“Lontano da casa” Pinar Selek Fandango Libri

Pinar Selek, costretta all’esilio dopo anni passati nelle carceri turche, accusata di un attentato inesistente, non si è mai arresa.

La sua testimonianza, pubblicata da Fandango, è una guida per chi ancora crede nella libertà di espressione.

È un invito a sentirsi cittadini del mondo, a “saper affrontare la tempesta, sapendo che lo spazio è infinito”.

“Lontano da casa” è una riflessione sui luoghi che ci appartengono, sull’identità degli spazi fisici.

È il dolore per una patria che respira gli asfittici divieti di un potere arrogante, la voce di uomini e donne che non vogliono piegarsi.

La scrittrice è riuscita a creare una rete di “solidarietà internazione” e grazie ai suoi libri ha fatto luce sulle violenze subite.

Questa prova letteraria mantiene lo stile misurato e poetico, mai ingessato in slogan ideologici.

La vediamo con quell’unica valigia fermarsi prima in Germania, poi in Francia dove riesce ad avere la cittadinanza.

Nel suo paese rischia l’ergastolo ma questa pesante condanna non spegne la speranza e la passione. Il suo segreto è vergato in poche pagine dense di interrogativi e di certezze che vanno affiorando affrontando lo straniamento.

Ogni frase va meditata, riletta, raccontata perchè è importante seminare le parole, farle crescere e maturare nelle coscienze.

Si impara che “gli orizzonti delle frontiere” devono dilatarsi fino a congiungere idealmente popoli, idee e resilienze.

“Bisogna alzare le vele prendendo venti nuovi, cercando di ritrovare “radici, storia, passato”.

“533 Il libro dei giorni” Cees Nooteboom Iperborea

“533 Il libro dei giorni”, pubblicato da Iperborea, è viaggio nell’isola dove sai già che troverai tutto quello che cerchi.

Dario, annotazione di pensieri sparsi, riflessione filosofica, interazione con la natura ma anche critica letteraria e analisi politica: ancora una volta Cees Nooteboom si propone con quello spessore culturale che lo contraddistingue. Nella collezione di immagini ricorda “Il giorno dei morti” ma se ne distacca nella forma narrativa.

Abbandonando il genere romanzato, stigmatizza una scrittura più empatica, immediata.

Chi conosce “Lettere a Poseidon” percepirà il ritorno ad un dialogo con l’universo.

Un cactus, una palma non sono oggetti di studio, ma compagni di un poetico incontro.

“Restammo smarriti a guardarci l’uno di fronte all’altro” con quella complicità che è frutto di un amore viscerale e profondo con ogni forma vivente.

È nella ricerca della asimmetria, della imperfezione che “sta l’incanto”.

Lo scrittore riesce a farci sentire unità che si congiunge ad altre monadi.

Ambientato a Minorca, isola del vento, il testo restituisce il fascino di luoghi inesplorati dove è facile perdersi nei giochi surreali del pensiero.

” Dove ci troviamo quando altre persone sognano di noi?”

Dormendo si costruiscono nuovi scenari possibili? C’è una domanda che ci paralizza: è arrivata la fine del romanzo? Leggetelo e lo scoprirete.

“Chi ama odia” Silvina Ocampo e Adolfo Bioy Casares SUR

 

“Chi ama, odia”, pubblicato da Sur, è esempio perfetto di come si possa realizzare una  struttura narrativa compatta, serrata, incalzante.

La trama combina gli elementi del poliziesco con la fantasiosa inventiva tipica della letteratura argentina, mantenendo un buon ritmo, arricchito da parecchi colpi di scena.

Sembra impossibile che sia stato scritto a quattro mani proprio perché non ci sono  dissonanze di forme e contenuti.

Silvina Ocampo e Adolfo Bioy Casares si cimentano in un’avventura che si sviluppa in un mese.

Scelgono come luogo Bosque del Mar, irrequieta rappresentazione di una natura selvaggia e scalpitante.

La tempesta di vento accoglie presagi, tinge di attesa ogni pagina.

L’albergo dove si sviluppa il romanzo, descritto “come una nave sul mare, o un’oasi nel deserto” è teatro di un omicidio.

Abbiamo subito l’impressione che niente è come appare, che i sospetti possono mostrarsi fuochi vacui.

Le ore si presentano fugaci o lente a dimostrazione che anche il tempo può diventare inessenziale. Non mancano “i giochi metaletterari” inseriti con scherzosa benevolenza, quasi a sottolineare la certezza che “i delitti complicati appartengono alla letteratura”.

L’ironia sa smontare la tensione narrativa dimostrando che la realtà può essere condita dal malcelato piacere di dissacrare i modelli culturali.

“Il Mediterraneo in barca” Georges Simenon Adelphi Editore

Solcare “Il Mediterraneo in barca” in compagnia di Georges Simenon è un’esperienza che non speravamo.

Abituati alla voce di Maigret, alla lungimiranza e alla strategia intuitiva dei gialli tanto amati, scopriamo il gusto dell’avventura nel viaggio proposto da Adelphi.

In goletta con “le vele quadrate spalancate contro il cielo, il superbo bompresso, e i fiocchi spiegati come ali”: un’immagine poetica che ricorda vecchie cartoline ed evoca avventure verso lidi mai esplorati.

Ad accompagnare il testo le splendide foto anticipano una scrittura diaristica, ricca di aneddoti.

È lo sguardo di chi non si sofferma sul reale ma riesce a restituire l’anima dei luoghi.

In Costa Azzurra dove tutto è in vendita, sul Bosforo ad ammirare antiche moschee, tra le insenature verdeggianti dell’isola d’Elba, mentre il tramonto impone il suo fuoco e narra di popoli  millenari.

Un libro d’avventura? Non illudetevi, state leggendo e vivendo l’identità di un mare che ieri come oggi è origine e fine.

È incontro di voci e personaggi, è la solitudine dei pescatori, la ricchezza dei vacanzieri.

È la filosofia racchiusa nell’immensità delle acque, bisogna saperla decifrare ascoltando ogni sussurro, scrutando ogni sguardo.

Nella “sottile porzione d’infinito” ci si sente parte di una cultura che non conosce Oriente e Occidente, che si mescola e rinasce.

Ci si chiede perché gli abitanti sulle coste “non si ribellano, non accusano la malasorte. Sono senza speranza e senza disperazione”.

Lo scrittore sa essere vate di un presente che ci appartiene e che ci ha rubato la voglia di essere viaggiatori.

“Orso” Marian Angel La Nuova Frontiera

 

“Ho la sensazione di essere rinata”.

In “Orso” pubblicato da La Nuova Frontiera, si assiste al lento, graduale cambiamento emotivo e affettivo della protagonista.

Lou ha sacrificato i suoi giorni “sepolta in ufficio a ravanare tra mappe e manoscritti”

Nella precisione quasi ossessiva del lavoro come bibliotecaria ha sopito la febbre di conoscenza, il bisogno di sentirsi desiderata.

Il viaggio inaspettato in un’isola del Canada travolge le sue abitudini.

Il contatto con una natura selvaggia e incontaminata, dove i bisogni primari aprono alla scoperta di un universo dominato dalle pulsioni sensoriali, offrono una nuova prospettiva. È l’incontro e l’amicizia con un docile mammifero che, nonostante la mole, sfata ogni paura.

In questa conoscenza che progressivamente si fa più intensa si gioca la poesia del romanzo.

Marian Angel destruttura la nostra idea di relazione, si spinge nei territori poco conosciuti della “bestialità” che è abbandono all’istinto, libertà di scavalcare i limiti intellettuali e sentirsi finalmente liberi e puri.

Un libro dalle tinte forti che nella figura femminile sa rappresentare  “il timore assoluto di essere dimenticati dalla storia”.

Ridursi ad un nulla che scompare nella folla fagocitante delle grandi città.

Tra stelle che incendiano il corpo e carezze che restituiscono calore si ricompone una personalità lacerata e forse si trova il coraggio di non essere più burattino senza identità.

“Elogio della rabbia” Salvatore La Porta il Saggiatore

Siamo schiacciati da “un nodo di preoccupazioni irrisolte, aspirazioni frustrate”, desideri irrealizzati.

Riversiamo sugli altri insuccessi e insoddisfazioni, chiudendo le porte delle nostre case a tutto ciò che può aggredire finte sicurezze. Viviamo oppressi da un rancore sordo che intossica il quotidiano. Cerchiamo nei più deboli il nemico sul quale scaricare frustrazioni e paure.

“Elogio della rabbia”, pubblicato da “Il Saggiatore” è un’analisi lucida sul presente, una guida per uscire dal labirinto di un sociale che si sta avviluppando su se stesso.

Dalla vita privata, alle famiglie diventate prigioni, all’amore come ossessione, Salvatore La Porta non trascura l’attenta osservazione delle cause e dei responsabili di questa follia collettiva.

Il ruolo delle religioni e dei poteri sovranisti, la dipendenza da un “like” sui social, il falso controllo dei propri sentimenti dipingono un fondale inesistente, “dai tratti grotteschi, una quinta da teatro popolare”.

La realtà non si può capovolgere soffocando l’ira e il risentimento.

Oggi viene emarginato “chi si ferma a pensare”, chi riesce a provare pietà per i tanti morti nel Mediterraneo.

Si sta rischiando di diventare disumani e allora?

È tempo di vivere avendo cura degli altri, imparando ad “educare la nostra ira”, a trasformarla in pensiero positivo.

Solo così sarà possibile “costruire un posto dove vivere in cui ci siano meno ingiustizie, dove i potenti abbiano uno sguardo meno impunito.”

“Ti starò sempre accanto” Miguel Rojo Guanda Editore

Ci sono scelte che ci fanno imboccare strade di non ritorno.

Si entra in una dimensione di profondo cambiamento dove non c’è più spazio per i dubbi.

Si attraversa la trincea del risentimento e della rabbia, si percorrono corridoi bui come automi.

È quello che succede al protagonista di “Ti starò sempre accanto”, pubblicato da Guanda.

Un padre, tradito e rifiutato dalla moglie, terrorizzato all’idea di perdere il legame con il suo bambino, decide di rapirlo.

La fuga dura cinque giorni ma l’orologio ha fermato le lancette diluendo il tempo in uno spazio infinito.

Dalla Spagna alla Francia in moto tra avventure che hanno il sapore della sconfitta.

Paesaggi abbandonati, alberghi disastrati ed una perenne pioggia, segno di una premonizione.

Miguel Rojo racconta la paternità con lo strazio di una inadeguatezza emotiva in un crescendo empatico con il personaggio.

Un uomo che non sa dimenticare l’affronto di un amore sfiorito, devastato da troppi demoni che si esprimono come incubi notturni, visioni oniriche ingigantite da sinistre apparizioni.

Bella la figura del ragazzino, consapevole di trovarsi in bilico all’interno di un conflitto affettivo che non gli appartiene.

Nel momento in cui “i sogni hanno oltrepassato il bordo del bicchiere e si sono sparsi sul pavimento sporco” tutto acquista il colore della tragedia e del dolore.

Il libro mette in luce le ombre delle separazioni, la solitudine che diventa dominante, l’incapacità di spezzare il silenzio e “la somma di errori senza apparente importanza che si vanno accumulando sul tetto di una relazione finchè fanno crollare l’intera casa.”

“La pelle in cui abito” Kader Diabate Giancarlo Visitilli Laterza Edizioni

 

“Accogliere è una parola importante in Africa; in nessuna tradizione africana esiste la parola straniero, che in italiano e in altre lingue ha la stessa radice di strano.

Per noi esiste solo ospite.

Una cosa può essere strana, ma solo se è un oggetto: un essere umano non può essere strano”.

L’infanzia in Congo nella casa che accoglie “tutti quelli che dalla campagna arrivavano a Man.

“Sono nato nell’anno del colpo di stato, nel 1999.

Dopo quell’anno, l’economia del mio paese ci ha messi in ginocchio per tre anni, fino a quando ci siamo svegliati e ci siamo ribellati, ma la nostra ribellione ha causato la morte di migliaia di persone.”

Il pungente sapore dell’ingiustizia subita dalle donne bambine costrette a sposare uomini anziani e la voglia di reagire.

L’arresto per essere stato promotore delle lotte per difendere i diritti primari.

La storia di Kader Diabate affidata alla scrittura di Gancarlo Visitilli è una testimonianza di coraggio e di resistenza.

È la voce di una dei tanti migranti che vengono considerati nemici.

Ascoltandolo sentiamo quanta saggezza riempie il suo corpo.

Ha dovuto abbandonare il paese che ama, attraversare il deserto, sopportare la sete e il caldo.

Le carceri libiche sono l’inferno, occhi disperati, mani che si protendono in cerca di aiuto.

Violenze fisiche e psicologiche nel silenzio assordante dell’Europa.

Partire significa sfidare la sorte mentre “il mare urla, ha la sua bocca, il suo respiro.

Inghiotte, si agita.”

Non c’è retorica nelle sue parole, solo la necessità di trasformare la sua esperienza in un inno, quell’inno che tanti suoi amici e fratelli non potranno più cantare.

Si sente la gratitudine per coloro che lo hanno accolto e gli hanno regalato un sorriso, per la Calabria che gli è stata madre.

“La pelĺe in cui abito”, pubblicato da Laterza Editore, è una lezione di civiltà.

Invito a scegliere come strada da percorrere la conoscenza, a ricordare che non esiste libertà se non c’è condivisione.

“Quanto più si legge e si studia, tanto più ci si sente mancanti, a volte anche vuoti, bisognosi di qualcosa che colmi una mancanza.”

Si è colmati da un fiume di speranza e ci si sente indegni perché incapaci di ascoltare chi viene da un Altrove che non sappiamo definire.

“I libri sono dei giganti”.

Una frase che dovremmo ripetere come un mantra, gridare nelle piazze, portare nelle scuole.

Continuare a camminare insieme a Kader senza voltarsi indietro, diffondendo fonemi di pace.

Agenda Letteraria del 29 marzo 2020

 

 

“Ricardo Piglia è stato lo scrittore latinoamericano che più di tutti si è occupato di elaborare una teoria sul romanzo poliziesco e sulla figura dell’investigatore.

Ha lasciato una grande eredità sia a livello di saggi che di romanzi, molti dei quali in Italia meritano una diffusione ancor maggiore.

Un vero e proprio patrimonio che il lettore, come sosteneva Piglia, deve vivere come un’esperienza condivisa, che allarga gli orizzonti, coinvolge l’esistenza.”

Prefazione di Massimo Carlotto a Ricardo Piglia “I casi del commissario Croce” SUR