“Figure nel salotto” Norah Lange Adelphi Editore

 

“All’epoca mi irritavano tante di quelle cose che le poche da cui ero attratta divenivano un’ossessione.”

A sedurre la protagonista di “Figure nel salotto”, pubblicato da Adelphi, sono tre volti dietro la finestra.

Passa ore a spiarne la quotidianità, inventa possibili scenari, immagina un passato misterioso.

“Era inutile lottare contro il destino.”

C’è qualcosa di indefinito, presenze o assenze ingigantite dalla luce tenue della sera, “dall’alluvione bianca di un lampo.”

Nell’immobilità delle donne osservate c’e la funesta traccia della morte, il sentore di una staticità forzata.

“Io le guardavo come se avessi trovato, finalmente, quello che cercavo da molto tempo, senza sapere cosa fosse.”

Il lettore si trova avviluppato ad una narrazione che procede creando un pathos crescente.

Cosa si nasconde dietro l’attenzione morbosa della giovane?

La noncuranza della famiglia è il lasciapassare per un’alternativa, uno sguardo accorato verso “una galleria di ritratti che non mutano.”

Studiare le facce, entrare nel circolo vizioso di un’abitudine, valcare la soglia di quel salotto, ascoltare le voci, vivere un’avventura pericolosa perché troppo vicina al confine con la normalità.

Norah Lange scrive un testo che come un albero protende i suoi rami verso l’inconscio.

La tela narrativa si dipana con disinvoltura nel territorio della fantasia, esce dagli schemi del realismo magico, dai giochi di specchi della letteratura latino americana.

C’è uno stile forte, evocativo in una costruzione che appare circolare.

Ma niente è come appare e in questa mistificazione del reale sta la grandezza dell’autrice.

Ci sono anche momenti identificativi molto interessanti che rimandano all’introiezione di precedenti vissuti.

Un film in bianco e nero, con immagini sgranate, illividite dalla paura dell’ignoto, tumefatte dal respiro affannato del trascendente.

“Forse io stavo cambiando…”

In questa radicale mutazione prospettica è coinvolto il pubblico che assiste in uno stato di trance all’evoluzione del racconto.

Cosa si prova? Quali stati d’animo si alternano?

Impossibile svelare l’evanescente percezione di un altro esistere..

Affidatevi alla parola scritta e certamente diventerete parte attiva nella strategia letteraria del testo.

 

“Il Mediterraneo in barca” Georges Simenon Adelphi Editore

Solcare “Il Mediterraneo in barca” in compagnia di Georges Simenon è un’esperienza che non speravamo.

Abituati alla voce di Maigret, alla lungimiranza e alla strategia intuitiva dei gialli tanto amati, scopriamo il gusto dell’avventura nel viaggio proposto da Adelphi.

In goletta con “le vele quadrate spalancate contro il cielo, il superbo bompresso, e i fiocchi spiegati come ali”: un’immagine poetica che ricorda vecchie cartoline ed evoca avventure verso lidi mai esplorati.

Ad accompagnare il testo le splendide foto anticipano una scrittura diaristica, ricca di aneddoti.

È lo sguardo di chi non si sofferma sul reale ma riesce a restituire l’anima dei luoghi.

In Costa Azzurra dove tutto è in vendita, sul Bosforo ad ammirare antiche moschee, tra le insenature verdeggianti dell’isola d’Elba, mentre il tramonto impone il suo fuoco e narra di popoli  millenari.

Un libro d’avventura? Non illudetevi, state leggendo e vivendo l’identità di un mare che ieri come oggi è origine e fine.

È incontro di voci e personaggi, è la solitudine dei pescatori, la ricchezza dei vacanzieri.

È la filosofia racchiusa nell’immensità delle acque, bisogna saperla decifrare ascoltando ogni sussurro, scrutando ogni sguardo.

Nella “sottile porzione d’infinito” ci si sente parte di una cultura che non conosce Oriente e Occidente, che si mescola e rinasce.

Ci si chiede perché gli abitanti sulle coste “non si ribellano, non accusano la malasorte. Sono senza speranza e senza disperazione”.

Lo scrittore sa essere vate di un presente che ci appartiene e che ci ha rubato la voglia di essere viaggiatori.

“Per le sei corde” Jorge Luis Borges Adelphi Editore

Il mito diventa realtà attraverso la scrittura.

Uomini entrati nella leggenda sfidano l’oblio grazie a Jorge Luis Borges.

Chi conosce l’autore resterà sorpreso leggendo “Per le sei corde”, pubblicato da Adelphi Editore nella Collana “Microgrammi”.

Un canto epico, testimonianza di un tempo andato dove non viene celebrato l’eroe ma il gesto ultimo.

L’attimo in cui si conclude un ciclo e resta solo la danza.

La milonga che nasce come ballo dei poveri è la riscoperta di una tradizione che univa in un corpo unico.

“Cosa fu di tanto ardire?

Cosa fu di quel coraggio?”

Ricordare significa tenere in vita, custodire un messaggio.

Tra arpeggi di chitarra, “coltelli della morte”, campi incolti, quartieri periferici si sviluppa una poetica che non si rifugia nella retorica.

Si porta in scena la socialità latino americana, l’incontro di linguaggi che spesso sono colorati di rosso.

“Il coraggio vince sempre,

La speranza non è vana.”

Due parole che ricorrono spesso come un ritornello necessario, il bisogno di uscire dai limiti temporali immortalando i sentimenti di un popolo.

Neri, orientali, fantocci e controfigure sono voci intonate che insieme vogliono ribellarsi al tradimento, alla vigliaccheria, al silenzio.

“Morire è un’abitudine

Che la gente sa osservare”.

Liberiamoci dalla paura, sorridiamo e uniamoci in un virtuale abbraccio a tutti coloro che sperano che “il tempo cancelli le frontiere.”

Agenda Letteraria del 19 aprile 2020

 

“Ha una voce molto bella, è molto bella, vuole fare la pace: al posto di Mathieu la abbracceremmo, ma Mathieu è ostinato e si limita a mugugnare come chi è stato disturbato nel sonno.

Francesca sospira, un sospiro in cui, lo si percepisce, alla tenerezza subentra l’irritazione, e si alza, allontanandosi.

Rumore dei tacchi.

Poi quello della porta d’ingresso che sbatte.”

 

Emmanuel Carrère  “Lingua straniera”  Adelphi Editore

@ladivoralibri recensisce “Pomeriggio d’estate” Shirley Jackson Adelphi Editore

 

La collana Microgrammi di Adelphi presenta, nella splendida traduzione di Simona Vinci, due racconti inediti di Shirley JacksonInvito a cena e Pomeriggio d’estate.

Tutta la bravura della Jackson esce, traboccante, da due racconti perfetti, pervasi da un’inquietudine sottile, insidiosa, che arriva discreta alla coscienza del lettore per deflagrare in un’ espressione di autentico terrore che si risolve nel grande compiacimento di averla provata.

Si muove con grazia la Jackson, padrona di una prosa impeccabile che con esattezza e brevità delinea le atmosfere domestiche e di quartiere entro cui si muovono i suoi personaggi, donne e bambine espresse da dialoghi imprescindibili, su cui si regge la loro storia e l’introspezione psicologica di cui siamo messi a parte. Gli incubi, le perplessità, le ingenuità e i punti di forza di questi personaggi fluiscono senza sforzo dalle loro parole e ce li rendono immediati, possibili, intimi.

Il primo racconto della piccola raccolta in eBook, Invito a cena, racconta di Dimity, giovane donna alle prese con una cena da preparare ad un arrogante pretendente. L’atmosfera gotica arriva fin dalle prime righe, con la comparsa in casa della ragazza di una sconosciuta donna anziana, presentatasi come amica della madre che le offrirà ben più di un sostegno culinario e le svelerà molte cose sull’uomo che aspetta e su se stessa. Nel secondo racconto, che dà il titolo alla raccolta, due bambine vanno a trovare una loro amichetta, vicina di isolato, l’hanno soprannominata Tippie, perché di lei vedono solo la punta delle dita quando le saluta dalla finestra o sposta i suoi giocattoli sul davanzale.

Regina del gotico contemporaneo, la Jackson è anche maestra nell’arte del racconto che appare perfettamente congegnato e mira dritto al bersaglio. Senza sbavature incede con un’eleganza insolita, finezza di passo che conduce nel più nero degli incubi, che getta tra le braccia del sospetto più raggelante. Esempio fulgido di talento e tecnica letteraria, anche questi due piccoli, micidiali, racconti confermano nuovamente, all’ennesima potenza, la grandezza di una scrittrice che ormai può definirsi eterna.

“Sepolcri di cowboy” Roberto Bolãno Adelphi Editore

“Mia madre era cilena e mio padre messicano, e io ero nato e vissuto in Cile tutta la vita.”

I tre inediti di Roberto Bolãno proposti da Adelphi Editore mostrano le tante sfaccettature dell’universo letterario di un Maestro della parola.

In ognuno c’è una traccia autobiografica mentre nella forma si percepisce un ritmo differente.

“Sepolcri di cowboy” è un viaggio intimo, una rimembranza di luoghi e volti.

“A quel tempo, verso la fine del 1968, non era facile uscire da un paese latinoamericano ed entrare in un altro.

È difficile ancora oggi, ma allora di più.”

Una forte denuncia che si sviluppa attraverso le peripezie affrontate per raggiungere il Cile.

Due paesi, due estremi delineati in poche frasi essenziali e il senso di spaesamento del ragazzino che è costretto a seguire la madre.

La figura del padre, pur avendo molto spazio, è un elemento estraneo, conflittuale.

Un distanza lacerante e in questa consapevolezza si nasconde la difficoltà ad accettare un altro modo di concepire l’esistenza.

L’amore per la lettura, i soldi rubati per acquistare libri, la passione per la poesia di Nicanor Parrà dicono molto dello sviluppo creativo dello scrittore.

Il bisogno di costruire un paesaggio alternativo, in antitesi con la cultura dominante è una ribellione, un gesto di sfida.

Quella terra che ha perso la libertà, costretta a subire il Golpe, diventa metafora di un’impressione non solo collettiva.

È il segno di una necessaria resistenza e l’incontro con i ragazzi socialisti viene narrata con un sotteso senso ironico.

Attraverso il sorriso si smitizza e si rielabora il passato.

“La luce che entrava dai vetri della cabina telefonica era di un pallore titubante e combinava il verde delle colline col perla che ha il mare nelle prime ore del mattino.”

Sembra di vivere in un mondo parallelo dove tutto acquista la magica illusione di una bellezza pura.

Tanti i personaggi, tutti caratterizzati da un’aura speciale.

Uomini comuni ma eroi silenziosi, fantasiosi sognatori che appaiono e scompaiono come meteore.

“Il Verme forse ascoltava e poi dimenticava, intrappolato in un’orbitadiversa da quella del resto della gente.”

 

Mentre cala il silenzio dell’attesa siamo fulminati da un’ecclissi, altra illuminazione strategica che ci costringe ad immaginare “l’urgenza, il fulgore di un piano che ancora non è stato rivelato.”

Incipit di “Sepolcri di cowboy” Roberto Bolãno Adelphi Editore

“Mi chiamo Arturo e la prima volta che ho visto un aeroporto era il 1968.

A novembre o a dicembre, o forse erano gli ultimi giorni di ottobre.

Avevo quindici anni allora e non sapevo se ero cileno o messicano e nemmeno me ne importava poi molto.

Stavamo andando in Messico da mio padre.”

 

Roberto Bolaño “Sepolcri di cowboy” Adelphi Editore