"La morte bianca" Eugenia Rico Ellint

“Dire grazie al dolore, lasciarlo sedere alla propria mensa e nutrirlo”

 

Tornare alla morte del fratello, sublimarne il ricordo, cercare di dare forma alla perdita.

Rivivere l’infanzia come scoperta di movenze e pensieri che escludevano gli adulti.

Comprendere il prezzo della Verità, quella Verità che può ferire e distruggere l’innocenza.

“Continuo a cercare mio fratello, il mio tesoro nascosto.

Questa è la storia di una ricerca e ogni ricerca ha una sua ricompensa.”

 

Il tempo ha uno squarcio insanabile, ha il colore rosso che si sfrangia in rivoli fluorescenti.

Il distacco diventa rabbia e rimorso, cecità e silenzio, uniche risposte all’insensatezza di quel momento, unico tagliente specchio di un domani opaco.

“La morte bianca”, tradotto in diversi paesi, pubblicato in Italia da Ellint, è bisogno di ricomporsi, di trovare le ragioni per affrontare il giorno.

 

È lo sguardo amorevole di chi cerca le radici della sofferenza per costruire una continuità una parvenza di comunione.

È la percezione di una povertà che non è solo mancanza di mezzi, è la paura dell’isolamento sociale, la vergogna di non avere un ruolo.

“Tutto quello che facciamo, lo facciamo per non morire.”

La scrittura diventa il luogo della purificazione, l’incontro con quell’altro se che vuole unire il prima e il dopo.

Ogni parola si fa luce e nella evocazione di aneddoti preziosi libera il pensiero, lo rende leggero, capace di toccare il cielo.

Eugenia Rico trasforma la disperazione in consapevolezza, si inginocchia di fronte al tormento dell’umanità.

E quel mare che rapisce diventa metafora di una purificazione.

Il corpo assume il sembiante di un desiderio inespresso.

Insieme a lei impareremo a “cercare le stelle”, a sentire l’odore di “boschi maturi”, a “riprendere il viaggio”.

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