“La figlia unica” Abraham B. Yehoshua Einaudi Editore

 

“Siamo tutti esseri umani.”

Abraham B. Yehoshua riesce sempre a trasformare la letteratura in lezione di vita.

Con la semplicità che lo contraddistingue affida alla scrittura il compito di essere Maestra.

Lo fa parlando all’anima dei suoi lettori e con voce suadente invita a guardare il mondo come un unico, meraviglioso caleidoscopio di diversità.

E questa difformità è ricchezza perché interseca culture, tradizioni, passioni e passati in una perfetta interazione.

Sembra che “La figlia unica”, pubblicato da Einaudi Editore, abbia note stilistiche autonome rispetto alle precedenti opere.

Diversa e originale l’ambientazione, un omaggio alla nostra Terra al quale l’autore è legato.

Guglie, nebbie, montagne e mare costruiscono un paesaggio rarefatto, quasi magico, certamente misterioso.

I luoghi diventano teatri di una rappresentazione sublime e spirituale.

Abbiamo la percezione di identificare una città ma immediatamente un dettaglio, uno scorcio, descritto magistralmente, ci fanno intendere che è l’Italia nella sua Bellezza aspra e millenaria ad essere protagonista.

“Dalla finestra spalancata, rivolta a nord, si ammira il fantastico panorama delle Alpi: un paesaggio primordiale, selvaggio, ricco e stimolante.”

La cura nella scelta degli aggettivi aiuta a circoscrivere anche il nostro modo di essere.

E da Nord a Sud il nostro Paese ritrova un’unica, forte identità.

Prima attrice è Rachele, una ragazzina che fin da subito mostra una caratterialità determinata, tenace.

È cresciuta in un ambiente insolito dove ebraismo, cattolicesimo e ateismo si mescolano tra loro.

La giovane da tutti attinge saggezza con curiosità e spirito critico.

Non si lascia suggestionare dalla visione di un mondo che ci vuole tutti uguali.

Ama il dubbio e la sua sete di conoscenza non ha confini.

“Vuole molto bene a questa sua nonna, atea convinta ma attenta a non minare la fede ebraica della nipote.”

La famiglia che tutti vorremmo, capace di affrontare insieme le difficoltà, di raccontarsi con onestà.

Colpisce il fatto che nella narrazione l’autore citi il libro Cuore.

Nella scelta dei brani si coglie il percorso pedagogico, non solo legato alla bontà e all’altruismo.

C’è qualcosa di più, il bisogno di dare una chiave di lettura differente.

Ancora una volta la Parola può cambiare la società, può svegliarla dallo stordimento e dall’apatia.

Yehoshua non si sottrae alla prova più dura: ricordare la persecuzione subita dal suo popolo, ma sa dosare il contrasto tra la Brutalità e la Bontà.

“Si trova sempre qualcosa da dire su un racconto.”

È difficile in una recensione riuscire ad esprimere i tanti sentimenti, i pensieri, le riflessioni che questo gioiello scatena.

Il mio invito a leggerlo con attenzione, accogliendo come un dono ogni singola frase, ogni costrutto narrativo.

Fidatevi, non resterete delusi.

Mi piace citare una delle ultime battute:

“Il mondo non ha bisogno di un altro dio.

Di dèi ce ne sono già troppi.”

Un monito a non cercare falsi idoli.