copertina
Copertina
Copertina del volume
Copertina Acqua rossa di Jurica Pavicic Keller Editore
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Copertina di Tutto quello che per poco non è successo di Don Robertson
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Recensione di @CasaLettori: “La resistenza delle donne” Benedetta Tobagi Einaudi Editore

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Titolo:  “La resistenza delle donne”     

Autore:  Benedetta Tobagi

Casa Editrice:  Einaudi Editore 

Collana:  Frontiere Einaudi

Anno di pubblicazione:  2022

Recensione

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“Donne che, in larghissima parte, di politica non si erano interessate mai.

Nelle campagne e nelle città, dalla borghesia e dalle classi più umili, stremate dalla fame e dalla miseria della guerra.

Molte hanno conosciuto il terrore dei bombardamenti.

Moltissime covano il dolore per un figlio, un fratello, un marito o un padre disperso o ucciso al fronte.”

“La resistenza delle donne”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Frontiere, è racconto delle invisibili.

Di tutte coloro che non hanno conosciuto gli onori delle cronache, non hanno trovato spazio nelle rielaborazioni storiografiche.

Hanno agito in silenzio nella quotidianità sfidando pericoli e paure.

Il libro è dedicato alle antenate.

Certamente è omaggio a uomini e donne di tutte le età.

È un saggio prezioso ma può essere letto come un romanzo grazie alla scrittura fluida, incisiva, ricca di dettagli, personaggi e immagini.

Sono bellissime le foto che scatenano emozioni, fermano l’attimo, regalano volti che rischiano di essere inghiottiti dall’oblio.

In bianco e nero lo scatto della sartoria clandestina a Coggiola, “un paesino nel biellese”.

In quel luogo sperduto ci si riunisce per cucire e rattoppare gli abiti dei partigiani.

Le sovversive, schedate dalla polizia politica di Mussolini, le madri e le mogli, “sorridenti, energiche e sobriamente vestite”.

Vengono chiamate per nome restituendo l’appartenenza ad una identità, ad un percorso che le vede protagoniste.

Dai piccoli gesti ad atti eroici, dalle fabbriche alle case, minorenni e adulte: ci sono tutte e di ognuna un ricordo, una parola, un pensiero.

“Cucinare, lavar le gavette, fare il bucato, erano considerate attività umili, tipicamente femminili e servili.

Ma in tempo di guerra sono funzioni essenziali di logistica per qualunque esercito, e quello clandestino dei partigiani non fa eccezione.”

Rivedere le staffette muoversi con tanta determinazione e commuoversi.

Assistere alla nascita di piccoli gruppi spontanei, “armate e disarmate, in gonna e pantaloni, tutte insieme.”

Quello che emerge è un cambiamento di prospettiva, il superamento di stereotipi.

La rivoluzione nella rivoluzione: questo ci regala Benedetta Tobagi.

Sono i moti interiori, il desiderio di uscire dalla passività, il senso del dovere.

Valori che da sempre hanno caratterizzato l’universo femminile e finalmente la narrazione di questa meravigliosa raccolta ci da il senso di chi siamo state, siamo e saremo.

Quando parlo di raccolta penso ad uno spazio infinito abitato da coloro che ci hanno preceduto.

È lo spazio della libertà individuale e collettiva.

Ora tocca a noi abitarlo e non permettere che ci considerino “Nessuno.”

“Eleggere i nostri antenati – e antenate – spirituali tra coloro che possono aiutarci a dirigere meglio i nostri passi.

Ancora una volta, Liberazione dentro la Liberazione, dentro l’anima e nel mondo: la cifra della Resistenza delle donne.”

 

 

Editore

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Benedetta Tobagi è una giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica italiana

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Recensione di @CasaLettori: “Il viaggio più lungo” Oksana Zabužko Einaudi Editore Stile Libero

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Titolo: “Il viaggio più lungo”   

Autore: Oksana Zabužko

Casa Editrice:  Einaudi Editore 

Collana: Stile Libero

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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“Le parole sono più forti dei pensieri.

Sono concrete, cariche di forza d’inerzia e possono facilmente portarsi dietro i pensieri, come un corpo stanco si porta dietro un’anima spenta.

E dato che il volume di informazioni ci cade addosso ogni giorno è già di suo ben maggiore rispetto alla nostra capacità di elaborarle come si deve, il ruolo delle parole pronte, quei mattoncini Lego con cui il cervello mette insieme un costrutto che ci risulta comodo, continua a rafforzarsi indisturbato.”

 

Facile fare confusione e non riuscire a decifrare il vero e il falso.

Il rischio è quello di semplificare i passaggi storici, trarre conclusioni affrettate e non verificate.

Lasciarsi stordire da tumultuose notizie, da avventate analisi politiche.

Utilissimo leggere “Il viaggio più lungo”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero e tradotto da Alessandro Achilli.

L’invasione russa ha travolto le nostre vite, annullato le certezze, frantumato l’idea di democrazia.

I morti e le devastazioni arrivano come fucilate e ci appartengono.

Siamo in grado di analizzare gli eventi con competenza e lucidità?

Conosciamo gli antefatti?

Cosa sappiamo della smania imperialista di Putin?

La scrittrice ucraina Oksana Zabužko ricompone i tasselli mancanti.

La sua voce è penetrante, addolorata ma non rassegnata.

Per una casualità l’autrice si trova in Polonia a promuovere un suo libro quando il 24 febbraio la sua nazione viene attaccata.

La rabbia ha il sopravvento insieme allo sconforto di non essere presente.

 

“Anche quando la stanno bombardando, la tua tana.

È proprio così che nasce l’identità, che per l’individuo è come una cintura di sicurezza.

Anche quando di sicurezza non ne offre neanche un pò.

Anche quando le dichiarano guerra.

Anche quando è una guerra di annientamento.”

 

Ed ecco che emerge il desiderio di parlare, un fiume inarrestabile.

Essere testimone della Storia è compito gravoso.

Ma non si possono tacere i fatti del 2014, purtroppo coperti dall’oblio per codardia o per comodo.

 

“C’è la memoria.

E la lingua.

Tutta una serie di storie non dette.

Roba non da poco, in effetti.

 

Mentre la prima parte del testo registra stati d’animo, il ritmo cambia quando bisogna farsi storiografi.

Dalla Seconda Guerra Mondiale al ruolo della Chiesa Ortodossa russa del Patriarcato di Mosca, al totalitarismo nell’era dell’informazione,  al regime poliziesco, alle distrazioni dell’Occidente: un quadro preciso, dettagliato arricchito da ricordi personali.

Colpisce la capacità di Oksana Zabužko nell’analizzare gli errori commessi dal popolo ucraino che ha provato a vivere dimenticando i torti subiti dall’Unione Sovietica.

Una lezione che deve arrivarci come un invito ad essere sempre vigili, a difenderci da ogni forma di predominio anche culturale.

Dovremmo ripeterci giornalmente questa frase:

 

“Dove non c’è una società civile non ci può essere compassione, comunanza, la certezza di una spalla accanto a te su cui appoggiarti.”

 

Ho imparato tanto e sono certa che “la forza della vita, dell’amore e della libertà è dalla nostra parte.”

Grata all’autrice e all’editore per avermi permesso di conoscere angoli bui di quegli eventi che non abbiamo voluto comprendere.

 

Editore

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Autore

Oksana Zabuzko è una scrittrice e poetessa ucraina. Il suo primo romanzo, Sesso ucraino, istruzioni per l’uso è stato uno dei fenomeni letterari della narrativa dell’Est Europa degli anni Novanta e sta per essere ripubblicato da Einaudi Stile Libero. I suoi libri sono tradotti in 15 lingue. Tra i diversi riconoscimenti che ha ricevuto, il MacArthur Grant, il premio Antonovych, l’Ordine della principessa Olga e il premio Angelus per la letteratura dell’Europa centrale.

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Recensione di @CasaLettori: “Cronache dal Paradiso” Serena Dandini Einaudi Editore Stile Libero

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Titolo:  “Cronache dal Paradiso”   

Autore: Serena Dandini

Casa Editrice:  Einaudi Editore 

Collana:  Stile Libero

Anno di pubblicazione:  2022

Recensione

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Impossibile scegliere una citazione per rendere la bellezza e la profondità di “Cronache dal Paradiso”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero.

Difficile definirne il genere perché riesce a comprendere e a rappresentare tutte le forme letterarie.

Saggio che indaga sulla nostra idea di Paradiso, viaggio storico e antropologico, raccolta antologica di autori amati.

Serena Dandini con la leggerezza della studiosa risponde ad uno dei nostri più frequenti quesiti.

Come sarà quello che viene definito Paradiso, riusciamo a definirlo, sappiamo dargli forma?

Ma soprattutto è luogo che ci appartiene?

Fa parte di un immaginario che allontana le paure, è ipotesi del dopo che ci appare troppo sfuggente, è imprinting legato a figure dell’infanzia.

L’autrice parte da un evento personale, uno spazio dove ha trascorso giorni felici.

Ritorna a quel tempo rielaborando le figure che hanno animato il suo passato.

La nonna, la madre entrano in un quadro più ampio, respirano attraverso la memoria una nuova esistenza purificata dalle scorie del risentimento.

È il loro modo di muoversi all’interno del testo a creare una sorta di velata malinconia.

Sentimento che non abbandona il libro e invita a non celare ciò che proviamo di fronte al ricordo.

Accanto alla poetica intima e commovente si sviluppa una ricerca che affonda le radici nel bisogno di scrivere una storia universale.

Dalla rilettura della genesi dove finalmente Eva viene assolta dalla colpa e diventa colei che è affamata di conoscenza, all’estasi paradisiaca provata da tanti scrittori.

Nabokov, Proust, Agata Christie, Rimbaud costellano la narrazione, si offrono al lettore non come miti ma come compagni di un viaggio appassionante e molto colto.

Incontreremo Monet mentre dipinge le sue ninfee, conosceremo un’esploratrice molto coraggiosa, cercheremo il fiore di luna, simbolo di tutto ciò che etereo.

Entreremo nella villa dell’autrice, ripercorrendo le tappe della sua crescita interiore.

Scopriremo che Alessandro Magno non aveva il pollice verde, saremo attratti dall’amore di Napoleone per la sua Joséphine.

Riuscire a legare insieme personaggi storici, eroi letterari, zie e regine non è esercizio facile.

Ma Serena Dandini sa reggere il timone con mano ferma, mette insieme i frammenti di vite ed esperienze come se dialogasse con tutti noi.

Il risultato è esaltante, poetico, come un tappeto magico che fa volare alto.

“La vita è un Paradiso e noi siamo in Paradiso ma non vogliamo capirlo, diceva Dostoevskij.

Anche se ora è diventato di moda parlare di transizione ambientale, sono ancora poche e tardive le politiche messe in campo.

In attesa di interventi più decisivi, l’azione immediata che dovremmo promuovere per fermare la china è piantare alberi, ovunque, comunque.”

Ricreare il nostro Paradiso, dargli forma e colore.

Ritornare a sentire i profumi di un fiore, la dolcezza di un’emozione, la gioia nel rileggere i classici, risentire la voce di chi ci ha amato tanto, sfiorare un petalo, credere che esiste qui ed ora il nostro Altrove.

Editore

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Autore

Serena DandiniSerena Dandini, all’anagrafe Serena Dandini de Sylva (Roma22 aprile 1954), è una conduttrice televisivascrittrice e autrice televisiva italiana.

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Copertina "Il canto del fuoco" Matti Friedman Giuntina

Recensione di @CasaLettori: “Il canto del fuoco” Matti Friedman Giuntina

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Copertina "Il canto del fuoco" Matti Friedman GiuntinaTitolo: Il canto del fuoco

Autore: Matti Friedman

Casa Editrice: Giuntina

Collana:  Vite

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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“Talvolta un artista e un evento storico interagiscono fino a scatenare un’energia più grande di entrambi: non è solo perché l’opera conserverà il ricordo di quell’evento, ma anche perché rappresenterà un’affermazione della creatività umana di fronte a un accadimento doloroso difficile da comprendere razionalmente.”

 

“Il canto del fuoco”, pubblicato da Giuntina e tradotto da Rosanella Volponi, dimostra la veridicità dell’affermazione.

Siamo ad ottobre in un anno cruciale.

Il 1973 è teatro della sanguinosa Guerra del Kippur.

 

“I combattimenti iniziarono con un attacco a sorpresa da parte della Siria e dell’Egitto alle due del pomeriggio del Giorno dell’Espiazione.”

 

Una data importante per la tradizione ebraica viene sconsacrata da qualcosa di imprevedibile.

Quello che doveva essere momento di raccoglimento diventa barbarie.

È proprio in questa circostanza che uno straniero inizia a cantare.

Lo riconosciamo subito, è Leonard Cohen, è il timbro inconfodibile della voce, il volto capace di esprimere la sinergia con la musica.

Cosa lo ha spinto a trovarsi in Israele?

Il libro ricostruisce le tappe di questo viaggio introspettivo ignoto a tanti.

Accanto a brani inediti del cantante la narrazione lucida di Matti Friedman restituiscono al lettore l’Uomo.

Non il mito che ha incantato mezzo milione di persone al Festival dell’Isola di Wight ma una figura fragile, convinta di non avere più niente da comunicare.

Strane alchimie della vita, viene da pensare mentre non si riesce a staccarsi dalla narrazione.

Si sente che sta toccando corde profonde, che ogni parola sarà fondamentale per comprendere cosa significa trovarsi in basi militari o in accampamenti di fortuna.

Il deserto e un gruppo di artisti israeliani.

Il contrasto tra la bellezza dei testi e l’orrore della battaglia.

Le foto che impreziosiscono il libro mostrano volti sorridenti.

 

“Quella non era la realtà, erano solo immagini.”

 

È come se si volesse tracciare un confine dove non c’è posto per la morte.

Bozze di canzoni, “scarabocchi, pensieri incompleti:” la sperimentazione della propria appartenenza, lo scioglimento di un macigno interiore.

Questa opera va attraversata come un testamento spirituale, un invito a non fuggire da se stessi.

Riascoltare Suzanne e sentire il silenzio, quello profondo che ti aiuta ad uscire dal pantano della mente.

“Possa lo spirito di questa canzone

Possa librarsi puro e libero

Possa essere uno scudo per te

Uno scudo contro il nemico.”

Editore

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Autore

Foto dell'autore Matti Friedman

Matti Friedman collabora con il New York Times ed è stato corrispondente da Israele, dal Libano, dal Marocco e da Mosca. Scrive per numerose riviste ed è considerato uno dei più grandi esperti di storia del Medio Oriente. Nato a Toronto, vive attualmente a Gerusalemme.

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Copertina "Autobiografia per sommi capi" George Orwell Mattioli 1885

Recensione di @CasaLettori: “Autobiografia per sommi capi” George Orwell Mattioli 1885

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Copertina "Autobiografia per sommi capi" George Orwell Mattioli 1885Titolo: Autobiografia per sommi capi

Autore: George Orwell

Casa Editrice: Mattioli 1885

Collana: Passaggi

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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“Questa antologia nasce da una selezione in chiave autobiografica della gigantesca produzione giornalistica e saggistica di Orwell.

Il lettore potrà vedere da dove provenisse la lungimiranza dello scrittore britannico.”

 

Nella prefazione a “Autobiografia per sommi capi”, pubblicato da Mattioli 1885 e tradotto da Francesca Cosi e Alessandra Repossi, Alessandro Gnocchi traccia le parallele dell’itinerario che ci aspetta.

Nel sottolineare le turbolenze del XX secolo mette in luce lo spirito critico e l’indipendenza creativa dell’autore.

Ne evidenzia la caratterialità e la capacità di essere “profeta” inascoltato.

Riassume gli eventi che lo videro protagonista mai soggiogato a nessun potere.

Interessante la scelta dei testi, molti inediti in Italia, e leggendo si ha la sensazione di assaporare la Storia, cogliendo non solo la cronologia ma avendo l’opportunità di elaborare una propria valutazione.

Di George Orwell conosciamo le opere immortali, il suo stile, i cambiamenti di prospettiva personali.

Da “La fattoria degli animali” a “1984” c’è un costante filo rosso che si intravede ma solo studiando “Autobiografia per sommi capi” riusciamo a comprenderne la potenza innovativa.

“Appena mi metto a scrivere un libro non mi dico《adesso produrrò un’opera d’arte》.

Lo scrivo perchè ci sono bugie che voglio smascherare e fatti su cui voglio richiamare l’attenzione e all’inizio l’unica cosa a cui punto è di essere ascoltato.

Ma non potrei portare a termine la stesura di un libro o anche solo di un lungo articolo di giornale se non fosse anche un’esperienza estetica.”

 

In poche righe è concentrata una filosofia che rende giustizia alla parola scritta, la incanala in un progetto ben più vasto.

L’esperienza nel Collegio, le pene corporali, il costante senso di inadeguatezza non sono solo un resoconto individuale.

Aprono una breccia sui metodi educativi adottati dell’infanzia.

“Non è facile far capire agli adulti quel senso di ansia, di tensione crescente, come se dovessimo prepararci ad un combattimento dal quale dipendeva tutto, man mano che si avvicinava la data dell’esame di ammissione.”

 

I primi dubbi su una religione basata sul terrore, la necessità di recuperare i ricordi d’infanzia per rendersi conto “di quanto sia incredibilmente distorta la visione infantile del mondo”, la condanna all’imperialismo, il vagabondaggio, la condizione dei mendicanti, un viaggio in Marocco: ogni articolo parte da una descrizione accurata e si concentra nel finale su analisi di una lucidità che lascia senza parole.

Il ruolo del recensore, la spietata osservazione del lettore medio, le differenze sociali, le prime poesie, i classici e il rischio di essere abbandonati sugli scaffali: una varietà di tematiche che, sembrerà strano, ci aiutano a discernere e a giudicare il nostro presente.

“È solo questione di decidere da che parte stare e quale approccio adottare.

E più si è consapevoli delle proprie inclinazioni politiche, maggiori probabilità ci sono di agire politicamente senza sacrificare la propria integrità estetica e intellettuale.”

 

Un messaggio che suona come monito da non dimenticare.

Editore

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Autore

Foto di George Orwell

George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair (Motihari, 25 giugno 1903 – Londra, 21 gennaio 1950), è stato uno scrittore, giornalista, saggista, attivista e critico letterario britannico.

Conosciuto in vita come un giornalista e opinionista politico e culturale, oltreché prolifico saggista e attivista politico-sociale. Orwell è generalmente considerato uno dei maggiori autori di prosa in lingua inglese del XX secolo.

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Recensione di @CasaLettori: “God Save the queer” Michela Murgia Einaudi Editore Stile libero

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Titolo:  “God save the queer”

Autore: Michela Murgia

Casa Editrice: Einaudi 

Collana: Stile Libero Big

Anno di pubblicazione: 2022

Recensione

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“L’idea di Dio che la mia Chiesa professa include la mia libertà o la nega?

È un’idea che mi condanna o mi accoglie?

Mi giudica o mi ascolta?

C’è spazio per me, c’è il riconoscimento della mia individualità?

Dio mi ama come sono o vorrò essere, oppure rimarrò un disordine oggettivo nell’ordine della creazione, un’anomalia di programmazione destinata a stare ai margini, a essere guardata con sospetto, un peccato ambulante per il solo fatto di esistere così come sono?”

 

Prima di iniziare a leggere “God Save the queer”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, bisogna fermarsi a riflettere su questi quesiti.

Il testo non è rivolto solo ai credenti ma a tutti colori che non si accontentano di una visione statica del sè.

Alla base del ragionamento di Michela Murgia si percepisce il desiderio di aprire un dibattito su tematiche che non riguardano solo la fede.

Con una raffinata verve dialettica ci porta a cercare di conoscerci e definirci.

Chi siamo, chi vorremmo essere, come ci sentiamo rappresentati.

Il fuori sa modulare le nostre aspettative, i nostri obiettivi, i nostri sogni?

Oppure ci rinchiude in categorie che non ci appartengono?

Sentiamo la pressione di una cultura maschilista che è dominante?

Dopo aver fatto questo esame di coscienza entreremo nelle dinamiche che ci propone l’autrice con spirito libero e senza preconcetti.

Michela parte dall’esperienza personale di credente e femminista e con onestà cerca di individuare le conflittualità tra questi due modi di essere.

“Serve un ragionamento per capire quali aspetti della vita e della spiritualità siano davvero inconciliabili come sembrano – forse meno di quanto si pensi – e soprattutto se tali aspetti siano realmente fondativi della professione di fede, e non un’eredità storica che è doveroso ridiscutere giorno per giorno alla luce del Vangelo e della propria intelligenza.”

 

Non aspettatevi la solita composizione di frasi fatte, di concetti abusati, di slogan preconfezionati perchè resterete delusi.

In ogni capitolo sarete protagonisti assoluti, interpellati e stimolati.

Da una fede che deve essere comunitaria, alla rilettura in maniera obiettiva del Vangelo, alla disamina della Genesi, alla ridefinizione del concetto di misericordia per arrivare a “credere partendo da sè”.

Non nascondo che questa ultima illuminante osservazione mi ha disorientata.

Finalmente ho sentito una scossa profonda che mi ha fatto percepire il mio rapporto con Dio come qualcosa che non esclude ma accomuna, che accoglie e non divide, che accetta la mia imperfezione senza giudizi colpevolizzanti.

Ho apprezzato molto la linearità nell’introdurre l’universo queer del quale tanto si parla a sproposito.

Mi sono commossa di fronte alla visione di una Trinità fluida e inafferrabile.

Ho provato a comprendere che “l’esistenza del corpo di Cristo è un dato cruciale per il mio corpo di donna.”

Quel corpo dello scontro può diventare materia di incontro.

Si resta senza parole mentre scorrono le pagine e Gesù appare come “la porta”.

Colui che ci permette di passare da un recinto all’altro, che distrugge ogni muro discriminatorio.

Mi ripeto le parole di Pietro: ” pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” e intuisco che ho imparato molto.

Mi auguro che il “Catechismo femminista” sia vissuto come “occasione vitale” che alimenta il dubbio è apre la mente a percorsi alternativi.

Editore

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Autore

Michela Murgia (Cabras, 3 giugno 1972) è una scrittrice, blogger, drammaturga, critica letteraria e opinionista televisiva italiana, autrice del romanzo Accabadora vincitore dei premi CampielloDessì e SuperMondello.

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Recensione di @CasaLettori: “Cent’anni d’impazienza” Raffaele La Capria Minimum Fax

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In breve

Titolo
Autore
Casa Editrice
Anno di pubblicazione

Cent’anni d’impazienza

Raffaele La Capria

minimum fax

2022

Recensione

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“Io credo che quel che si deve salvare di una vita non siano solo i successi ma anche le cadute, perché anche quelle sono significative; e anche i ravvedimenti e le correzioni e i pentimenti fanno parte di noi.

Lo stesso vale in letteratura.”

 

Grazie a minimum fax torna in libreria un testo prezioso.

Il viaggio di un Maestro che non ha mai smesso di interrogarsi.

La lezione di un uomo che ha donato alla letteratura pagine indimenticabili.

La testimonianza di uno scrittore che ha sempre lavorato sulla forma e sul contenuto.

Il punto di visto di un critico che ha saputo essere inflessibile anche con sè stesso.

Il virtuosismo di un giocoliere della Parola scritta.

La generosità nel concedersi ai suoi lettori.

L’ironia pungente, la risata aperta, la curiosità nel voler sperimentare nuove strutture semantiche.

Il disincanto e la passione, la malinconica revisione di un percorso, la suggestione di un incipit, la collocazione storica e sociale.

Il tempo di una sosta per poi ricominciare a scrivere con quell’ardore che lo ha accompagnato fin all’ultimo respiro.

Raffaele La Capria mancherà a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, a chi ha apprezzato le sue opere e i suoi articoli.

Mancherà al mondo culturale internazionale, ai giovani e ai meno giovani.

A chi si accinge a immergersi nella scrittura, a chi è affermato autore.

Per colmare il vuoto “Cent’anni d’impazienza” non è solo “autobiografia letteraria.”

È insegnamento di comportamento, di stile, di revisione del testo.

È il coraggio di ritornare indietro e rivedere ogni scritto, ogni parola, ogni verbo.

È la lucidità nel giudizio, la scomposizione dell’Io, il contrasto tra finzione e realtà.

La necessità di liberarsi dalla prigione del genere, la capacità di resistere agli infingimenti .

“La descrizione fenomenologica, esatta, di ciò che si poteva solo constatare, di ciò che era solo evidente e incontestabile, pareva la strategia più opportuna per evitare di incagliarsi nelle secche di un umanesimo senza ormai più punti di riferimento.”

 

La Capria racconta l’evoluzione del romanzo, il dibattito intellettuale, la ricerca di una nuova struttura ideativa.

“Chi sono io e in che mondo (in che modo) si è svolta la mia vita.”

 

A noi il compito di rispondere.

Ad arricchire il saggio la prefazione di Emanuele Trevi e il ricordo di Alfonso Berardinelli.

Un libro che si ama, un compagno da tenere sul comodino.

Una voce che continua a parlarci.

Editore

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Autore

Raffaele La Capria (Napoli, 3 ottobre 1922 – Roma, 26 giugno 2022) è stato uno scrittore, sceneggiatore e traduttore italiano.

Autore di Ferito a morte, si è imposto come una delle voci più significative della letteratura italiana del secondo 900.

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Recensione di @CasaLettori: “Finestra sul nulla” E. M. Cioran Adelphi Editore

 

 

“Finestra sul nulla” E. M. Cioran

Adelphi Editore

Saggistica rumena

 

 

“Nessuna parola esistente è all’altezza dell’anima.

E quando manca la chiave della follia sonora, si trova nella nostalgia delle lacrime una consolazione a questa impotenza linguistica.”

Struggente e malinconico “Finestra sul nulla”, pubblicato da Adelphi Editore e tradotto da Cristina Fantechi, va letto a piccole dosi.

È composto da frammenti che fanno intravedere il percorso interiore di Cioran.

Le pagine, scritte in romeno e mai pubblicate, in un primo momento danno la sensazione di idee che vengono annotate in attesa di una collocazione unitaria.

Man mano che si procede nella lettura ci si accorge di una ben definita struttura ideativa.

Basta riprendere in mano i “Quaderni” per verificare che il costrutto è lo stesso.

Il pensiero viene esaltato , vivificato da una fulminea introspezione.

Liberato dall’ossessione del giudizio altrui, espresso nella sua elaborazione mentale.

L’autore è sempre stata figura complessa e discussa negli ambienti intellettuali per il suo costante dissenso dalla cultura di massa.

Lontano da una letteratura strutturata costruisce le sue opere con famelica logorrea.

E in questa furia intellettiva, nel fragore di concetti che a volte disorientano sta la sua grandezza.

In questo piccolo libretto la forma, nonostante sia raffinatissima, non è elemento dominante.

L’attenzione a fermare ciò che sfugge alla comprensione, il bisogno di esplorare la morte, la tendenza a cercare la salvezza, il tragico flusso di un tempo “venuto al mondo per prosciugarci il sangue”, il rapporto con la fantasia e il sogno: le sinapsi del lettore vengono messe costantemente alla prova.

Sarebbe errato cercare di afferrare un’unica filosofia, bisogna imparare ad ascoltare.

“Essere o non essere all’interno della chimera.

Quando ci si sacrifica o si sacrifica anche loro, l’anima, il popolo, la storia, la scienza, la religione esistono.”

Noi definiamo il mondo, eterni viandanti con troppe mete da seguire.

Caustico in alcune riflessioni, polemico, provocatore, ribelle.

Fantasioso, dubbioso, critico, tormentato.

È il caleidoscopio delle possibilità insite nella natura umana.

Pessimista?

Forse ma non è questo il filo conduttore del testo.

Credo che quel nulla spesso citato nasconda profonde ramificazioni.

L’infinito si raggiunge toccando il nulla e lo scrittore ha il coraggio di toccare gli abissi e poi tornare a raccontarli.

La premessa di Nicolas Cavaillès è molto curata, un excursus antropologico che sottolinea “la nebbia cinica e scettica” dell’opera.

“L’immaginazione ha generato gli angeli; la realtà i carnefici.”

Grandioso!

 

Catalogo Adelphi

 

Emil M.[] Cioran è stato un filosofosaggista e aforista rumeno, tra i più influenti del XX secolo.