“Africani europei” Olivette Otele Einaudi Editore

 

“Africani europei”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Francesca Pe’, è uno di quei testi indispensabili per costruire una coscienza critica partendo dalla Storia, quella trascurata o dimenticata.

Comprendere le radici del razzismo dai precursori ai giorni nostri, approfondire il colonialismo e valutarne gli strascichi presenti,  fare luce sulle influenze che le culture africane hanno saputo regalare: solo alcuni dei motivi che dovrebbero far entrare questo grandioso saggio nelle case, nelle biblioteche e nelle scuole.

“Sono stati scritti molti libri preziosi sulle vite e le esperienze dei neri nei contesti geografici più disparati.

Tuttavia solo un numero abbastanza ridotto di quei libri si occupa nello specifico dell’esperienza delle persone di origine africana in Europa prima dei due conflitti mondiali.”

L’introduzione sottolinea il percorso che ci attende, ne delimita i confini, centra gli argomenti che verranno sviluppati.

Siamo pronti ad immergerci in un’avventura sorprendente ma già dalle prime pagine ci accorgiamo che il saggio va oltre ogni aspettativa.

Suddiviso in periodi esplora con competenza un mondo sconosciuto dove al centro c’è sempre l’esperienza del singolo.

Uomini che hanno segnato il progresso della nostra terra ma non hanno avuto gli onori della memoria.

Una figura che contribuì ad “approfondire la geografia antropica” fu San Maurizio, vissuto nel III secolo d. Cr.

Nato al confine tra Egitto e Sudan, si arruolò nelle truppe romane, fu comandante e disubbidendo agli ordini di reprimere un’insorrezione, fu giustiziato.

“San Maurizio, divenuto patrono del Sacro Romano Impero, fu il segno che anticipò il futuro.”

Ma i tempi non erano ancora maturi per un cambiamento radicale di prospettive e certamente il Medioevo contribuì a creare legami tra il Male e il colore nero della pelle.

Che dire di Apuleio, nato nella provincia africana della Numidia o della regina di Saba che sfidò Salomone?

Interessante il capitolo dedicato al Rinascimento dove evidenti sono le responsabilità della Chiesa nel non condannare lo schiavismo.

“Alcuni documenti rivelano che nella prima metà del XV  secolo esisteva un flusso di persone schiavizzate provenienti dall’ Africa occidentale.”

Addirittura nel XVI secolo, dei 429.362 abitanti di Siviglia, circa 14,670 erano neri.”

Tante le risposte al quesito che sorge spontaneo.

Cosa impedì il processo di integrazione e perchè figure che riuscirono a distinguersi nei vari campi del sapere non ebbero la giusta visibilità?

Olivette Otele, docente di Storia e Memoria della schiavitù all’università di Boston, svela attraverso dati suffragati da testimonianze e scritti delle varie epoche analizzate, il buco nero.

Quel tragico buco nero che ancora oggi macchia la nostra civiltà impedendole di eliminare il concetto degradante di razza.

Mostra l’ambiguità dei popoli che erano spinti dalla brama di potere, convinti che la tratta fosse una ricchezza in termini puramente economici.

L’anedoto di Napoleone è sincretica rappresentazione di questa follia collettiva.

Sposato con Giuseppina di Beauharrnais, figlia di un ricco proprietario di piantagioni in Martinica,  influenzato dalla moglie ebbe una vera e propria avversione per gli afroeuropei.

Tra le figure che diedero vita a un movimento di liberazione sono ricordate le sorelle Paulette, Jane e Andrée Nardal.

Rivendicarono la loro identità afrocaraibica e attraverso la fondazione di un giornale diedero un enorme contributo al dibattito di genere in Francia.

“Rivendicare il passato, navigare il presente” è una delle ultime tappe proposte dell’autrice.

Gli episodi di resilienza, che passa sempre attraverso l’affermazione della propria diversità, sono  un inno alla speranza.

Le esperienze di gruppi e di singoli vengono narrate nella quotidianità dei gesti ed è questa la cosa sconvolgente.

Mostrare al mondo che è finito il tempo della resa.

Un libro che raggiunge e supera l’obiettivo.

“Offrire una molteplicità di storie che siano un punto di partenza per studiare gli eventi del passato e smantellare l’oppressione razziale nel presente.

L’impegno interculturale è uno strumento potente per combattere la discriminazione.

È un omaggio a lunghe storie – africane, europee e mondiali – di collaborazione, migrazione, resilienza e creatività che aspettavano da secoli di essere raccontate.”

Un plauso commosso a Olivette Otele e all’editore Einaudi.