“Il prigioniero dell’interno 7” Marco Presta Einaudi Editore

 

“Non esiste sensazione più pericolosa nella vita che sentirsi al sicuro.

Magari hai poco più di quarant’anni, fai un bel lavoro, guadagni bene, stai cominciando a metterti comodo.

Cosa può succederti?

Un’epidemia globale.”

L’ironia di Marco Presta è spiazzante, dissacratoria e molto pungente.

Rivedere insieme a lui il periodo del lockdown è esercizio utilissimo per riavvolgere il nastro di un presente prossimo, confrontandoci con le paure, gli scoramenti, l’impotenza.

Ci aiuta a rileggerci per capire se e quanto siamo cambiati.

Ci invita a studiare la nostra cara Italia con i suoi tic, le frustrazioni, i malesseri esistenziali che sono stati amplificati dal virus.

I canti sui balconi, la ritrovata appartenenza alla patria, le code ai supermercati per accaparrarsi il superfluo, l’incredulità di fronte al ribaltamento della realtà sono descritti con una verve narrativa brillante.

L’autore registra il quotidiano traballante, sottolinea la difficoltà di vivere in spazi ristretti, coglie il lato sarcastico permettendoci di fare un bell’esame di coscienza.

“Non succede niente, assolutamente niente, vivo dentro una bolla e dal mondo esterno non arriva alcun rumore.”

È quel niente che pesa come un macigno trasformando il tempo in un nemico, la città in luogo proibito, le amicizie in potenziali cause di contagio.

“Il prigioniero dell’interno 7”, pubblicato da Einaudi Editore, arriva in libreria nel momento giusto quando tutto ciò che ci è capitato sembra un sogno sbiadito.

Invece è proprio questa la fase del ripensamento e questo delizioso romanzo è il compagno ideale.

Le prospettive temporali si sono allontanate ma restano le ferite che bisogna curare.

Il protagonista è un giornalista sui generis, costruisce articoli cercando tra notizie che sembrano inverosimili ma danno il senso dell’epoca attuale.

Viene spontanea la domanda sul ruolo e sulla funzione sociale della carta stampata.

Gli argomenti di riflessione non mancano.

Molto interessante lo sguardo disincantato sull’amore e sulla capacità di vivere la coppia con consapevolezza.

E poi ci sono i fragili, coloro che non sanno difendersi, anziani che hanno perso le coordinate e vagano come fantasmi, soli, troppo soli.

Le donne che premono per conquistarsi spazi di libertà o subiscono silenziose le furie di mariti disperati.

Le madri capaci di ricattare affettivamente, perennemente abbarbicate alla convinzione che la famiglia è un vincolo e una catena.

I vecchi amici e le nuove conoscenze, la condivisione di un sorriso sulle scale, il bisogno di difendersi dall’altro e la innata spinta a conoscere il prossimo.

“Sui social, straordinaria lente di ingrandimento della vacuità umana, reggimenti di crostate e ciambelloni,  tipi che fanno ginnastica in tutina e retorica a prezzi popolari.

Bisogna stare attenti, la stupidità altrui può provocare dei danni enormi, primo fra tutti farci trascurare la nostra.”

Bisogna rassegnarsi, in questo affresco contemporaneo ci siamo tutti.

E allora è il caso di scoprire a quale personaggio siamo simili.

Buona lettura!

“L’ora senz’ombra” Osvaldo Soriano SUR

 

“Compiamo il passo decisivo verso noi stessi soltanto quando non abbiamo più origine.

A quel punto è tanto difficile comprendere il senso di una vita quanto cercare un significato in Dio.

Senza genitori, senza infanzia, senza alcun passato non ci rimane che affrontare quel che siamo, il racconto che portiamo in noi per sempre.”

“L’ora senz’ombra”, pubblicato da  SUR e tradotto brillantemente da Glauco Felici,  è ricerca che partendo dalle radici arriva alla conoscenza del sè.

È esaltazione della memoria in una lenta e progressiva ricostruzione di un prima che si presenta come vuoto.

Riempire quel vuoto affettivo e mentale significa imparare a camminare da soli.

Ricostruire l’esistenza di una madre assente, provare a comprenderne le scelte, superare la rabbia per l’abbandono è atto coraggioso che richiede un doloroso e necessario percorso.

Cercare il padre che forse fugge da sé stesso, rivedere i momenti passati insieme, sentire che mancano parole e gesti prima dell’addio finale diventa un bisogno di assoluzione.

Quella figura emblema di ribellione è anello di congiunzione con la travagliata storia dell’Argentina.

“Il mio disprezzo per i suoi sogni impossibili, per le sue assenze, per i suoi anni di clandestinità e di esilio, tutto era stato messo tra parentesi.”

Ci chiediamo se anche noi nella relazione con i genitori abbiamo preferito tralasciare frammenti importanti.

Il tema del conflitto generazionale si sviluppa con lucidità e coerenza, non lascia spazio a facili e comodi equivoci.

Il romanzo non è solo riabilitazione della memoria, sa essere voce amplificata di tutti i sognatori del mondo.

I personaggi che si incontrano vivono cercando chimere e proprio per questo sono indimenticabili.

Animano le pagine con i loro giorni scombinati, lasciando una scia luminosa.

E questa scia, ad osservarla bene, compone la trama del realismo magico.

Osvaldo Soriano in questa meravigliosa opera riesce a stare in bilico tra una scrittura immaginifica e una parola che alla realtà volge il suo sguardo.

Il protagonista è uno scrittore e forte è il dubbio che sia l’alter ego dell’autore.

Le pagine che descrivono le difficoltà di dare forma ai pensieri, il bisogno di mettere su carta le emozioni negate, lo studio di una forma e di uno stile autonomo rendono il testo un laboratorio di scrittura creativa.

“Una buona narrazione arriva fino all’anima e lascia il segno.

Se non è buona suscita solo indifferenza.”

Forse è vero: “arriviamo sempre tardi a ciò che amiamo.”

Soriano ci dimostra che è possibile, che c’è sempre l’occasione mancata da recuperare e che le stelle aspettano solo di esaudire i nostri desideri.

Un testo travolgente che sa cambiare il nostro modo di pensare, libero, arioso, sperimentale, ricco di osservazioni da annotare.

Spettacolare, leggetelo!

“La cucina inglese di Miss Eliza” Annabel Abbs Einaudi Editore

 

“Questa è un’opera di finzione che prende spunto da una serie di fatti noti della vita di Elisa Acton, poetessa e pionieristica scrittrice di libri di cucina, e della sua aiutante, Ann Kirby.”

La premessa di “La cucina inglese di Miss Eliza”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Federica Aceto, ci illustra i retroscena della nascita di un romanzo meraviglioso.

Fin dalle prime pagine ci si chiede come sia stato possibile ricostruire con tanta precisione un periodo storico.

Sembra di essere trasportati nell’Inghilterra del 1800, delineata attraverso una raffinata coreografia.

Si passeggia per le strade di una Londra brumosa, si conosce la povertà nei tuguri periferici, si respira l’asfittico costrutto mentale di una società arroccata su un perbenismo molto formale.

In questa atmosfera inquinata da troppi preconcetti si accende una luce che illumina tutta la narrazione.

Fin da subito familiarizziamo con Eliza Acton e insieme a lei proviamo a dissotterrare l’ascia di guerra.

Non più giovane, considerata da tutti zitella senza speranza, la nostra eroina dovrà lottare per portare avanti il suo progetto.

È un tempo in cui alle donne è consentito un buon matrimonio e una esistenza monotona senza aspettative.

Niente sogni e castelli in aria, solo una quotidianità ripetitiva.

Eliza non cede a questo angusto destino e continua a scrivere poesie.

Quando si rende conto che l’editoria non è pronta ad accogliere voci femminili, ha un lampo di genio.

Perchè non dedicarsi ad un libro di ricette?

Ad accompagnarla in questo viaggio nell’universo del gusto una ragazza povera e indifesa.

Ann in cucina riesce ad esprimere se stessa, fiorisce, impara l’arte della poetica culinaria.

Ogni ricetta è un traguardo, un tripudio di odori che invadono i sensi.

Ogni accoppiamento di ingredienti è armonioso e parla una lingua sensuale.

La scrittura si fa interprete di tradizione e inventiva, creatività e sperimentazione.

Non poche saranno le sfide che le due figure femminili dovranno affrontare ma pur nella diversità sociale ed economica sapranno fare squadra.

Annabel Abbs, alternando nei vari capitoli le voci delle protagoniste, regala punti di vista differenti.

Si resta basiti quando Eliza rifiuterà una proposta di matrimonio che le potrebbe regalare lo status di moglie.

Troppo forte è il desiderio di essere se stessa, di sconfessare una cultura maschilista.

La trama è fitta di eventi che fanno intuire segreti, ma l’autrice sa dosare con intelligenza le tracce di qualcosa che solo nel finale verrà svelato.

Una lettura piacevole, un inno all’affrancamento femminile, un invito a non rinunciare alla propria libertà intellettuale.

Utile per imparare il misterioso universo dell’animo, delizioso affresco di una civiltà, splendido dono per chi vuole cimentarsi ai fornelli.

Finalmente un libro che esplora l’alimentazione, la trasforma in una magica alchimia.

Complimenti all’editore e all’attrice.

 

 

“Lei e il suo gatto” Shinkai Makoto Nagakawa Naruki Einaudi Editore

 

Una favola moderna che con una scrittura soave racconta il presente.

Colpisce la grazia nella scelta dei fonemi, la pacatezza di una parola che si fa interprete di un quotidiano non privo di ostacoli.

Sciolti e divertenti i dialoghi perfettamente integrati al testo in un’originale invenzione letteraria.

“Lei e il suo gatto”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Anna Specchio, si esibisce in una danza di voci.

Resterete sorpresi quando vi accorgerete che tra i protagonisti ci sono i gatti.

Un mondo sconosciuto che prende vita, si anima, mostra le indecisioni, i sogni, le gioie dei nostri amici felini.

Dalla penna del regista Shinkai Makoto e della sceneggiatrice Nagakawa Naruki nasce una struttura narrativa che oltre ad essere libro è anche un manga.

Questa mescolanza di stili è carta vincente e regala il ritmo accelerato del fumetto.

Altra assonanza è legata all’illustrazione, cioè alla capacità di creare immagini immediate, rapide e al contempo ricche di simbologie.

Miyo è una ragazza che sta sperimentando spazi autonomi, una casa, un lavoro.

Il casuale incontro con il piccolo Chobi stabilisce un legame forte, una ancora di salvezza nella solitudine di una città frenetica e distante.

C’è così tanta umanità da restare sorpresi ed osservandoli si è percorsi da un fremito di gioia.

Finalmente un testo educativo che ci permette di vedere con occhi nuovi il rapporto con gli animali domestici.

Il nostro e il loro bisogno di coccole, la condivisione che non ha bisogno di un linguaggio comune.

Altre figure si uniscono intrecciando frammenti di vite.

Ne esce il quadro lucido, razionale di una generazione in cerca di punti fermi.

Zattere in un mare in tempesta provano ad instaurare amicizie, a far nascere amori.

Ma c’è qualcosa in sottofondo, una musica stonata dove non sempre si riescono a spezzare diffidenze ed equivoci.

Tanti i passaggi poetici nella scansione delle stagioni, nel ticchettio della pioggia, nella bellezza di un paese come il Giappone dove l’armonia prorompe in ogni angolo.

I piatti tipici, i profumi, la riservatezza e la tenacia, i progetti e le piccole conquiste sono lo sfondo dai colori tenui.

“Doveva senz’altro essere il battito del cuore del mondo.

Un mondo energico, immenso e perfetto.”

E questo battito, questa vitalità del Cosmo la percepiamo e sappiamo che ne siamo parte.

Una esperienza bellissima che ci fa comprendere una grande verità.

“I sentimenti delle persone sono invisibili agli occhi.”

Non bisogna arrendersi.

Si troverà la strada per camminare insieme.

“Il quartetto Razumovsky” Paolo Maurensig Einaudi Editore

 

Non voglio pensare che “”Il quartetto Razumovsky” sia il romanzo d’addio di un autore che amo molto.

Paolo Maurensig consegnò all’editore Einaudi poco prima della morte questa grandiosa opera letteraria.

Le sue parole restano a scandire una presenza che ha segnato la Cultura di un secolo, ha tracciato con pennellate indelebili la planimetria storica del Novecento, ha costruito un linguaggio universale.

Se già nei libri precedenti avevamo ammirato il coraggio di un artista che non si sottrae alla ricerca di verità, in questo ultimo manoscritto si rivela il progetto che gli è stato compagno.

Svelare le angolazioni più nascoste dell’animo umano, mettere in scena il dramma della gelosia e del rancore.

Mostrare il colpevole nella elaborazione della sua confessione.

“Queste pagine, scritte di mio pugno, sono la confessione di un assassino.

Ho dato disposizioni perché vengano consegnate al cappellano del carcere solo dopo la mia morte.”

Da subito il lettore è messo al corrente del percorso che lo aspetta e non credo che la scelta sia casuale.

Lo scrittore vuole tirarci dentro, farci assistere all’ultimo spettacolo, essere testimoni di quel processo pubblico che purtroppo non ha coinvolto tutti i responsabili dell’orrore perpetrato dal nazismo.

Gli siamo grati perché attraverso la sua scrittura potrà aprirsi un dibattito necessario in questo presente dove venti nazionalisti provano a confondere le idee.

Tre amici si riincontrano dopo tanti anni e provano a ricostituire il gruppo musicale che li aveva visti protagonisti in un concerto in presenza di Hitler.

Attraverso una trama assai articolata dove nessun personaggio è secondario affiora quel passato che li ha divisi.

Non c’è più scampo per la voce narrante, il suo tradimento è stato sventato e “qualcuno” pagherà il prezzo per aver voluto scoperchiare il vaso di Pandora.

La storia potrebbe già reggere con queste articolazioni ma conoscendo Paolo sappiamo che le sue analisi sono taglienti, provocatorie, scarnificate dalla retorica.

Ha voluto costruire un Mausoleo per le troppe vittime e ci è riuscito.

Ha mostrato il Male nei suoi infiniti volti, ci ha insegnato che negare i propri sentimenti significa entrare nel buco nero della dissolvenza.

È la memoria che ci tiene ancorati al prima e l’oblio è sempre un fallimento.

Le complicate relazioni familiari, l’omosessualità vissuta come colpa, la ferocia nei confronti dei dissidenti, le stanze del supplizio, la fuga dalla Germania: un fiume in piena dosato da una scrittura modulata su più piani narrativi.

Ci si chiede dove inizia il pentimento ed è spiazzante osservare che questo non è l’obiettivo dell’autore.

Non ci può essere perdono, solo una nuova consapevolezza.

Ed è questo il messaggio forte che dovrà farci compagnia ogni giorno della nostra vita.

Guardiamo agli eventi passati con lucidità e onestà, non travisiamo i segnali di pericolo che arrivano da frange violente.

Preserviamo la democrazia e la libertà di pensiero, studiamo il Novecento e tramandiamolo ai nostri figli.

È la consegna che ci è stata assegnata, solo così la luce che Paolo Maurensig ci ha donato non si spegnerà mai.

Grazie di cuore, arrivederci amico.

“Blanca e le Ninãs Viejas” Patrizia Rinaldi Edizioni e/o

 

Ancora una volta Patrizia Rinaldi centra il bersaglio.

I suoi noir sono intrisi di poesia, seguono il ritmo della passione, offrono sguardi profondi sull’esistenza.

Entrano nelle stanze del Male con la leggerezza dei puri di cuore.

Tracciano spazi dove il luogo sa essere protagonista, compagno fedele durante la narrazione.

Si spingono nei recessi di sentimenti estremi purificandoli e restituendoli nella loro più intima essenza.

“Blanca e le Ninãs Viejas”, pubblicato da Edizioni e/o,  ha una versatilità plastica, si sviluppa su tre dimensioni ed emerge dalla carta pronto per diventare serie televisiva.

Di Blanca apprezziamo la costanza e la pazienza, l’acuta percezione che va oltre le prove indiziarie.

Il suo passato è la cartina al tornasole dove si riflette il presente in un’oscillazione che trasforma il dolore in compassione per l’altro.

Delle due donne uccise brutalmente impariamo a conoscere ogni sfumatura.

Carminia e Berenice, maestre di danza, capaci di sfidare l’incuria del tempo grazie alla magia della musica.

E il tango non è solo ballo, è morte e vita, tormento e lussuria, esplosione dei sensi e calmo esercizio del corpo.

Una voce si insinua ed è crudele, violenza nutrita di rancore.

È l’uomo giovane, complessa personalità che dilata la nube di incertezze.

Non può mancare Napoli, signora ferita ed orgogliosa, teatrale e sempre presente.

Niní, figlia ribelle traccia i confini di una maternità piena di conflitti.

Di figli e di madri si parla tanto, di assenze, di presenze, di ostilità e di parole taciute.

E amori solo immaginati, vertigini di poche notti, incendi che si vanno spegnendo.

Tradimento e fiducia in un gioco perverso dove non ci sono vincitori.

Amata e amante: quale legame può esserci tra queste figure?

Le piste da seguire sono tante mentre “nel cuore dell’inverno le piante continuavano a favorire la loro illusione e a splendere.”

E forse “Non è vero che solo la verità serve alla verità.”

Il romanzo ci insegna che ci si può ingannare quando si hanno troppe certezze.

“Nel silenzio come luce, che durerà giorni e giorni, ho tutto il tempo che voglio per tornare ai balli della vita mascalzona, che afferra la morte e la nascita in una milonga del ricordo e della dimenticanza.”

In una frase si concentra la chiave per risolvere il mistero.

Buona lettura!

 

 

 

“A New York con Patti Smith” Laura Pezzino Giulio Perrone Editore

 

“Un libro, penso, è una doppia fotografia: del soggetto, nel momento in cui sente, pensa, scrive, dell’oggetto, nel momento in cui è sentito, pensato, scritto.”

“A New York con Patty Smith”, pubblicato da Giulio Perrone Editore, comprende un terzo fotogramma.

Quello del lettore che viene attraversato da una corrente di felicità.

Quella gioia che non si può descrivere, è intima, sotterranea, profonda.

È il sentimento che si prova sempre quando la letteratura sa accendere scintille culturali, sa farsi voce universale.

Laura Pezzino ci conduce nell’universo di una grande Artista.

Ci fa conoscere i luoghi, i parchi, le case, le strade che hanno fatto da corollario ad un’esistenza.

“Molti dei luoghi che Patti Smith ha frequentato negli anni caldi della sua formazione oggi non esistono più: alcuni sono stati demoliti, la maggior parte ha cambiato lineamenti.”

Rivederli significare fermare il tempo o forse accettare il cambiamento come evoluzione, spinta verso forme nuove.

Questa filosofia percorre le pagine e ci permette di sentire che la memoria non può essere statica.

La partecipazione emotiva dell’autrice è fortissima e i suoi ricordi si snodano seguendo un cammino che sembra indipendente.

In realtà il testo è viaggio,  geografia percettiva,  incontro e sinergia.

L’intervista, la sintonia con le idee, “con l’energia e la vocazione, la dedizione e la libertà”, gli interessi comuni tracciano una mappa indissolubile.

Mostrano che tra alcuni esseri umani corre una alchimia misteriosa.

Tra gli infiniti pregi di questo intenso saggio c’è la capacità di narrare una lunga fase storica.

Gli anni sessanta e il fermento dei movimenti studenteschi, il declino economico, le nuove istanze artistiche: sembra di vivere un passato prossimo che i venti del presente tendono a spazzare via.

“Prima della musica, prima ancora della poesia, prima dello straordinario carisma di performer, c’erano stati i libri, veri pilastri fondativi del suo essere umano e artistico.”

Nella struttura di “A New York con Patti Smith” riescono a convivere più forme narrative.

La sintesi e la precisione giornalistica, la verve poetica, il reportage sentimentale.

“Tutti diventiamo noi stessi lontano da casa, da quei paesaggi che hanno la pretesa di definirci senza la nostra approvazione.”

Riflessioni che ci mettono di fronte al nostro specchio interiore e ci invitano a conoscere quei piccoli e grandi laghi sconosciuti.

Sorridiamo e ci emozioniamo e mentre le immagini continuano a scorrere vorremmo solo non dimenticare cosa ha rappresentato questa avventura.

Abbiamo incontrato autrici e autori amati, abbiamo imparato che scrivere significa mettersi in gioco,  conosciuto l’altra faccia dell’America,  preso parte a feste e capodanni, abbiamo sentito la solitudine e lo spaesamento.

Ci siamo sentiti vivi e, credetemi, non è poco.

 

“Cuori in trappola” Jennifer Hillier Fazi Editore

 

“Il passato ti accompagna sempre, che tu voglia pensarci o meno, che te ne assuma la responsabilità o meno.

Lo porti con te perché ti trasforma.

Puoi provare a seppellirlo e fingere che non sia mai accaduto, ma non serve.”

Geo, protagonista di “Cuori in trappola”, pubblicato da Fazi Editore e tradotto da Giuseppe Marano, sa bene che l’oblio è impossibile.

“Perché le cose sepolte possono tornare, e ritornano.”

È una donna in carriera, felicemente fidanzata, pensa di essere immune da ciò che è accaduto quando era una ragazzina.

Quattordici anni di silenzio e rimozione vengono spazzati via quando viene ritrovato il cadavere dell’amica d’infanzia Angela Wong.

Il colpevole è l’ex fidanzato, Calvin, un mostro senza anima ma la nostra Geo non può sottrarsi alla responsabilità di essere stata presente al terribile ed efferato omicidio.

Sconterà la pena in carcere, conoscerà le dure regole del più forte, imparerà a difendersi, cercherà di resistere alla violenza, alla noia, al degrado morale.

Quando torna in libertà scopre di essere marchiata per sempre ma la cosa più tragica è che il giovane che le ha rovinato la vita è evaso ed ha perpetrato un altro terribile crimine.

Per Kaiser Brody, che svolge le indagini, sarà complicato mantenere il distacco e nel dipanarsi della trama si scopriranno tanti tasselli interessanti.

Jennifer Hillier è affermata autrice di noir psicologici e con questo romanzo mostra una eccezionale capacità nel delineare più categorie umane.

Il carnefice e la vittima sono invischiati in un’unica sostanza oleosa e sfuggente e bisogna leggere tra le righe quale legame può renderli tragicamente simili.

“Ma il rimorso?

Non se ne va mai.

Aleggia intorno a te come un cattivo odore che nessuna quantità di candeggina può eliminare.

Puoi farti una nuova vita, trovarti un nuovo amore, finire in galera per l’atrocità che hai contribuito a commettere … ma il rimorso è sempre lì, puzza come un invisibile rifiuto marcito sotto il letto che non va via per quanto tenti di pulire.”

Quando sembra che si chiariscano le numerose tracce che la scrittrice ha disseminato, un colpo di scena improvviso svela nuovi segreti e la narrazione subisce un’ulteriore evoluzione.

Affresco della giovinezza che non conosce il senso del peccato, critica aspra ad una società che non è capace di reinserire chi ha sbagliato, invito ad andare sempre al fondo del fondo di coloro che ci circondano.

Per capire cosa si annida nelle loro mente e poi forse… imparare a perdonare.

“Romanzo di un naufragio” Pablo Trincia Einaudi Stile Libero

 

“Se c’è una storia in cui sembra che il destino si sia divertito a giocare con le vite, chiudere cerchi e disegnare simmetrie e convergenze, è proprio questa.

Quella della nave Costa Concordia, naufragata nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 sulle coste dell’isola del Giglio.”

Difficile dimenticare una tragedia che ci ha scosso e disorientato.

Guardando quel relitto inclinato abbiamo avuto la sensazione di rivivere sogni infranti.

Infinita è la gratitudine nei confronti di Pablo Trincia, autore di “Romanzo di un naufragio”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero.

Un racconto impeccabile nello stile essenziale, nella corretta e approfondita ricostruzione degli eventi.

La panoramica sulla storia delle navi da crociera, l’animazione e lo svago offerti come esperienze indimenticabili, la premura nei confronti degli ospiti vengono narrati con taglio asciutto e giornalistico.

Suddiviso in capitoli il testo ci permette di conoscere le esistenze di coloro che furono involontari protagonisti di una notte terribile.

Li conosciamo e insieme a loro sentiamo la gioia per un viaggio vissuto come dono.

Una opportunità, occasione di entrare nella dimensione rilassata di un tempo dilatato ascoltando il frangersi delle onde, assaporando ogni attimo, cercando nella notte piccole chimeriche speranze.

Nonno Ugo e tutta la famiglia riunita per festeggiare le Nozze d’oro, le due amiche Maria Grazia e Luisa insieme alla giovane Stefania, la coppia di anziani che balla il liscio prima dell’ora di cena.

Immagini vivide, restituite al lettore con la passione di chi attraverso la scrittura sa circoscrivere quel dettaglio all’apparenza insignificante ma determinante per ricostruire un’esistenza.

Il libro diventa una mappa dai mille colori dove ognuno con il suo prima non è più un nome anonimo su un giornale.

È in quel prima che si racchiude la forza di un romanzo intenso, senza pause, senza cedimenti.

“Una nave dotata di una strumentazione d’avanguardia, frutto di decenni, di secoli di conoscenze e di progressi, in pochi secondi contro una secca era diventata un enorme, ingovernabile zatterone metallico privo di remi.”

La struttura narrativa riesce a compiere una rotazione prospettica e inquadra il comandante Schettino.

C’è una sospensione temporale nei momenti successivi all’impatto e come in un film in bianco e nero ogni rumore è amplificato, ogni certezza inizia a traballare.

“Il comandante della Concordia aveva abbandonato la nave mentre centinaia di persone erano ancora a bordo, lasciandole a sé stesse in attesa di soccorsi.”

Una frase lapidaria che mostra una scheggia impazzita e mentre si ripercorrono le fasi del processo avvenuto nel Tribunale di Grosseto i fatti diventano sempre più chiari.

Lo scrittore ci ha regalato la testimonianza di un pezzo di storia che non dovremo dimenticare.

Da leggere con attenzione e in raccoglimento cercando di cogliere la poesia che ogni vittima ha voluto lasciarci.

 

“Annientare” Michel Houellebecq La Nave di Teseo

 

“Attraverso le grandi vetrate che circondavano la stanza su tre lati, si godeva di una vista splendida: le arcate della sopraelevata erano illuminate, e il traffico sul quai d’Austerlitz era ancora intenso; le acque della Senna, tinte di un giallo dorato dell’illuminazione urbana, sciabordavano tra i piloni del Pont de Bercy.”

Parigi misteriosa e inafferrabile, simbolo di uno sfarzo solo apparente, città di luci e ombre, cartolina poetica e al tempo stesso inaffidabile.

“Annientare”, pubblicato da La Nave di Teseo e tradotto brillantemente da Milena Zemira Ciccimarra, è opera immensa costruita ad arte sui contrasti e sulle dissonanze.

Ambientato nel 2027 non può essere classificato come romanzo futuribile, la sua attualità è palese in ogni passaggio, nella visione apocalittica di un presente tutto da decifrare.

Gli attacchi terroristici di matrice ignota creano una cappa pesante, diventano metafora di un Universo che brancola nel buio.

Strani messaggi e figure geometriche mostrano l’altra faccia della tecnologia, sempre meno aderente ad una idea di socialità.

In questa atmosfera inquinata Paul sarà nostro compagno.

Consigliere del ministro dell’Economia, Bruno Juge, altra figura chiave nello sviluppo della narrazione.

Si preparano le presidenziali ed assistiamo divertiti ai giochi di potere vecchi e nuovi, alle scaramucce, alla ridicola pantomima mediatica.

Avviso che appena si inizierà la lettura sarà difficile staccarsi dalle 743 pagine che come una calamita attraggono in un vortice di sensazioni.

Rispetto alle opere precedenti Michel Houellebecq mostra un nuovo aspetto letterario.

Non manca il sarcasmo e il feroce attacco ad un potere scollato dai bisogni del popolo, ma l’attenzione è puntata sulla sperimentazione antropologica e affettiva.

Il bisogno di entrare nel cuore e nella mente dei personaggi traccia una fase introspettiva molto accentuata.

La malattia del padre del protagonista suggella pagine di una bellezza sublime.

Quel corpo amato e odiato, ormai inerme, rappresenta la violenza del tempo che passa impietoso e si percepisce una malinconia sottesa, un senso di spaesamento che ci avvicina allo scrittore.

Sentiamo che sta parlando ad ognuno di noi e tra le righe troveremo non risposte ma infiniti interrogativi.

E sono questi dubbi che aprono una strada alla letteratura contemporanea.

Analizzato con lucidità il rapporto di coppia, lo sfacelo di silenzi e incomprensioni.

Bellissimo l’alito di speranza nella ricostruzione di amori finiti e di illusioni infrante.

La famiglia con le sue controversie è fulcro di una ricerca del senso delle relazioni.

Sono rappresentati tutti i modelli umani con una nettezza, una profondità di sguardo che stupisce.

“Si può disprezzare, e perfino odiare, la propria generazione e la propria epoca, ma piaccia o non piaccia vi si appartiene, e si agisce in maniera conforme alle sue idee”

Un finale mozzafiato per una storia eccellente!!