“Sepolcri di cowboy” Roberto Bolãno Adelphi Editore

“Mia madre era cilena e mio padre messicano, e io ero nato e vissuto in Cile tutta la vita.”

I tre inediti di Roberto Bolãno proposti da Adelphi Editore mostrano le tante sfaccettature dell’universo letterario di un Maestro della parola.

In ognuno c’è una traccia autobiografica mentre nella forma si percepisce un ritmo differente.

“Sepolcri di cowboy” è un viaggio intimo, una rimembranza di luoghi e volti.

“A quel tempo, verso la fine del 1968, non era facile uscire da un paese latinoamericano ed entrare in un altro.

È difficile ancora oggi, ma allora di più.”

Una forte denuncia che si sviluppa attraverso le peripezie affrontate per raggiungere il Cile.

Due paesi, due estremi delineati in poche frasi essenziali e il senso di spaesamento del ragazzino che è costretto a seguire la madre.

La figura del padre, pur avendo molto spazio, è un elemento estraneo, conflittuale.

Un distanza lacerante e in questa consapevolezza si nasconde la difficoltà ad accettare un altro modo di concepire l’esistenza.

L’amore per la lettura, i soldi rubati per acquistare libri, la passione per la poesia di Nicanor Parrà dicono molto dello sviluppo creativo dello scrittore.

Il bisogno di costruire un paesaggio alternativo, in antitesi con la cultura dominante è una ribellione, un gesto di sfida.

Quella terra che ha perso la libertà, costretta a subire il Golpe, diventa metafora di un’impressione non solo collettiva.

È il segno di una necessaria resistenza e l’incontro con i ragazzi socialisti viene narrata con un sotteso senso ironico.

Attraverso il sorriso si smitizza e si rielabora il passato.

“La luce che entrava dai vetri della cabina telefonica era di un pallore titubante e combinava il verde delle colline col perla che ha il mare nelle prime ore del mattino.”

Sembra di vivere in un mondo parallelo dove tutto acquista la magica illusione di una bellezza pura.

Tanti i personaggi, tutti caratterizzati da un’aura speciale.

Uomini comuni ma eroi silenziosi, fantasiosi sognatori che appaiono e scompaiono come meteore.

“Il Verme forse ascoltava e poi dimenticava, intrappolato in un’orbitadiversa da quella del resto della gente.”

 

Mentre cala il silenzio dell’attesa siamo fulminati da un’ecclissi, altra illuminazione strategica che ci costringe ad immaginare “l’urgenza, il fulgore di un piano che ancora non è stato rivelato.”

Incipit di “Sepolcri di cowboy” Roberto Bolãno Adelphi Editore

“Mi chiamo Arturo e la prima volta che ho visto un aeroporto era il 1968.

A novembre o a dicembre, o forse erano gli ultimi giorni di ottobre.

Avevo quindici anni allora e non sapevo se ero cileno o messicano e nemmeno me ne importava poi molto.

Stavamo andando in Messico da mio padre.”

 

Roberto Bolaño “Sepolcri di cowboy” Adelphi Editore