Recensione di Osvaldo Loccia “Il mattino dopo” Mario Calabresi Mondadori

La Recensione di Osvaldo Loccia (@Oswald18593856) a

“LA mattina dopo”  di Mario Calabresi Mondadori Editore

La lettura di un libro è come un appuntamento galante, prima dell’incontro hai un’idea di quello che potrà essere, il mentre e il dopo ti lasciano un’impressione a caldo, in diversi casi una piacevole e gradita emozione resta nei tuoi pensieri, regalandoti una spinta all’autostima e una gemma imprevista di energia.
Ecco, questo è ciò che ho tratto dalla lettura di questo libro.

Parole come silenzio, resilienza, ricominciare, senso di vuoto, farsi una ragione, sono presenti e il modo di narrare le storie ti cattura piacevolmente, il senso di umanità è presente e si rafforza nelle nostre difficoltà.
Nessuno di noi è immune da eventi difficili, senza preavviso, vissuti in prima persona che ci hanno destabilizzato; è il come rialzarsi dagli stessi che varia.

Sono la dedizione, la schiena dritta, il prendersi cura dei punti fermi della vita, il cambiamento delle abitudini e soprattutto il non arrendersi alle sconfitte che fanno la differenza.
Ci sono diversi passaggi che porterò con me, due in particolare li prenderò in prestito.
Citazione di Leonard Cohen “C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da li che entra la luce”
Ringraziamenti dell’autore “Grazie soprattutto a chi mi ha tenuto la mano quando la corrente era più forte”

Recensione di Arturo De Luca “I punti in cui scavare”Flavio Ignelzi Polidoro Editore

Recensione di Arturo De Luca @artdielle

 

 

“Hai scoperto il diario per caso. Un cliché, capita sempre così.”
Inizia così Vespro, uno dei racconti contenuti in “I punti in cui scavare” di Flavio Ignelzi, edito da Alessandro Polidoro Editore.
Una raccolta che unisce racconti inediti con altri invece già pubblicati da riviste letterarie italiane.
Sono davvero tanti gli argomenti trattati, si passa dai rapporti di buon vicinato alla scoperta post mortem di un diario, ed anche gli stili sono vari passando dal macabro al comico, dal giallo al noir.

Ma quello che colpisce è la capacità della scrittura di incantare con storie che mettono l’accento sulle sfumature più inquietanti del nostro tempo: il tradimento e il disagio, la sofferenza più profonda e l’elaborazione dei lutti che segnano ogni essere umano, ma anche la misericordia e il perdono.

Agenda Letteraria del 19 febbraio 2020

 

“Accogliere” è una parola importante in Africa; in nessuna tradizione africana esiste la parola “straniero”, che in italiano e in altre lingue ha la stessa radice di “strano”.

Per noi esiste solo “ospite”.

Una cosa può essere strana, ma solo se è un oggetto: un essere umano non può essere “strano”.

Quando noi abbiamo uno straniero in casa, lo facciamo dormire nel nostro letto e noi dormiamo per terra.

Dare da mangiare e bere è un gesto naturale per qualsiasi africano.

Volevo che tutto ciò ricominciasse a essere rivendicato, rimesso in circolo, a partire dalla mia città.”

 

Kader Diabate La pelle in cui abito Editori Laterza

Intervista al giornalista Francesco Musolino, autore di “L’attimo prima” Rizzoli

@CasaLettori dialoga con il giornalista Francesco Musolino, autore di “L’attimo prima” Rizzoli

 

“L’attimo prima” è un viaggio molto intimo, la scrittura ha una valenza catartica?

“Questa storia trae forza dalle mie emozioni, dal magma incandescente di sentimenti scaturito da una perdita. Ma non volevo fosse un libro ombelicale, un memoir personale, per questo motivo ho atteso e cercato la giusta distanza. Ho scelto di raccontare la storia di un ragazzo che mi somiglia ma con un’indole statica, lontana dal mio sentire. Scrivendo mi sono liberato e confrontato con ciò che tenevo a distanza di sicurezza. Sì, è stata un’esperienza catartica.”

 

Il tempo ha una sua linearità, la necessità di scandire prima e dopo?

“L’attimo prima è quel momento esatto in cui tutto è possibile, un futuro felice e ineluttabile. L’attimo prima deve essere inteso in senso totale: prima di dichiarare il proprio amore o magari, prima di cambiare lavoro o città. Progettiamo il nostro tempo per timore di perdere il controllo ma quando la vita scalpita e ci mette al tappeto, dobbiamo essere pronti a ricominciare, a rialzarci, scoprendoci più forti di prima.”

 

Il trauma della perdita viene vissuto come soggetto sacro. Perché?

“Ci spaventa l’idea di perdere il controllo. Siamo abituati a considerare la perdita come un insieme di “mai più” e finiamo per voltare le spalle al futuro, crogiolandoci nei ricordi. Collezioniamo momenti felici ma finiamo per farci del male. Per questo credo sia necessario provare, tentare di cambiare prospettiva rispetto al lutto. Teniamo con noi la gioia senza paura di dimenticare qualcosa, lasciando spazio all’avvenire.”

 

Sogni e demoni, quale prevale nella narrazione?

“L’uno e l’altro. Non c’è gioia senza dolore, non c’è giorno senza la notte. Questo è un racconto di luce ma ciò significa che Lorenzo si era perso e ha scelto di provare a ricucire i pezzi del proprio cuore.”

 

Quanto è pericoloso dimenticare?

“Ci sono momenti in cui, come accade in Funeral Blues di W. H.Auden, vorremmo poter fermare il tempo. Ma dimenticare è inevitabile. Le persone che abbiamo perso sono più vicine al nostro cuore solo perché le veneriamo come reliquie? Non credo.”

 

Ha curato molto l’identità dei personaggi, il bisogno di dar loro un’appartenenza non solo letteraria?

“Questo libro ha avuto un tempo di scrittura diviso in due fasi. La prima è stata emotiva, con la seconda ho scelto di dare importanza a tutti i personaggi, anche a quelli che sfilano via dalla pagina. Ci sono vite che ci corrono vicino ma noi scegliamo di dar loro attenzione. Lo sguardo, in narrativa, mi affascina e apre realtà che ignoriamo.”

 

La sua Sicilia è poetica, malinconica, rarefatta. Ha voluto restituirle quella magia troppo spesso negata?

“Detesto l’immagine statica della nostra isola come una cartolina piena di stereotipi. Una terra così grande, ricca e dolente – ahimè – masticata e mal digerita fra fiction e narrativa. La Sicilia merita di essere scoperta, amata e criticata. Volevo raccontare una versione selvaggia e quotidiana, persone che non parlano ossessivamente in dialetto e fanno lavori normali. Un posto bellissimo da cui è legittimo anche aver voglia di scappare via.”

 

Come vincere la paura di affrontare il dolore?

“Con il tempo. Con l’amore. Non ci sono lezioni e insegnamenti in questo libro, facciamo un viaggio insieme e proviamo a capire come metterci in salvo in caso d’incendio.

 

Quale la simbologia dell’Etna?”

“È la quintessenza della natura siciliana, madre e matrigna, violenta e bellissima, spigolosa e maestosa, femmina e vitale. Il simbolo di una terra che porti dentro il cuore ma che talvolta sembra fare di tutto per osteggiarci, per ricordarci che siamo un battito di ciglia. Per questo dobbiamo ricordarci che la felicità è fatta anche di piccole cose, di stupidaggini.”

 

Quanto ha influito nella scrittura la narrazione giornalistica?

“Sono piani vicini ma assai diversi. Per scrivere “L’attimo prima” è stato necessario cambiare passo, scegliere di scendere in profondità nei sentimenti. Scrivere questo libro è stato come prendere una lanterna e uscire nel buio della notte.”

 

Il suo protagonista è riuscito a separarsi dal passato?

“Separarsi dal passato sarebbe un errore. Lasciare la Sicilia non significa fare atto d’abiura. Voltare pagina è necessario ma le nostre radici – sentimentali e geografiche – formano il nostro animo, ci danno forza. Credo davvero, come scrisse Emily Dickinson, che “l’Assenza è presenza concentrata”. Le persone amate e perse ci mancheranno sempre. Ciò non significa che tornerà più il tempo del sorriso.”

 

“Esiste una grammatica dei sapori” che nel romanzo ha saputo regalare. Un omaggio alla sua terra?

“Un omaggio alla nostra cucina e non solo. Ci sono piatti che fanno famiglia, che raccontano i momenti felici passati a tavola, fra chiacchiere e risate. Penso alla pasta al forno della domenica, allo spezzatino di patate, agli involtini di pesce spada con i pomodorini. Non ci sono ricette dentro questo libro ma cristalli di memoria, di sapore e passione. Amo leggere di cucina, mi affascina il percorso con cui nascono i piatti di Massimo Bottura o Angela Frenda. Ci sono molti libri che parlano della perdita, io ho scelto di usare il cibo come metafora verso il cuore.”

 

Tornerà Lorenzo?

“Non adesso, forse un giorno, chissà. Sicuramente mi ha travolto l’emozione di scriverlo e poi confrontarmi con i lettori alle presentazioni che mi hanno raccontato il loro personale attimo prima.”

 

Un autore straniero che le ha fatto compagnia mentre elaborava il testo?

“C’è un libro importante che ho tenuto con me. “Il posto” di Annie Ernaux. Me l’ha consegnato un amico, Marco Missiroli. Dentro quel libro, in tutti i libri della Ernaux, c’è la capacità di strappare il sipario senza mai far mostra del proprio dolore con una prosa di rara potenza.”

 

Quanto è faticoso emergere vivendo al Sud?

“Moltissimo. Siamo distanti da tutto ma non può essere un alibi.
Il successo di @CasaLettori, se posso dirlo, dimostra che serve faticare il triplo per emergere da quaggiù. Ma ne vale la pena.”

 

Un sogno nel cassetto?

“Imparare a vivere il presente senza rinunciare a far progetti per il futuro.”

Agenda Letteraria del 9 febbraio 2020

 

“Mi sposai che non avevo neanche quattordici anni.

Non è niente di straordinario nel posto da cui vengo.”

 

“Una sera mi ordinò di andare a letto con uno dei suoi amici.

Quando rifiutai, mi spezzò i denti con un pugno.”

 

Witold Szablowski  “L’assassino dalla città delle albicocche” Keller

Agenda Letteraria del 4 febbraio

 

“Io sono qui e continuo a battermi:

Per il mio cuore, per la mia anima e per quello in cui credo

Sono vivo anche se non mi lasciano libero.

Orgoglio, paura e vendetta sono stati cancellati dal mio cuore

Quando ho lasciato tutte le amare memorie dietro di me.”

 

Allegra Salvini “Cartoline da Lesbo” Edizioni Clichy

Agenda Letteraria del 3 febbraio 2020

 

“Non esiste la solitudine.

Stai sempre preparando un incontro con qualcuno là fuori anche se non lo sai.”

 

“Che cosa cerco? Una donna

che si emozioni come i tramonti

e si prenda cura del mondo come la rugiada.”

 

Fabrizio Caramagna “Il numero più grande è due” Mondadori

"L'arte di esitare - Dodici discorsi sulla traduzione"

“L’Arte di esitare Dodici discorsi sulla traduzione” Marcos y Marcos

"L'arte di esitare - Dodici discorsi sulla traduzione"

“Marcos y Marcos”, pubblicando “L’Arte di esitare”, ci regala preziose gemme di riflessione.

La raccolta dei discorsi dei vincitori del “Premio di traduzione letteraria”, ripercorrono la passione e l’entusiasmo di 12 famosissimi traduttori.

“Sino ad almeno cinquant’anni fa la traduzione è rimasta un’attività servile, accessoria, di secondo livello.”

Nell’introduzione Ernesto Ferrero introduce il viaggio che faremo.

Un itinerario commovente perché nasce dalle testimonianze dirette di coloro che ci hanno permesso di visitare il mondo grazie alla letteratura.

Uomini e donne che “sentono ancora la responsabilità della parola, la parola da restituire alla sua pienezza originaria, alla sua pregnanza perduta, a una ritrovata forza espressiva”.

Spesso il lettore sottovaluta la preziosa ricerca, il silenzioso lavoro di cesello, il paziente incastro di fonemi, il virtuosismo e la delicatezza di chi entra nel testo in punta di piedi.

Nel testo curato da Stefano Arduini e Ilide Carmignani finalmente ci si confronta con quel meraviglioso universo che mescola voci e culture ed esperienze.

Ascoltare Yasmina Melaouah, che con eleganza e stile ineguagliabile, ha interpretato le opere di Camus, è una forte emozione.

“Il piacere maggiore è la fatica del percorso, la tensione della ricerca. Ci sentiamo come piccoli paladini che sfiorano il disordine, la dispersione, il caos del mondo.”

Imparare la lentezza per poter guardare il mondo, cogliere negli anfratti di una lingua altra affinità e discordanze, suoni simili e diversi, colori accesi e sfocati.

“Accogliere lo straniero nella nostra dimora.”

In questa frase è racchiusa l’essenza di una grande verità: solo la Cultura senza confini, senza ipocrisie salverà il mondo.

Renata Colorni sottolinea la necessità di farsi voce dell’autore, “inventare una musica nuova nella nostra lingua.”

Con lei incontriamo Thomas Bernhard, scopriamo la novità rivoluzionaria del pensiero di Freud.

Grazie a Franca Cavagnoli ragioniamo sul senso di perdita che è comune anche a noi lettori.

Entrare in una storia, sentirne ogni vibrazione e poi essere costretti a ritornare alla quotidianità.

Pino Cacucci, Daniel Pennac, Adriana Bottini, Anna Ravani, Delfina Vezzoli, Susanna Basso, Claudia Zonghetti: scelte ed esperienze, ricordi ed aneddoti.

Un libro che insegna a ritrovare “la matrice comune, ovvero la grammatica del pensiero umano.”

 

 

“Il silenzio dei gondolieri” William Goldman Marcos Y Marcos

“Il Canal Grande è la strada più meravigliosa del mondo.

In effetti non è proprio una strada ma piuttosto un corso d’acqua che si snoda attraverso il cuore della città. Una specie di S rovesciata”

 

“Il silenzio dei gondolieri”, pubblicato da “Marcos y Marcos”, è un inno alla bellezza di una città magica.

È l’armonia di palazzi storici, il luccichio delle gondole nelle notti deserte.

È un canto d’amore per gli abitanti che nel loro orgoglioso sentire, tramadano cultura e storia.

È l’abbagliante meraviglia di mescolare leggende a fatti realmente avvenuti.

È la leggerezza di una ricerca accurata di fonti per ricostruire il passato attraverso figure “normali”.

La vita di Luigi e il suo testardo desiderio di cantare mentre conduce i turisti nella “grande distesa d’acqua”, circondata da palazzi gotici, bizantini, romanici, barocchi, è una splendida metafora.

Raccontata come fosse una favola incanta chi legge, lo circonda di un calore insolito, fatto di vibrazioni del cuore, di desideri inarrestabili, di piccoli aneddoti divertenti.

William Woldman nel romanzo tradotto brillantemente da Dimitri Galli Rohl, trasferisce nel testo le arti scenografiche.

Costruisce scenari, inserisce disgrassioni, ama i suoi personaggi, li illumina sapendone cogliere il carattere.

Descrive luoghi con la passione di chi sa osservare ogni dettaglio e nel trasferirlo nella carta lo rende reale.

“Passare tutta la propria vita da adulti facendo lo scrittore insegna la virtù della pazienza.”

Un lavoro accurato dove la magia del mare in tempesta si accompagna al languore di sere illuminate dalla luna.

Ad arricchire il testo schizzi in bianco e nero che nella purezza dei tratti si fanno seconda voce.

Un libro perfetto per chi nel viaggio cerca itinerari insoliti, per chi vuole essere coccolato da una scrittura ricca di suggestioni, per chi nella letteratura vuole trovare una morale, un filo conduttore che lo aiuti a diventare migliore.

 

“Sepolcri di cowboy” Roberto Bolãno Adelphi Editore

“Mia madre era cilena e mio padre messicano, e io ero nato e vissuto in Cile tutta la vita.”

I tre inediti di Roberto Bolãno proposti da Adelphi Editore mostrano le tante sfaccettature dell’universo letterario di un Maestro della parola.

In ognuno c’è una traccia autobiografica mentre nella forma si percepisce un ritmo differente.

“Sepolcri di cowboy” è un viaggio intimo, una rimembranza di luoghi e volti.

“A quel tempo, verso la fine del 1968, non era facile uscire da un paese latinoamericano ed entrare in un altro.

È difficile ancora oggi, ma allora di più.”

Una forte denuncia che si sviluppa attraverso le peripezie affrontate per raggiungere il Cile.

Due paesi, due estremi delineati in poche frasi essenziali e il senso di spaesamento del ragazzino che è costretto a seguire la madre.

La figura del padre, pur avendo molto spazio, è un elemento estraneo, conflittuale.

Un distanza lacerante e in questa consapevolezza si nasconde la difficoltà ad accettare un altro modo di concepire l’esistenza.

L’amore per la lettura, i soldi rubati per acquistare libri, la passione per la poesia di Nicanor Parrà dicono molto dello sviluppo creativo dello scrittore.

Il bisogno di costruire un paesaggio alternativo, in antitesi con la cultura dominante è una ribellione, un gesto di sfida.

Quella terra che ha perso la libertà, costretta a subire il Golpe, diventa metafora di un’impressione non solo collettiva.

È il segno di una necessaria resistenza e l’incontro con i ragazzi socialisti viene narrata con un sotteso senso ironico.

Attraverso il sorriso si smitizza e si rielabora il passato.

“La luce che entrava dai vetri della cabina telefonica era di un pallore titubante e combinava il verde delle colline col perla che ha il mare nelle prime ore del mattino.”

Sembra di vivere in un mondo parallelo dove tutto acquista la magica illusione di una bellezza pura.

Tanti i personaggi, tutti caratterizzati da un’aura speciale.

Uomini comuni ma eroi silenziosi, fantasiosi sognatori che appaiono e scompaiono come meteore.

“Il Verme forse ascoltava e poi dimenticava, intrappolato in un’orbitadiversa da quella del resto della gente.”

 

Mentre cala il silenzio dell’attesa siamo fulminati da un’ecclissi, altra illuminazione strategica che ci costringe ad immaginare “l’urgenza, il fulgore di un piano che ancora non è stato rivelato.”