“Acqua acqua fuoco” Laura Accerboni Einaudi Editore

 

“Acqua acqua fuoco”, pubblicato da Einaudi è la violenza che invade case, oggetti, ricordi.

Si insinua nei sogni che diventano poesia.

Il verso è breve, libero dalla punteggiatura.

Crea associazioni libere, costruisce allegorie, cerca spiragli tra le maglie di una realtà soffocante.

Involucri trasparenti, fondali che accolgono come grembi saturi di speranze mentre le case si allagano mostrando la fragilità dell’esistente.

“Inseguo quintali di bottiglie da tutta la vita.”

L’ambiente devastato prova a difendersi ma “nella lotta gli uomini hanno mascelle più forti con uno strappo arrivano all’osso”.

Laura Accerboni riesce a descrivere la desertificazione del linguaggio, sostituito da segni che hanno perso significato.

Denuncia lo scempio di paesaggi aggrediti e violati.

Inventa travestimenti che possono sembrare inverosimili, sono scudi protettivi mentre tutto va alla deriva.

Coglie lo sguardo impaurito dell’uomo “che vende cartoni”, descrive porte come prigioni, fabbriche che uccidono, migranti abbrutiti dal lavoro nei campi.

Fotografa gli ultimi momenti di chi ha subito il crollo del ponte Morandi a Genova.

“I cavi sotto processo corrosi completamente.

Li arresteranno hanno detto

Pagheranno per il crollo.

La ruggine sui corpi è l’unica carezza che hanno.”

Una raccolta poetica che sa alzare i toni impennandosi come un cavallo imbizzarrrito.

“Non ci sono pietà lungo le facciate dei palazzi

Solo conti in sospeso da rimbiancare.”

Non è tempo di menzogne, bisogna intercettare le ombre del presente se vogliamo tornare ad essere “luminosissimi”.