Angolo Poetico “La mia lettera al mondo” Emily Dickinson InternoPoesia

 

 

 

“Un vento del sud ha il pathos

Di una voce personale

Come quando s’ode agli approdi

L’accento di un migrante.”

 

 

“I miei migliori amici son coloro

A cui non ho rivolto parola.”

 

 

“A un cuore spezzato

Nessun altro può volgersi

Senza l’alto privilegio

Di avere altrettanto sofferto.”

 

 

 

Angolo Poetico “Confusione di stelle” Alda Merini Einaudi Editore

 

 

 

“Parmi d’essere dentro nell’oriente

ove ricchezze sono sí fruttuose

che non sono da noi nell’occidente,

ove fioriscon certe strane rose e balsami e profumi

prontamente per le donne che amano amorose:

in quei profumi io getto il cuore mio

per amarti secondo il tuo desio.”

 

 

“Sono donna di avere la ragione?

Credo di no, poiché mi innamorai della tua stanca e florida stagione;

su un giardino di inverno io mi affacciai,

eppure credo amore mio fiorito che al tuo anello si appresti questo dito.”

 

 

“Apriti amore e fammi vedere il sesso dove fiorisce il senso del pudore,

sono Saffo infinita che vuole annegarsi nel tuo germe pallido:

a me i sussurri delle pietre lontane,

a me il galoppo dei tuoi cavalli!

Orfeo che grondi fiori, guarda

e patisci dei suoi fianchi segreti

e Venere che incalza sul piedestallo delle memorie giovani;

il cantare mitico diventa musica dentro i tuoi occhi.”

“Figure Amate” Orso Tosco Interno Poesia Editore

“Sulla fiducia ho rinnegato Dio. Sulla sfiducia ho costruito il mio amore irrimediabile.”

Un sentimento che sconfina nella disperazione cerca parole per rileggere la relazione padre figlio.

“Figure amate” (Interno Poesia) è una raccolta poetica che dall’immagine dilatata riesce a circoscrivere l’azione.

È tempo di immergersi nello spazio angusto della malattia, accudirla, redimerla dalla paura di esserne sopraffatti.

Si può “costruire la forma della morte come fosse un luogo”?

Si può attraversarla, sentirne il sussurro che si espande sul corpo come una invasione lenta, inesorabile?

Orso Tosco attraverso un linguaggio che sa alternare figure oniriche a squarci di lucidità offre i suoi versi come un fiume in cui immergersi.

I colori sono o accecanti o smorzati in una vertigine che cresce e diventa marea che travolge e scompone la quieta materia delle nostre certezze.

Dall’incomprensibile ingiustizia di una vita che sta per spezzarsi alle ninne nanne, alla “misericordia della penombra: un attraversare linee immaginate di un Altrove misterioso.

Restano “sorrisi spaventati e bugiardi e rabbiosi”.

Resta una famiglia che sa ancora stringersi per l’addio mentre il tempo è solo il respiro di pochi attimi. Bisogna imparare ad accettare la separazione, affidare all’ultimo abbraccio confessioni d’amore.

“Ricette semplici” Madeleine Thien 66thand2nd

 

“Una casa è un’idea semplice.

Chi l’ha costruita muore, ma lei rimane.

E sempre ogni infanzia è importante, come menta che cresce nascosta”.

L’esergo scelto da Madeleine Thien, tratto da “Latte” di Roo Borson, anticipa le atmosfere che vivremo leggendo “Ricette semplici”, pubblicato da “66thand2nd”.

Racconti pervasi dal sussurro malinconico di chi nel ricordo cerca un balsamo.

Ogni storia è già romanzo per la compattezza della trama, la ricchezza di particolari paesaggistici e affettivi.

I personaggi trasmettono quell’umanità fatta di piccoli pensieri, di attenzioni, di cura degli altri. Domina la scena la famiglia e non importa quanto sia segregata, acciaccata, dolorante.

È il cuore pulsante, necessario scenario anche quando si fugge.

E la partenza, spesso improvvisa, è lo scarto in avanti, il bisogno di liberarsi da un amore che può diventare purulento.

Padri e figlie nella quotidianità in relazioni che possono sfociare nella perversione o dirottare verso un maldestro senso di colpa.

“Una manciata di riso nella mia mano aperta, chicchi da setacciare in cerca di impurità, da togliere uno alla volta” per raggiungere un equilibrio tra l’amore e l’odio, per stanare le ombre di un affetto vorace.

Mogli e mariti nelle incerte sequenze di una relazione stancante, occhi che non riescono a guardarsi, mani impietrite da troppi sogni delusi.

E gli odori di una cucina immersa nel fumo di pietanze che ricordano altri luoghi, il suono di un valzer che stempera l’incapacità di accettare l’insofferenza, le strade percorse con la certezza di trovare pace.

Sorelle che spartiscono il sollievo di un abbraccio, amiche complici di segreti impronunciabili.

Nella narrazione ancora una volta la scrittrice riesce a portarci verso “il paese che non è stato ancora scoperto.”

“Un segno invisibile e mio” Aimee Bender minimum fax

 

“Niente piano. Niente dolci. Niente atletica. Niente. Sono innamorata dello smettere. A suo modo è un’arte.”

“Un segno invisibile e mio”, pubblicato da minimum fax, invita a riflettere sulle strategie per sopravvivere al dolore.

Mona ferita dalla malattia del padre, dal grigiore che ha invaso la casa, dalla madre che finge normalità, alza barriere contro il mondo.

Si chiude a riccio imparando a diventare ombra.

La distanza che si impone è accompagnata da tanti rituali scaramantici, segno di un’infanzia frenata nel suo sbocciare. Unica grande passione è la matematica e in una scuola elementare riesce a far sperimentare ai suoi piccoli allievi la magia dei numeri, il gioco delle probabilità, la capacità di rappresentare il proprio disagio.

Già in “L’inconfondibile tristezza della torta al limone” Aime Bender traccia la psicologia dei personaggi creando un’aura di mistero e di attesa.

In questa nuova prova narrativa mostra che bisogna attraversare le sfide che l’esistenza ci impone trovando una via di fuga.

Rispetto alle raccolte di racconti, “Creature ostinate” e “La maestra dei colori”, il realismo magico viene amalgamato con l’ironia e una maggiore consapevolezza critica.

Un romanzo che conferma le rare qualità letterarie della scrittrice perché non è facile saper inventare e condividere  un proprio codice di resilienza.

“L’Italia è un sentiero” Natalino Russo Laterza

Perché camminare può essere un atto rivoluzionario?

“Crea consapevolezza”, permette di osservare luoghi e persone, “tornare ad occuparsi di se stessi”.

Natalino Russo in “L’italia è un sentiero”, pubblicato da Laterza, propone itinerari interessanti, poco noti e non citati nelle guide turistiche.

Invita a fare nostro il motto “ambulo ergo sum”, a ritornare a guardarci intorno con occhi curiosi.

La tecnologia ci ha disabituati ad ascoltare il nostro monologo interiore, disgregando pensiero e azione.

Spostarsi a piedi rimette in moto la voglia della scoperta, invita a leggere il paese come una mappa storica e geografica.

L’Appia Antica con il suo “silenzio magico e ristoratore”, la via Francigena che affonda radici in un passato antichissimo, la passeggiata sull’Aspomonte, regno incontrastato di briganti e malfattori: un viaggio che si snoda tra i ricordi dell’autore e le ricerche letterarie.

Dai Sabini ai più recenti camminatori il libro riesce a mantenere spirito critico nel raccontare.

Non mancano gli aneddoti, le battute ironiche che alleggeriscono un testo colto, ricco di citazioni. Come diceva Ippocrate: “Se sei triste fai una passeggiata” e se vuoi cambiare uno stile di vita sedentario questo è il libro per te. Buona camminata.

“La linea madre” Daniel Saldaña París Chiare Lettere

“La linea madre”, pubblicato da “Chiare Lettere” spiazza fin dall’incipit:

“Teresa se ne andò un martedì dopo pranzo”.

In questo desiderio di fermare l’immagine su un evento che travolgerà la vita di una famiglia, Daniel Saldaña París colloca la narrazione in un prima e un dopo.

Non è solo la storia individuale ad entrare in scena, ma quella di un Paese, il Messico, dove forti sono le tensioni politiche.

Nel testo la voce narrante è dapprima un ragazzino di dieci anni, incapace di comprendere la fuga della madre. Di questa donna emergono pochi tratti sufficienti a rivelare un animo appassionato costretto nella prigione di un matrimonio che lentamente ha spento ogni sogno.

La scelta di abbandonare tutti e di unirsi all’esercito Zapatista resta sullo sfondo.

Un gesto estremo, difficile da elaborare per il giovanissimo figlio.

Il mondo che si ripete sempre uguale scompare insieme ad una visione simmetrica degli eventi.

Tutto più cambiare e seguire un disordine incomprensibile.

Questa mancanza di punti fermi, di ancore di salvataggio accompagneranno il protagonista nel doloroso passaggio all’età adulta.

I due momenti temporali si confondono perché identiche sono le ferite e le carenze affettive.

La figura del padre può assumere il ruolo del nemico, di colui che come in uno specchio gli fa pesare mediocrità e difficoltà a ribellarsi.

In questa dicotomia nel cercare di essere diverso si evolve il dramma silenzioso e straziante del giovane.

Il romanzo  eccelle nella analisi introspettiva senza lasciarsi fuorviare da teorie psicoanalitiche. Restituisce stati d’animo e “quell’angoscia che ci spinge a chiederci “perché stiamo pensando quello che stiamo pensando.”

Sembra un gioco di parole ma è l’acuta, lucidissima osservazione di un dolore esistenziale causato dall’assenza.

“In questi quaderni cerco di dare forma all’indicibile, come se facessi origami con le ombre”.

Ed ecco che la scrittura non è atto salvifico, ma necessario bisogno di “dire a se stessi le cose che si osano pronunciare e forse nemmeno pensare.”

“Saggezza” Eugenio Borgna il Mulino

“Le parole sono creature vive.

Ci sono parole che resistono al passare del tempo, si rinnovano senza fine, non stancando mai, e ci sono parole dimenticate, ignorate, anche se portatrici di significato.”

Eugenio Borgna, nella Collana “ParoleControtempo”, pubblicata da “il Mulino”, riflette sul significato della “Saggezza”.

Un fonema obsoleto, antiquato, privo di valore?

Come mai si è svuotato di contenuti acquistando l’odore della senescenza?

Che senso ha affidarsi “alla guida sterile e astratta della ragione, che guarda solo alla valutazione razionale delle cose?”

Da Montaigne a Sant’Agostino a Novalis il viaggio filosofico e letterario che l’autore ci propone è molto vasto.

Vengono sottoposte ad impietosa analisi la valutazione dello “specchio semantico”, le connessioni strette con la consapevolezza  del sè.

Bisogna partire dalla conoscenza dei propri limiti, delle passioni, degli anfratti più nascosti.

Un percorso doloroso, non privo di ostacoli, ma necessario per relazionare con l’altro creando ponti e non confini.

“Non sempre siamo consapevoli delle risonanze che le parole hanno sulla nostra vita, sulle nostre emozioni, sui nostri pensieri”

Salvare e salvarsi grazie a parole scelte con cura, capaci di medicare gli animi feriti e di infrangere le barriere della solitudine.

“Siamo chiamati a rispondere a un sorriso, a un’attesa e a uno sguardo.”

Il testo invita all’ascolto, al raccoglimento nel silenzio, alla moderazione delle emozioni.

Lo scrittore ci conduce con lentezza e con grazia in uno spazio di ricerca abitato da “Noi”.

Sceglie brani, poesie, riflessioni trasformando il libro in una raffinata antologia.

Concede al tempo uno sviluppo non solo cronologico, confronta passato e presente, parla di etica e di morale, di immaginazione e di esperienza.

Non resta che mettersi in cammino e provare ad essere saggi, ma la strada da percorrere sarà aspra. Ci aspetta una bella sfida.

“Io sono amore” Marina Cvetaeva Clichy Edizioni

 

“In ogni persona e in ogni sentimento, sto stretta, che sia la stanza di una stamberga o di un castello.

Io non riesco a vivere e ogni giorno vivo fuori di me.

È un male incurabile che si chiama anima.”

La poesia di Marina Cvetaeva trasmette quella libertà che segnò ogni attimo della sua esistenza.

È fuoco che arde, “febbrile, delirante sete di vivere”.

È verità che non conosce il silenzio degli oppressi, ribellione alla situazione politica della sua madre Russia, ricerca di una fede che solo nella scrittura diventa spiritualità.

Percorrere le tappe del suo cammino terreno significa avere conferma della grandezza di una poetessa che visse sempre da esclusa.

Troppo diversa, troppo libertaria per adeguarsi al pensiero unico, ha trasferito nei versi la profonda frattura “dal proprio tempo e dalla società in cui vive.”

Pubblicando “Io sono amore, “Edizioni Clichy” regala una rivisitazione culturale che partendo dalla biografia, scandisce il contrasto tra  solitudine e passione.

Ma soprattutto restituisce la tensione narrativa, la capacità di tessere fonemi che, non rispettando nessuna regola, creano una voce unica nel panorama intellettuale.

“Al tuo mondo dissennato una sola risposta: il rifiuto!”, la sua condanna all’invasione della Cecoslovacchia”.

Una rivoluzionaria anche nel privato, pronta a trovare nel desiderio carnale una simbiosi di mente e anima.

L’incontro con Pasternak, la logorante relazione con Rilke, la leggerezza di affidarsi alle sue tante amanti: siamo con lei, riascoltiamo la sua voce e restiamo rapiti come bambini assetati di conoscenza, quella conoscenza che passa attraverso la sofferenza, le precarie condizioni economiche e quel perenne stato di esiliata.

“Mondo, cerca di capire! Il poeta, nel sonno, scopre la legge delle stelle e la formula del fiore”.

Nella certezza che il suo grido di consapevolezza non resti inascoltato, possiamo solo essere sedotti insieme a lei non dalla forma ma dall’essenza.

“L’erba di ieri” Carolina Schutti L’Orma Editore

“L’erba di ieri”, pubblicato da “L’Orma editore”, è come una matrioska, dai colori accesi. Una dentro l’altra le figure compongono tanti racconti intrisi da una nostalgia che ha il denso aroma del ricordo da recuperare. Non aspettatevi una coerenza narrativa ma una intersezione di immagini che insieme costruiscono il puzzle di un’esistenza.

Maja prova ad “indossare parole sconosciute come un mantello magico che rende invisibili”.

Pochi pezzi di un’infanzia in una terra lontana, un frammento sbiadito e il silenzio degli adulti.

Un amico le restituisce la magia della lingua dimenticata, insieme a “le frasi della buonanotte, le parole di conforto che cullavano come canti”. Una donna che cercando la madre prova a ritrovare se stessa e lo fa affidandosi ad una ricostruzione chirurgica di amicizie, amori, paesaggi.

Carolina Schutti non tenta di chiudere il cerchio del percorso narrativo, gioca con il testo, mescolando il prima e il dopo con l’obiettivo di seminare indizi.

Molti eventi restano sospesi, girovagando in cerca di una collocazione spazio temporale.

Ma non importa: chi di noi non vorrebbe farsi prendere per mano da coloro che hanno fatto parte della nostra vita?

Incedere sapendo che i nostri vissuti sono racchiusi uno dentro l’altro e per rileggerne in filigrana ogni dettaglio bisogna “prendere in prestito” anche le esistenze altrui, reinventarle e reinventarsi.