Agenda letteraria tratta da “Casa Silvermoor” Tracy Rees Neri Pozza

“Nonostante tutti i miei tentativi di crescere bene, la vita mi aveva messo davanti lo stesso numero di strade che toccavano a tutti noi: una sola.

Lavorare in miniera.

E ora mi ritrovavo, dodicenne, a coltivare la disperata speranza di far cambiare rotta al mio destino.

Latimer si apprestò al compito successivo, risistemando i libri nell’armadio di legno che per noi era la biblioteca.

«Mi chiedevo, signore, se potrebbe esserci… se potessi…» Non avevo mai avuto tanto bisogno di andare in bagno, ma riuscii a trattenermi.

«Esiste la possibilità di continuare gli studi, signore? Pensate che io ce la possa fare? C’è qualcosa che posso fare nella vita a parte lavorare in miniera? Voi non potete aiutarmi, maestro? Vi prego».

«Senti, senti» disse lui alla fine infilandosi la giacca.

«Sei bravo nell’imparare quel che c’è scritto nei libri, forse, ma è chiaro che non hai appreso le lezioni più importanti.

Umiltà, accettazione, senso del dovere. Tu sei figlio di un minatore, Tommy, e nipote di un minatore.

Non provi rispetto per loro e per quello che fanno?»

«No, no!» risposi concitato. «Non volevo dire questo, signore… ma so che là fuori, oltre Grindley, c’è un mondo.”

Agenda letteraria tratta da “Poker a Las Vegas” Giuliano Malatesta 66thand2nd

 

“La giornata tipo di un giocatore di poker, amatoriale o professionista che sia, da queste parti inizia in tarda mattinata, tra le undici e mezzogiorno, tradizionale orario di avvio dei tornei.

Dunque meglio mettere da parte quell’immaginario selvaggio e romantico assieme tramandato dalle sceneggiature novecentesche.

Tavoli notturni pieni di polverosi portacenere, facce da gangster annoiate ma pronte ad azzannarti la gola al primo sgarbo, whisky di primissima qualità e consistenti fascette di banconote da cento di dubbia provenienza che passano con inaudita rapidità da un capo all’altro del tavolo come fossero pacchetti di sigarette.

Roba da selvaggio West, che faceva tanto atmosfera fuorilegge e che era di proprietà esclusiva di texani sporchi e cattivi, molti dei quali arrivati a Vegas per sfuggire a qualcosa o qualcuno.

Ma sempre elegantemente vestiti con «Stetson, camicie ricamate e cravattini di cuoio».

Agenda Letteraria tratta da “Una vita a scrivere” Annie Dillard Bompiani

 

 

“Io non scrivo un libro, più che altro lo veglio, come si fa con un amico in fin di vita.

Durante l’orario di visita, entro nella sua stanza con timore e compassione per i suoi molteplici disturbi.

Stringo la sua mano e spero si riprenda.

Questa tenera relazione può cambiare in un batter d’occhio. Se salti una o due visite, il lavoro in corso ti si ritorcerà contro.

Il lavoro in corso diventa feroce molto in fretta.

Può tornare allo stato brado in una sola notte.

È a malapena addomesticato, come un mustang a cui un giorno hai allacciato una cavezza, ma che ora non riesci a catturare.

È un leone che ingabbi nel tuo studio.

Man mano che il lavoro cresce, controllarlo diventa più difficile; è un leone che aumenta la sua forza.

Devi andare a trovarlo tutti i giorni e riaffermare il tuo dominio.

Se salti un giorno, avrai, a ragione, paura ad aprire la porta della sua stanza.

Entrerai con coraggio, brandendo una sedia e urlando: “Simba!”

Agenda Letteraria “Vendetta pubblica” Marcello Bortolato – Edoardo Vigna Editori Laterza

 

 

“Davvero c’è qualcuno che pensa che si possa stare bene dentro un carcere? E questo in generale, in qualsiasi carcere, non solo quelli descritti come incubi della peggiore natura dalla cinematografia hollywoodiana?

Anche in quelli in cui le condizioni di vita sono le migliori possibili?

C’è qualcuno che finge di non rendersi conto di quanto la privazione della libertà personale sia già di per sé una grave sofferenza per ogni essere umano?

Siamo onesti: la risposta non dipende dalle opinioni di ciascuno di noi. È oggettiva. “Il carcere l’ha inventato qualcuno che non c’era mai stato”, dice il protagonista del film Riso amaro del 1949.

Ogni prigione è in sé una sofferenza data intenzionalmente.

La funzione del carcere è di fatto quella di segregare e quindi di togliere dal mondo dei liberi una persona per sottoporla alla pena.

È un luogo in cui viene raccolto un numero di esseri umani spesso elevato, in molti casi troppo elevato, in cui si ammassano persone di diversa estrazione sociale, di diversa nazionalità, di diversa cultura, spesso analfabeti o con scarsi strumenti culturali, costrette a stare insieme, in spazi ristretti, per ogni ora di ogni giorno. Questo è il carcere.

Agenda Letteraria “Ancora bigotti” Edoardo Lombardi Vallauri Einaudi Editore

 

 

“Gli italiani sono uno dei popoli i cui maschi frequentano più assiduamente paesi in via di sviluppo per fare turismo sessuale con sfruttamento di minori.

E allora viene da domandarsi: che cosa, negli uomini italiani, e soprattutto intorno a loro, è tale da generare il bisogno di procurarsi sesso con persone senza difese?”

 

Agenda Letteraria “Della gentilezza e del coraggio” Gianrico Carofiglio Feltrinelli Editore

 

 

“La stragrande maggioranza delle persone non è capace di ascoltare.

Per essere più precisi: non è capace di ascoltare perché non ne ha il coraggio.

Ascoltare davvero è pericoloso: richiede di uscire dalla trappola dell’ego, che ci suggerisce di procedere in base a schemi prefabbricati piuttosto che ascoltare e comportarci in relazione a quello che abbiamo davvero ascoltato e capito.

Agenda Letteraria tratta da “Amare tutto” Letizia Pezzali Einaudi Editore

 

 

“Si sentiva come un paese fatto da due file di case ai lati della strada provinciale.

Era cresciuta in una cittadina circondata da un paesaggio di risaie. Un mondo uniforme. D’inverno la nebbia, in primavera l’acqua delle coltivazioni, appena fuori dal centro abitato. Quando le risaie erano allagate i confini fra i campi disegnavano i margini di tanti piccoli specchi.

Da bambina le piaceva immaginare il mare, guardava le risaie e diceva alla nonna: «Sembra il mare, però a quadretti».

La nonna, che conosceva quell’acqua perché ci aveva lavorato dentro da ragazza, rispondeva: «Ma no, fa schifo, è un pantano».

Lucia sapeva che aveva ragione, sapeva di dire cose infantili e privilegiate, la nonna aveva le dita ruvide, Lucia era destinata a un futuro di mani morbide.

Però guardava quel territorio e le piaceva, a differenza del mare non le trasmetteva una sensazione di felicità piena, era una felicità incompleta, forse corrotta. Il tipo che preferiva. Sulle superfici piatte e riflettenti, dove nasceva il riso, l’occhio si perdeva in tutte le direzioni, le emozioni germogliavano e deperivano senza sosta, la vita si mescolava alla morte.

Le risaie erano un luogo di calma apparente e di dolore.

Amare tutto” Letizia Pezzali Einaudi Editore

Agenda Letteraria 8 agosto 2020

 

 

“Se vuoi scrivere seriamente – ti do già i segreti al capitolo due ma il prezzo da pagare è che ti toccano anche le note dolenti – dovrai togliere tempo a molte cose, e in ogni momento avere con te un libro.

In genere gli altri interessi scompaiono e anche la vita privata ne patisce.”

 

“La scrittura non si insegna”  Vanni Santoni  Minimum fax